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"Giù le mani dalle donne": la recensione e 7 domande all'avvocato sugli abusi

"Giù le mani dalle donne" è una vera e propria guida che va dalla separazione, passando per abusi via via sempre più gravi. Abbiamo intervistato l'autrice, la penalista Alessia Sorgato, che ha risposto a sette domande utilissime. Leggetele e fatele leggere a tutte le donne che conoscete

Alessia Sorgato, penalista milanese specializzata in violenze e abusi su donne e minori e già autrice di 8 testi giuridici, ha scritto un libro fondamentale per ogni donna, da leggere e regalare, utile per uscire da ogni situazione di sopruso e prevaricazione, soprattutto perchè vuol dare gli strumenti per farlo, o quantomeno far capire che oggi quegli strumenti esistono. Un resoconto drammatico ma soprattutto un “manuale di istruzioni” per imparare a difendersi in modo efficace, nel rispetto della Legge. La dott.ssa Sorgato è tra l’altro referente dei Cav (Centri Antiviolenza), delle principali onlus dedicate a questi temi e relatore/redattore della Casa dei Diritti del Comune di Milano.
 
Un libro suddiviso in più capitoli che, partendo dalla separazione, si addentrano via via verso gli abusi più atroci verso le donne per arrivare all'omicidio. Prima di ogni capitolo la Sorgato, in base a tanti racconti fatti dalle Sue clienti, ha immaginato storie difficili, tristi, a volte atroci, ma assolutamente verosimili. Ne traspare una verità atroce: molte donne subiscono inermi qualsiasi tipo di sopruso, perché non sono a conoscenza dei propri diritti, né, di conseguenza, sanno come farli valere.
Questo libro non sostituirà mai un legale o uno psicologo, ma mi auguro davvero che contribuisca a fare chiarezza, infondere coraggio e, magari, a evitare qualche violenza
Alessia Sorgato
Tutto su separazione e divorzio

I numeri sono da bollettino di guerra: in Europa 62 milioni di donne hanno subito violenze fisiche e/o sessuali e il 67% di vittime di abusi in famiglia non lo ha denunciato. Alessia Sorgato, cassazionista specializzata in diritto penale delle vittime, da sempre coraggiosamente impegnata a fianco delle donne nella lotta alle violenze di genere, partendo da storie vere raccolte negli anni, affronta il drammatico tema in tutte le sue molteplici declinazioni
Maurizio Costanzo.

Dopo aver letto il libro abbiamo parlato con l'autrice che si è dimostrata disponibilissima a rispondere alle domande di Pianetadonna per entrare più nello specifico. Ecco cosa le abbiamo chiesto:

1 – Quale, tra i capitoli del libro, è stato quello che le è costato più dolore scrivere?

Può sembrare un paradosso, visto che il libro è costruito per gradi, e più ci si addentra nella narrazione, più si alza il livello di allarme e di gravità dei reati di cui parlo (dai maltrattamenti e dallo stalking, infatti, si sale verso lesioni, stupri e financo l’omicidio), ma è il primo capitolo, quello dedicato alla separazione.
Il mio panorama professionale vede ormai oltre cento casi trattati, e l’esperienza mi insegna che, ogni qualvolta credo di aver assistito una donna che ha toccato il fondo, il caso successivo mi sconfessa, e quel che mi racconterà la prossima sarà ancora peggio, ma la separazione va oltre, perché non riguarda soltanto il mio lavoro, è trasversale, può capitare ad una amica, ad un parente, toccarmi personalmente. E poiché conosco le regole, so che in alcuni casi possono sembrare sbagliate, eppure bisogna adeguarcisi. 

2 – Quali sono i segnali della violenza prima che una vera violenza si attui, esistono? La violenza si può prevenire?

Ci sono dei comportamenti – sentinella che, quando ricorrenti nell’uomo, possono mettere la sua compagna in allarme: maltrattamenti di animali, particolare rissosità, atteggiamenti irrispettosi e aggressivi verso i genitori o i colleghi, ma in generale i casi che trattiamo ci confermano che la violenza domestica è un fenomeno interno alla coppia, spesso agito per gradi, dove ad una prima fase di semplici prevaricazioni verbali o umiliazioni, seguono aggressioni fisiche, via via sempre più gravi, in quello che va sotto nome di “ciclo della violenza”, che può prevedere anche fasi di apparente riappacificazione, dette “luna di miele”.

3 – Cosa deve fare una donna al primo segnale di violenza?

Rimanere lucida, non perdere la testa e chiarirsi bene le idee, ricorrendo ad un aiuto qualificato. Un momento di nervosismo, un attimo di sbandamento possono rimanere episodi isolati, da non demonizzare, ma non devono assolutamente ripetersi. Oggi esistono presidi di mediazione famigliare e centri antiviolenza il cui accesso è gratuito e coperto da privacy, dove una donna può andare a confidarsi e ricevere eventualmente anche l’indirizzo di avvocati specializzati in materia, a cui rivolgersi in assoluta serenità anche grazie all’allargamento delle condizioni di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.  

