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Salute Oms cibo veicolo resistenza antibiotici per abuso farmaci in animali

7 aprile 2011
Adnkronos Salute
Roma, 7 apr. (Adnkronos Salute) - I super batteri resistenti agli antibiotici sono in aumento in Europa. Colpa del cattivo uso di questi farmaci negli uomini, ma anche in negli animali da allevamento che diventano 'veicolo' - entrando nella catena alimentare - di super infezioni, insensibili ai medicinali a nostra disposizione. Un fenomeno spesso ignorato, su cui mancano dati puntuali, ma sicuramente da tenere sotto controllo se si vuole evitare che questi farmaci perdano sempre di più la loro funzione salvavita nell'uomo.Lo ricorda l'Oms Europa che oggi, in occasione della Giornata mondiale della Salute, ha dedicato all'argomento un seminario e presentato la pubblicazione 'Combattere la resistenza agli antibiotici nell'ambito della sicurezza alimentare in Europa', per valutare le possibilità di prevenire e contenere l'antibiotico resistenza 'da catena alimentare'. Alimenti come carne, pesce, latte, uova, frutta o vegetali possono, infatti, contenere batteri resistenti o che veicolano geni di resistenza agli antibiotici, trasmettendoli alle persone che li consumano.Nel corso dell'incontro gli esperti hanno ricordato che l'uso degli antibiotici per promuovere la crescita degli animali è bandito nella Ue dal 2006. Ma in molti Paesi del continente, in particolare dell'Est, non c'è una regolamentazione e l'utilizzo di questi medicinali, sommerso, è presumibilmente elevato."In diversi Paesi (extra-Ue) - spiega Hilde Kruse, del Centro ambiente e Salute Oms Europa - non è necessaria, ad esempio la prescrizione del veterinario per gli antibiotici, che vengono acquistati dagli allevatori direttamente, come prodotti da banco". Ma, in questo campo sono quanto mai necessarie regole condivise a livello internazionale: i batteri, infatti, non conoscono frontiere.Le possibili implicazioni per la salute - spiegano gli esperti - sono serie. Nell'uomo, le infezioni causate da batteri resistenti ad alcune classi di antibiotici e veicolate dagli alimenti sono molto difficili da curare e possono avere conseguenze fatali. Infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti come Campylobacter e Salmonella sono legate direttamente all'uso di antibiotici negli animali. Ogni anno sono quasi 200.000 i casi di campilobatteriosi riportati nella Ue e oltre 100.000 quelli di salmonellosi, le infezioni più comuni trasmesse dagli alimenti: tra questi molti sono dovuti a batteri antibiotico resistenti.In particolare, preoccupa la resistenza agli antibiotici essenziali per la medicina umana che vengono largamente utilizzati anche in campo veterinario e negli allevamenti. Ad esempio nel 2008 nella Ue la resistenza ai fluorochinolonici, una delle classi di antibiotici più importanti per trattare le malattie nell'uomo, era del 18% nei batteri agenti della salmonellosi nel pollo. Anche l'Italia riporta livelli elevati di resistenza ad alcune classi di antibiotici come ad esempio i fluorochinolonici, una 'resistenza' che può essere associata ad un uso non prudente negli animali. Gli allevatori, i veterinari e le autorità per la sicurezza alimentare - dicono gli esperti - hanno un ruolo chiave nel preservare il potere degli antibiotici all'origine della catena alimentare e nel proteggere la salute umana.La parola d'ordine è la prevenzione, serve, ad esempio, migliorare l'igiene, la cura dell'alimentazione e del benessere degli animali per evitare che sia ammalino, mentre l'uso dei farmaci deve essere solo terapeutico e deve essere autorizzato da prescrizione veterinaria. "Per limitare il fenomeno - continua Kruse - è fondamentale una collaborazione, nei diversi Stati, tra i ministeri che si occupano di Salute e quelli che si occupano di Agricoltura e tra i diversi uffici tecnici. E ciò non sempre avviene". Serve inoltre "rendere obbligatoria la sorveglianza dell'uso dei questi medicinali e promuovere la ricerca". Necessario, infine, bandire l'uso degli antibiotici per la crescita degli animali nei Paesi extra-Ue dove è ancora consentito, e che in tutti i Paesi si vigili affinché non si faccia abuso o uso non prudente degli antibiotici negli animali, specialmente quelli definiti di 'importanza critica' per la terapia umana (fluorochinolonici, cefalosporine di terza e quarta generazione, macrolidi).
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