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Maria Grazia Cucinotta sostiene l'iniziativa Pantene Forza è bellezza contro il tumore al seno, l'intervista

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In prima linea da molti anni in questa battaglia, Maria Grazia Cucinotta ci parla dell’iniziativa Pantene Forza è Bellezza, che donerà all’associazione Susan G. Komen parrucche per le donne colpite dal tumore al seno

Maria Grazia Cucinotta

Migliorare la qualità della vita delle donne che lottano con i tumori del seno. È questo l’obiettivo dell’iniziativa Forza è Bellezza, promossa da Pantene, in favore dell’organizzazione no profit Susan G. Komen Italia, che dal 2000 è accanto alle donne che affrontano questa malattia. Una vicinanza che, da sempre, non si limita a dare sollievo e sostegno alle sofferenze fisiche delle donne ammalate, ma anche, e soprattutto, a quelle psicologiche. In quest’ottica si inserisce questa nuova proposta, con cui Pantene contribuirà all’acquisto di parrucche, da donare alle donne sottoposte a trattamenti chemioterapici. Dal 20 febbraio al 15 aprile, per ogni acquisto combinato di shampoo e di balsamo Pantene, presso i punti vendita Acqua & Sapone aderenti, Pantene si impegnerà, infatti, a devolvere parte del ricavato alla Susan G. Komen, a sostegno dell’iniziativa Forza è Bellezza e con la collaborazione di Victoria, la piattaforma web e cartacea P&G dedicata alle over 50. Madrina dell’iniziativa è un volto molto caro alla Susan G. Komen, Maria Grazia Cucinotta, che fin dall’inizio ha offerto il proprio sostegno all’associazione, come lei stessa ci ha raccontato, durante l’evento di presentazione del progetto.

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Maria Grazia, ci racconti com’è iniziata la tua collaborazione con Susan G. Komen?

È iniziata nel 2000, quando il dott. Riccardo Masetti, oncologo al Gemelli di Roma, mi contattò, perché stava cercando di portare anche in Italia questa associazione che in America esisteva e funzionava bene già da diversi anni. Ricordo molto bene quel momento, perché ero incinta di mia figlia. Da allora sono sempre stata presente e ho scoperto quanto sia importante non lasciare sole le donne in queste circostanze.

In che senso la Forza è Bellezza?

Nel senso che la bellezza ti rende forte e la forza ti rende bella, creando un circolo virtuoso. Quante volte ci svegliamo la mattina e siamo talmente spettinate, da sentirci a disagio? Poi andiamo dal parrucchiere e improvvisamente ci sentiamo bellissime! I capelli sono un nostro punto di forza e perderli, durante la malattia, mette in mostra il nostro disagio momentaneo ed evidenzia la malattia stessa, che purtroppo ci colpisce proprio nella nostra femminilità. In questo senso l’iniziava ridà forza alle donne e una cosa che potrebbe apparire frivola e banale come una parrucca non lo è affatto.

Tu come vivi la tua bellezza e il mutare di essa nel tempo?

Io credo che la bellezza sia una cosa da vivere “a step”. Quando sei ragazzina non ne sei consapevole, poi, crescendo, inevitabilmente quella bellezza va via, perché, diciamolo, non si possono vincere il tempo e la gravità… La consapevolezza di ciò serve ad accettarsi e a non ridicolizzarsi. Lottare contro il passare del tempo significa lottare contro la vita stessa. Quello che possiamo fare, invece, è volerci bene e lavorare sul nostro carisma, che è ciò che ci fa rimanere belle in eterno.

Tu come ti prendi cura della tua bellezza?

Io cerco soprattutto di mangiare bene, comprando cibo sano e bio, direttamente nelle fattorie. Poi cammino molto, faccio anche 20 kilometri al giorno, ma non amo rinchiudermi in una palestra.

Quali sono i prossimi impegni che ti vedranno al fianco della Komen?

