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Las chicas del cable: anteprima esclusiva sulla nuova serie Netflix tutta al femminile

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Siamo state sul set della prima serie tv spagnola prodotta da Netflix e in onda a partire dal 28 aprile. Ambientata nella Madrid degli anni ’20, Las chicas del cable racconta lotte, sogni e amori di quattro centraliniste in cerca della propria emancipazione

Riscoprire il passato spesso è il modo migliore per guardare con occhi più lucidi il presente. Ecco perché la nuova serie televisiva targata Netflix Las chicas del cable, ambientata nel 1928, è in grado di appassionarci tanto anche nel 2017. Una storia tutta al femminile, che racconta i destini incrociati di quattro giovani donne, all’interno dell’enorme grattacielo della Compagnia de Telefonia di Madrid (che in realtà si chiamava Telefonica).

Una location ricostruita negli studi di produzione televisivi di Madrid, dove anche noi abbiamo avuto occasione di andare, durante la fase produttiva della serie, e di incontrare alcuni dei protagonisti, che debutteranno in contemporanea mondiale nei 190 Paesi in cui Netflix (la più grande rete di internet TV del mondo) è disponibile, a partire dal 28 aprile. Per otto episodi potremo così seguire le appassionanti vicende delle quattro protagoniste Lidia, Marga, Carlota e Ángeles, tra intrecci amorosi, invidie, amicizie e misteri che riemergono dal passato.

Qui vi raccontiamo perché è un appuntamento da non perdere.

Las chicas del cable: la parola agli autori

Innanzitutto va detto che Las chicas del cable (letteralmente Le ragazze del cavo) è la prima serie che Netflix produce in Spagna e ha alle spalle la Bambú Producciones, già autrice di altre serie di grande successo (sempre ambientate nel passato), come Velvet (andata in onda da noi su Rai 1) e Gran Hotel (che in Italia è stata adattata con la serie Grand Hotel).

E proprio il team creativo e produttivo della serie ci ha accolto durante la nostra set visit, raccontandoci come e perché è nata l’idea di questa particolare ambientazione e tutti i vantaggi resi possibili dalla collaborazione con una piattaforma moderna come Netflix.

“Con Netflix le negoziazioni sono state molto facili e immediate”, ha spiegato Gema R. Neira, una delle autrici, “Il successo poi dipende dal soggetto che si sceglie e dal pubblico”. In questo caso “il target di riferimento è un audience principalmente femminile, la stessa di Velvet e Grand Hotel”, ha confermato il creatore e produttore esecutivo Ramón Campos, “Rispetto alla televisione tradizionale qui abbiamo semplicemente dovuto adattare i nostri metodi, pensandoli per questo genere di piattaforma. Per esempio le inquadrature, con molti close up, sono state pensate per una fruizione che può avvenire anche su smartphone o tablet. Ma la supervisione generale da parte di Netflix è stata la stessa degli altri canali tradizionali. Anche il casting è stato piuttosto semplice e pensato in un’ottica internazionale”. Nel pensare al pubblico femminile Campos e il team creativo della Bambú Producciones (guidato anche da Teresa Fernández Valdés) avevano un’idea molto precisa in mente: “Il nostro obiettivo era realizzare una serie tv di alto livello, pensata per un pubblico internazionale e discostandoci dal paradigma delle telenovelas. Noi rifiutiamo quel modo, spesso svilente, di trattare il pubblico femminile”.

E in effetti, dopo la visione dell’episodio iniziale in anteprima, la sensazione che anche noi abbiamo avuto è quella di una storia dalla trama fitta di avvenimenti, dal ritmo incalzante e dall’intreccio narrativo non scontato. “Succedono tante cose ai personaggi”, ci ha raccontato il regista Carlos Sedes, “C’è molto dramma e abbiamo voluto un  ritmo rapido, con una rampa finale che faccia da gancio alla fine di ogni episodio. Quello che mi interessava era mettere l’accento sulle azioni buone o cattive dei personaggi, più che sui personaggi stessi”.

