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Chirurgia estetica: lo psicologo spiega le motivazioni profonde dietro questa pratica

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L'ossessione per la chirurgia estetica: perché tante persone ricorrono alla chirurgia estetica anche se non ne avrebbero bisogno? Il dottor Luca Saita ce ne spiega le motivazioni psicologiche profonde

A cura di Antonella Marchisella

Nei tempi che corrono siamo sempre più propense verso ritocchi di tutti i tipi e la maggior parte delle volte neanche ne avremmo bisogno. Ma che cosa ci spinge verso l’ossessione della “perfezione”? Quali sono le vere motivazioni che ci rendono così facili al bisturi? Lo abbiamo chiesto al nostro Dottor Luca Saita – Psicologo Sistemico Relazionale-

Dott. Saita parliamo di chirurgia estetica e rifacimenti vari. Qual è davvero la funzione psicologica del "rifarsi" le labbra o il seno?

Per prima cosa bisogna fare una distinzione. Ci sono persone che hanno effettivamente (per vari motivi) dei difetti estetici, e in questo caso si parla di interventi estetici ‘ricostruttivi’. Quando invece si parla di interventi estetici in senso stretto, allora non c’è in realtà un difetto evidente, e quello che conta è il vissuto della persona, che è quello di non piacere, di non essere bella, e quindi c’è la ricerca della modificazione della parte che è vista come ‘difettosa’, al fine di tornare ad essere e sentirsi belli.
La funzione psicologica è quindi quella di compensare un’ansia del non vedersi belli/e, che può passare quindi dal rifarsi le labbra, oppure il seno. Spesso questi interventi sono richiesti anche per fermare il tempo: molte persone hanno difficoltà ad accettare la vecchiaia, quindi cercano in tutti i modi di rimanere giovani, con effetti, a volte, più che altro grotteschi.

Molte donne dichiarano di essersi rifatte "come prova d'amore". Quindi per somigliare di più all'ideale desiderato dal proprio partner. Quali meccanismi psicologici portano a situazioni di questo tipo?

In questi casi il problema è ancora più grande, perché l’intervento non è per se stessi, ma è fatto per l’altro. Queste sono persone con grandi problemi di dipendenza affettiva, che ricercano affetto cercando di essere come l’altro li vuole. Spesso l’autostima di queste persone è bassissima ed il solo modo di alzarla è quello di avere il plauso dall’altro.
Quando persone del genere incontrano partner molto esigenti, allora si crea una coppia nella quale l’uno chiede, e l’altro soddisfa, con una dinamica terribile che porta l’uno ad essere assoggettato all’altro. Diciamo anche che spesso questa può essere una scusa dietro la quale una persona si nasconde perché si vergogna del fatto di non piacersi.

Vale dunque la pena di rifarsi?

Più che la pena di rifarsi, varrebbe la pena di 'farsi' nel senso di arrivare a completarsi: molte persone sono in realtà persone incomplete psicologicamente, poco cresciute, poco mature, che cercano di compensare tutte le loro mancanze psicologiche e affettive nascondendosi dietro l’aspetto fisico. Queste persone in realtà vivono con il tormento di un’autostima bassa che tutto il giorno ripete loro che non sono abbastanza e che nessuno le vorrà mai. Per queste persone consiglio prima di tutto un percorso interiore per ‘costruirsi’ come persone che amano se stesse e che si stimano, poi da persone complete potranno decidere se davvero vale la pena di affrontare interventi chirurgici con tutti i rischi che comportano, oppure se trovare (per citare l’esempio di prima) un partner che li ama così come loro amano sé stessi.

Secondo lei la chirurgia estetica può essere paragonata ad una femminilità costruita per fini pubblicitari?

Diciamo che riguardo ai canoni della bellezza occidentale molto è preso in prestito dai canoni della bellezza ispirati dalla pubblicità e dai mass media. La chirurgia estetica può fare al corpo quello che non si può fare all’anima: tagliare un pezzo. Per quanto si possa modificare il proprio corpo, se una parte della nostra anima ci deride e ci dice che non valiamo, continuerà a farlo nonostante tutti i ritocchi del chirurgo, e lì non c’è bisturi che possa essere usato.

Da che cosa nasce la percezione bella o brutta della nostra immagine? Freud dice che il primo Io che si forma, è l’Io corporeo. Questo cosa vuole dire?

Che la prima percezione che abbiamo di noi stessi passa attraverso il corpo. L’autostima di una persona si forma nelle fasi dello sviluppo della persona stessa, quindi un bambino o una bambina che sia stato veramente amato, curato, e cresciuto con ‘sufficiente’ amore, che abbia avuto una famiglia che l’abbia accolto, e una storia relativamente sana di crescita, sarà una persona con una buona autostima, ed avrà una percezione di sé stesso come persona bella, sia interiormente, sia rispetto alla propria immagine corporea.
Quando queste condizioni non siano avvenute, o ci siano stati eventi traumatici di diverso tipo, ecco allora che il bambino che non si sente amato, comincerà a vedere se stesso come ‘brutto’ , indesiderabile, prima di tutto a livello fisico, in seguito come persona che vale poco e che non è degna d’amore.
Così si arriva all’adulto insicuro di se stesso e del proprio corpo che cerca di ‘auto guarirsi’ chiedendo al chirurgo di modificare una parte che vede brutta. Ovviamente modificata una parte, inizierà a vedere il suo essere brutto su un’altra parte del corpo.

Per i chirurghi estetici questa è una vera fortuna in termini economici, e molti di loro non si chiedono se dietro a queste domande si nasconda un disagio della persona. Sono rarissimi i chirurghi estetici che si avvalgono della collaborazione di uno psicologo. Spesso queste persone arrivano dallo psicologo completamente sfigurate dalla chirurgia estetica, per problemi di depressione più o meno imprecisati. La loro depressione sta nel non essere stati accettati a suo tempo, e di non accettarsi oggi loro stessi. Diciamo che ad ogni modo queste dinamiche sono molto complesse e variano da persona a persona, questi possono essere considerati come due casi ‘limite’ a scopo esemplificativo. Nella realtà il discorso è molto più complesso.

Dott. Luca Saita Psicologo

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