L’11 marzo saremo a Pescara con Il villaggio della salute della donna, per offrire screening gratuito alle donne e per promuovere la prevenzione. Dal 19 al 21 maggio, poi, ci sarà la tradizionale Race for the Cure a Roma, a cui partecipo fin dalla prima edizione. Da qualche tempo con noi c’è anche Rosanna Banfi che, da quando ha vissuto in prima persona la malattia, è diventata l’immagine delle Donne in Rosa (donne che hanno lottato e vinto contro un tumore al seno ndr). Ormai siamo un po’ come una grande famiglia!

Cosa succede durante la Race for the Cure?

È una cosa davvero emozionante. In quei giorni Roma si riempie di maglie rosa. Bambini, donne e intere famiglie si uniscono e corrono insieme, ognuno per un motivo. L’anno scorso c’erano più di settantamila iscritti e circa duecentomila persone presenti. È diventata una delle Race più grandi del mondo.

Nella tua esperienza personale hai avuto casi vicini di tumore al seno?

Sì, mia mamma si è ammalata quando io e mia sorella eravamo piccolissime. Ricordo ancora la sua disperazione, non tanto per se stessa, quanto all’idea di dover lasciare noi. Per fortuna poi è guarita, perché lei era una che faceva regolarmente i controlli e lo ha preso in tempo.

Le statistiche cosa dicono a proposito di questa malattia oggi?

Purtroppo i numeri sono mostruosi, perché una donna su tre si ammala di tumore al seno. Per questo è importante fare prevenzione, per noi stesse e per coloro che amiamo. La paura non deve essere quella di scoprire di essere malate, ma di scoprirlo troppo tardi. Diagnosticarlo in tempo significa avere un’altissima probabilità di guarire oggi (il 97% dei casi individuati precocemente ndr).

Quando è bene cominciare la prevenzione?

Già dai 15 anni è bene consultarsi col proprio medico. In genere per una donna è consigliabile effettuare ecografia e mammografia almeno una volta all’anno.

Tu hai una figlia adolescente. Affronti già il discorso con lei?

Sì, anche perché oggi i giovani sono già molto informati, grazie ai social e al web. Io l’ho portata spesso con me alla Race e lei sa che ogni volta che c’è la possibilità di sostenere un’iniziativa, per esempio acquistando un prodotto, noi lo facciamo. Credo che sia importante che cresca capendo che i piccoli gesti sono come tante gocce che formano un mare.

Tu sei sempre molto attiva nel sociale. Come scegli le battaglie e le realtà con cui schierarti?

Ci sono delle cose con cui ci si sente subito in sintonia. Molto dipende dalle persone coinvolte e dalla serietà dei progetti. Purtroppo bisogna fare molta attenzione, perché in giro ci sono anche tanti buffoni, che ti prendono in giro e speculano persino sulla malattia. Per fortuna ci sono anche realtà valide come la Susan G. Komen, che lottano senza sosta per le cause che sostengono. Io ammiro molto persone come il professor Masetti, che, insieme al suo staff, si prende cura delle pazienti con una sensibilità che riesce a non farle sentire mai sole.

Professionalmente che progetti stai seguendo adesso?

Ho appena finito di girare un corto che si chiama Il compleanno di Alice, che parla di bullismo. Lo presenteremo a marzo e poi farà il giro delle scuole.

Come mai questo tema?

Perché sto facendo una serie di regie a tema sociale. Il primo che avevo fatto, Il maestro, trattava la questione dell’abbandono degli anziani. In quest’ultimo corto, invece, ho voluto mostrare il disagio del bullismo, dal punto di vista di chi lo subisce, spesso nell’indifferenza generale. Purtroppo questo è un problema in crescita, perché, se una volta l’atto di bullismo finiva lì, oggi diventa virale attraverso i social. Quello che volevo comunicare è che i bambini vanno solo indirizzati, perché nessuno lo fa per cattiveria. Siamo noi adulti che dobbiamo essere più complici e in grado di creare una rete tra la scuola e le famiglie.

Al cinema ti rivedremo?

Ho recitato in un film internazionale di produzione cinese che si chiama Into the Rainbow. È un fantasy per famiglie, che racconta un viaggio attraverso l’arcobaleno e in cui io interpreto una scienziata pazza. Non so se uscirà anche in Italia.

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