Interessante anche la scelta delle scenografie, del mobilio e degli abiti, che “Non rispecchiano esattamente quelli della Spagna di quel periodo, ma prendono spunto dalla cultura modernista, in particolare con richiami alla Parigi dell’epoca”, ha spiegato Gema R. Neira, “Volevamo creare un’immagine chiara per rendere immediatamente unica e riconoscibile la serie”.

Un punto fermo fin dall’inizio era proprio il desiderio di “Creare una storia con protagoniste femminili”, ha spiegato Campos, a cui abbiamo chiesto anche perché si sia deciso di ambientare la vicenda in un’epoca passata, piuttosto che nel presente, “In passato il divario sociale era più marcato e questo ci consentiva di inserire più conflitto nella trama, in particolare nelle storie d’amore tra persone di classi diverse. Oggi la classe media è molto più vasta e questo genere di conflitto è meno forte. Il fatto che una centralinista potesse avere una relazione con un dirigente allora era qualcosa che poteva fare ancora scalpore”.

Las chicas del cable: la trama e le protagoniste

Siamo nel 1928 e a Madrid è da poco stato inaugurato il più moderno grattacielo della nazione: quello che ospita il quartier generale della Compagnia de Telefonia. Tredici piani, dove migliaia di impiegati, telefonisti ed esecutivi lavorano in uno dei settori che meglio incarnano il desiderio e la spinta di allora verso la nuova era della comunicazione. È proprio qui che si incrociano i destini delle quattro protagoniste della serie, nel giorno in cui la compagnia di proprietà della famiglia Scifuentes, seleziona le nuove centraliniste della compagnia. Un’occasione unica per centinaia di donne in cerca della propria indipendenza economica e sociale, in un’epoca che alle donne concedeva assai poco, castrandone moto spesso sogni, ambizioni e dignità.

Ottenere un posto da centralinista poteva dunque significare fare un grande passo verso la propria libertà. A condividere questo sogno qui sono quattro donne molto diverse tra loro, sia per estrazione sociale, che per storia personale e temperamento. Un espediente narrativo, questo, che alimenta tensione nella trama e innesca, già solo nella prima puntata che abbiamo potuto vedere, numerose situazioni avvincenti. La principale protagonista è Lidia Aguilar, interpretata da Blanca Suárez, che in Spagna è anche la più famosa tra le attrici del cast. Il suo personaggio ha una storia misteriosa alle spalle, di cui si scoprirà già molto nel primo episodio, ma che preferiamo non anticiparvi. Apparentemente molto sicura di sé e determinata, Lidia nasconde un animo sensibile e, secondo noi, incarna alla perfezione la complessità del  mondo femminile interiore, fatto di fragilità, ma anche di una grande forza.

L’ingenuità e il candore sono le caratteristiche principali di Marga, interpretata da Nadia de Santiago, che arriva da un paesino di provincia e si trova subito a fare i conti con la realtà ben diversa di una metropoli. Carlota (Ana Fernández) incarna lo spirito “femminista” dell’epoca. Figlia di un colonnello che la tratta “come uno dei suoi soldati”, Carlota cerca in ogni modo di emanciparsi dalla famiglia e dai codici sociali, con uno spirito ottimista e molto intraprendente. Ángeles (Maggie Civantos) è la veterana del gruppo. Centralinista già esperta, Angeles è l’unica moglie e madre delle quattro, che deve fare i conti con un marito dalla mentalità retrograda e dalle maniere forti.

Non mancheranno, naturalmente, i personaggi maschili degni di nota, tra cui il bellissimo Yon González, nei panni del direttore generale della compagnia Francisco Gomez, e Martiño Riva, in quelli di Carlos Cifuentes, figlio del proprietario della compagnia.

Il primo episodio ci darà modo di iniziare a conoscerli e ci introdurrà nello spirito dell’epoca, con un momento chiave rappresentato dalla prima chiamata intercontinentale tra Spagna e Stati Uniti. Da un capo all’altro dei cavi il re Alfonso XIII e il presidente Coolidge. Un evento storico che diventerà, qui, uno snodo narrativo carico di tensione e suspence…

L’appuntamento è su Netflix il 28 aprile!

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