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2 novembre: come ricordare le persone care che non ci sono più

2 novembre: come ricordare le persone care che non ci sono più | Un pensiero dedicato alle persone che non ci sono più, in occasione del 2 Novembre. Per trasformare il dolore in ricordo, in sorriso

2 novembre: come ricordare chi non c'è più

Una madre e una figlia si trovano in una stanza. Mettono via cose di qualcuno che non ci sarà mai più. La figlia chiede alla madre: "Prima o poi passerà il dolore?" E la madre risponde: "Non passerà mai. Solo, a un certo punto, si trasformerà in qualcosa di diverso. E diventerà sopportabile. Sarà come avere un mattone in tasca. A volte riuscirai perfino a dimenticare che ce l'hai. Ma ogni volta lo ritroverai, con tutto il suo peso".

Questo racconto é la scena di un film molto bello, si intitola Rabbit Hole, la tana del coniglio. Quella in cui ognuno di noi vorrebbe nascondersi per trovare un mondo nuovo, parallelo, dove il dolore per la perdita di qualcuno non esiste, perchè nessuno va via. Sarebbe bello se esistesse quel posto, e invece esiste solo questa conversazione, quella che chiunque ha vissuto un lutto potrebbe farsi nella sua testa. La consapevolezza che dopo la morte il dolore diventa un compagno a cui si fa l'abitudine. Quello che non se va mai. Quello a cui che ci piaccia o no dobbiamo imparare a sorridere.

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Quando muore qualcuno a cui teniamo inzia una lotta continua per un goffo tentativo, quello di imparare a stare senza quella persona, in ogni modo. Che sia parlarne sempre o non parlarne mai, che sia buttare ogni cosa che ce la ricorda o tenere tutto. Ripercorrere o tentare di dimenticare, affrontare o scappare. La morte di chi amiamo ci rende disperatamente egoisti, perchè in quel momento stiamo pensando a che ne sarà di noi, a come gestiremo quell'assenza. Ma poi arriva altro. E non é un fiume, ma un mare. E' una sensazione immensa: la paura di dimenticare il viso di quella persona. E' un' emozione strana: quella per cui il passare del tempo non è più solo un movimento in avanti, é qualcosa che ti allontana da quello che avevi prima, dalla sua faccia, dai momenti condivisi.

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Per fortuna gli esseri umani hanno una meravigliosa caratteristica: gli occhi guardano per forza avanti. E per mille motivi, per gli altri che restano, per noi che restiamo, per la gioia che ognuno cerca poi di provare, per rimanere in piedi, per dare senso alle cose, quella tristezza cieca, se permettiamo che accada, può trasformarsi in ricordi di enorme potenza. Io amo ricordare le persone che ho perso, mi serve. Lo faccio spesso ad alta voce, senza pudore nè timore di spaventare chi mi ascolta. Lo faccio in silenzio attraverso le fotografie, che ogni tanto riguardo. Le canzoni che ascolto. I luoghi che scelgo. Lo faccio di proposito, a volte, per piangere e svuotarmi. Mi concentro su scene, dettagli, profumi. Altre volte capita e basta, per colpa di un dettaglio che richiama l'assenza. E' come un incantesimo potente, ti trascina davanti a chi ti manca. Quell'odore di tabacco e colonia. Quella telefonata lunga. Quella carezza. E' un modo di capire dentro me, di dirmi che quel viso io non potrò scordarlo mai.

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Come ricordare chi non c'è più

Nessuno può insegnarci a ricordare, ma ci sono milioni di modi per farlo, e non sono necessariamente tristi. Una riunione di famiglia o fra amici per raccontare gli aneddoti più spiritosi, magari sfogliando vecchie foto. Parlare con qualcuno che, della persona che ci manca, ha conosciuto un altro aspetto - un collega magari - o andare nei posti dove si era andati insieme.
Fare quella cosa, proprio quella, che quella persona adorava fare, fosse un gusto di gelato o una corsa in bicicletta. Scrivere un quaderno dove gli si racconta tutto quello che è cambiato. Vedere i suoi film preferiti, o cucinare i suoi manicaretti. Parlarne o perfino parlarci. Piantare un albero, un fiore, un seme e parlarci, al posto di parlare con un sasso. Visitare i posti dove era cresciuto. Portare a termine un suo sogno, farlo nostro. Raccogliere in una scatola le sue cose preferite. Cantare le sue canzoni. A chi non ha mai perso nessuno di importante tutto questo potrà sembrare macabro o solo triste. Ma chi conosce il vuoto di una perdita, ha solo amore con cui riempirlo, e l'amore a volte è fatto di gesti strani, che però consolano il cuore, lo fanno scaldare

"Cos'era" da "Blizzard of one" di Mark Strand

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

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