A cura di Antonella Marchisella
Un esempio concreto di come si possano utilizzare in modo macrobioticamente più consapevole le moltissime ricette disponibili sui testi più vari, può essere offerto da questa “Riso e porri”:
Ingredienti per 4 persone:
4 porri ( solo la parte bianca)
2 tazze di riso
1 cipolla tritata
50 gr. di parmigiano grattugiato
1 foglia di alloro
1 rametto di timo
1 cucchiaio di tamari sale
1 cucchiaio di olio di sesamo o girasole
4 tazze d'acqua
50 gr. di burro
Preparazione
Fate dorare la cipolla nell'olio, aggiungete i porri tagliati a pezzi,condite e lasciate soffriggere per 2 o 3 minuti . Aggiungete il riso, il sale, il tamari, il timo, l'alloro e l'acqua. Fate cuocere a fuoco vivo per 5 minuti, quindi riducete la fiamma e fate cuocere per circa un'ora. A cottura ultimata, togliete il timo e l'alloro, aggiungete il burro e il formaggio e servite ben caldo.
La ricetta, così come viene proposta, può essere utilizzata come piatto sfizioso per occasioni particolari o nel periodo di transizione tra una alimentazione “normale” a quella macrobiotica che applica coerentemente la filosofia che sta alla base della nostra scelta di vita. Quando si è fatta la scelta con maggiore consapevolezza, infatti, si eliminano sia il burro che il formaggio in quanto prodotti che nel nostro corpo danno reazioni che non possono passare inosservate sul piano fisico e, su un piano più sottile, appannano a tempi lunghi la nostra capacità di ricevere e inviare energie di pensiero spiritualmente più elevato. Eliminando i prodotti di origine animale il sapore dei porri viene esaltato o, se vogliamo, riequilibrato utilizzando il sale integrale o il sale aromatizzato e il gomasio in una delle loro possibili varianti, la salamoia delle olive, il dado vegetale, per cui anche l’utilizzo del tamari può essere limitato come una possibile variante della ricetta.
La revisione più importante, però, che ben evidenzia la consapevolezza filosofica di una scelta macrobiotica più matura, è quella relativa alla verdura, in questo caso specifico i porri. L’indicazione di utilizzare solo la parte bianca è ancora testimonianza di un cordone ombelicale che ci lega ad una cultura e civiltà che ha perso il senso del tutto, dell’unità dell’Essere: quando si recupera questa dimensione di consapevolezza non possiamo più affermare che nel mondo ci sono le piante utili e quelle dannose e, anche nelle piante utili, distinguiamo la parte commestibile e quella da buttare. Per questo, allora, del porro si utilizzeranno tutte le parti, dalle foglie verdi alle radici opportunamente lavate. Tra l’altro, in questo modo, togliendo dalla terra le verdure con le loro radici e mettendole in un recipiente con un po’ di acqua sul fondo, si conserveranno perfettamente fresche nella cantina per diversi giorni.
Il principio della utilizzazione del prodotto offertoci dalla natura nella sua totalità non deve portarci ad una applicazione rigida e “libresca”. Se pretendiamo di cuocere le carote con tutte le loro foglie verdi otterremo un piatto che non riusciremo più a mangiare perchè il sapore dolce delle carote sarà coperto da quello più aspro delle foglie. Per questo motivo, all’inizio faremo cuocere insieme alle nostre carote, così come alle rape, ai finocchi, solo una modesta percentuale delle loro foglie più tenere, quelle del germoglio e poi, con il tempo, ciascuno troverà la composizione che più gli aggrada. Potremo anche unire un po’ di queste parti di vegetali, che ora vengono abitualmente scartate, al minestrone di verdure ma, tutto questo, con flessibilità e intelligenza anche tenendo conto della dialettica yin/yang: le foglie appassiscono in poche ore mentre la radice si conserva per molti giorni per cui, nella dimensione yin propria della verdura, è quindi la radice che rappresenta la materializzazione più yang, quella che, in questo caso, ci porta ad un equilibrio più stabile e sicuro. Proprio da una maggiore consapevolezza e flessibilità nascerà la constatazione che il colletto delle carote, intendendo la parte in cui dalla radice nascono le foglie, può essere utilizzato sempre nella sua interezza mentre il colletto dei porri non si presta a tale utilizzo, dal momento che è molto più difficile ripulirlo in modo adeguato dalla terra.
Fonti : www.macrobiotica-sintesi.it
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