4 – Come parlare di violenza sulle donne ai bambini, soprattutto maschi?

Molte scuole, anche elementari, stanno approvando l’introduzione durante l’anno scolastico di corsi ed incontri con psicologhe e terapeute specificamente formate su questo argomento. Nell’ambito famigliare, credo che ciascuna di noi possa insegnare a suo figlio che alzare le mani, soprattutto su una bambina, è sbagliato, in modo tale che non solo non attui prevaricazioni lui, ma impedisca che altri lo facciano. Le regalo un esempio che a me piace molto, si tratta di ragazzi più grandi, ma credo sia comunque molto significativo. In occasione di una delle presentazioni di Giù le mani dalle donne, un ragazzino di circa 17 anni mi raccontò che un suo compagno di classe, fidanzato con una coetanea, le impediva di uscire con le amiche, di studiare a casa di qualcuna e recentemente le aveva financo vietato di avere whatsapp nel cellulare. E quando io gli ho chiesto se qualcuno di loro avesse commentato questo comportamento, mi ha risposto che, insieme agli altri compagni, lo avevano isolato dalle uscite insieme e dalle partite di calcetto fino a quando non avesse permesso alla fidanzatina maggiore libertà. Un bellissimo caso di bullying in positivo.

5 – Come si fa a spiegare ai bambini se l’autore della violenza è il padre o il nonno?

Io La ringrazio per questa domanda perché è inusuale quanto cruciale, e risponderLe mi dà occasione di accennare ad una problematica che, purtroppo, certa stampa non ben informata presenta in maniera estremamente errata e fuorviante. 
La violenza sui minori è un delitto gravissimo, che diventa un vero dramma quando l’esito del processo viene falsato dall’aver gestito male l’indagine. 
Un genitore, un insegnante che abbia il sospetto che un piccolo sia abusato, soprattutto in ambito famigliare, deve evitare di parlarne col bambino, ma delegare immediatamente questo adempimento ad uno psicologo esperto, meglio se nominato direttamente dal Magistrato. 
Ci sono stati casi, molto noti, in Italia, di imputati assolti (e ciononostante la ripetizione dei racconti da parte di un numero impressionante di giovani vittime) perché si era prodotto il c.d. contagio dichiarativo: bambini interrogati dai genitori più volte, in gruppo, da soli, costretti a ripetere più volte, che non riuscivano più a distinguere quanto vissuto da loro (o creduto di essere stato vissuto) e quanto da altri. 
Esistono varie linee guida, non cogenti, ma utili, come le due versioni della c.d. Carta di Noto, che indicano come procedere. Guai al fai da te.  

6 – Esistono donne che millantano violenze per avere un tornaconto, magari in fase di separazione?

Può darsi, ma guardi, in tanti anni di professione, e soprattutto negli ultimi cinque, in cui sono diventata il legale di riferimento di molti centri antiviolenza e associazioni a difesa della donna, io non ne ho incontrata nemmeno una. Moltissimi sono gli imputati che, per difendersi, sostengono che lei abbia inventato tutto, che sia arrivata ad infliggersi percosse e poi sia volata al pronto soccorso, che si stia vendicando trasversalmente di un tradimento patito, ma sono versioni che lasciano il tempo che trovano.
Infermieri e medici di pronto soccorso partecipano a corsi appositi (io stessa ne ho impartito uno all’indomani delle modifiche della legge di ottobre 2013) in cui si insegna loro ad approcciare la vittima di violenza famigliare, e mi hanno confermato che sono di gran lunga più numerose le donne che “coprono” i soprusi dei loro uomini, raccontando di essere cadute in doccia o di aver sbattuto contro l’armadio, piuttosto che quelle che simulano. Anche i giudici che si occupano di questo genere di reati ormai sono tutti specializzati e in grado di riconoscere una calunniatrice da una donna che ha davvero patito. 

7 – Come comportarsi se una donna che conosciamo subisce violenza ma non vuole denunciare? 

Le si regala una copia del mio libro. Lì trova tutto, dalla spiegazione semplice di cosa sia un maltrattamento, o come si atteggi uno stalker, ai rimedi di legge, ai suggerimenti spiccioli per difendersi, dai soggetti a cui chiedere aiuto ai profili criminologici degli offenders. Oggi nessuna può trincerarsi più dietro all’alibi dell’ignoranza e della paura, perché i rimedi sono alla  portata di tutti, basta conoscerli.

Informazioni utili

Giù le mani dalle donne
di Alessia Sorgato con la prefazione di Maurizio Costanzo
Mondadori Electa
191 pp.
€ 14,90
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