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Sanita pandemia Alzheimer brucia 1 Pil mondiale

14 settembre 2010
Adnkronos Salute
Milano, 14 set. (Adnkronos Salute) - Pandemia Alzheimer. In tutto il pianeta 35,6 milioni di malati di demenza, destinati a raddoppiare a 65,7 milioni nel 2030 e a triplicare a 115,4 nel 2050. In Europa 7,3 milioni di pazienti (10,4 milioni nel 2020 e 14,6 nel 2040) e un milione solo in Italia, di cui 100-120 mila in Lombardia e 25-30 mila a Milano. Zoomando sul mappamondo dell'emergenza si fotografa "la più grave crisi sanitaria, sociale e finanziaria del XXI secolo", avvertono gli autori del World Alzheimer Report 2010. Un'epidemia inarrestabile quanto l'invecchiamento della popolazione, che totalizza costi sociali economici pari a 604 miliardi di dollari: oltre l'1% del Prodotto interno lordo mondiale.Il dato shock è stato anticipato oggi a Milano, durante un incontro organizzato dalla Federazione Alzheimer Italia in vista della 17esima Giornata mondiale dedicata alla malattia, istituita nel 1994 da Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e Adi (Alzheimer's Disease International). "E' tempo di agire insieme" lo slogan delle manifestazioni 2010. "Un vero e proprio grido di allarme lanciato a tutti i governi del mondo - esordisce Gabriella Salvini Porro, anima della federazione che riunisce 45 associazioni Alzheimer lungo la Penisola - ai medici, ai ricercatori, alla stampa e all'opinione pubblica". Una chiamata alle armi contro un "problema enorme, della cui gravità troppi governi non si rendono ancora conto". Ma il rischio concreto è il 'tilt'."Malattia sottovalutata, insufficienti risorse dedicate alla cura, ai servizi, all'assistenza e alla ricerca scientifica", elenca Salvini Porro. Un dramma nel dramma, considerando che "al momento le reali cause dell'Alzheimer restano un enigma - precisa Marco Trabucchi, presidente dell'Associazione italiana di psicogeriatria - e sul fronte della cura dobbiamo ancora accontentarci di sperare". Che si tratti del sogno di un vaccino-scudo, o anche soltanto di un farmaco efficace.Se la cura della demenza fosse una nazione - indica il Report curato da Anders Wimo (Karolinska Institutet di Stoccolma) e Martin Prince (Istituto di psichiatria del King's College di Londra) - allora sarebbe la 18esima al mondo per valore economico". E se 'Alzheimer & Co' fosse un'azienda, sarebbe fra le più grandi compagnie del pianeta e supererebbe colossi del calibro delle americane Wal-Mart (il top della grande distribuzione organizzata, 414 miliardi di dollari di fatturato) o Exxon Mobil (gigante petrolifero con un giro d'affari da 311 miliardi).Dati demografici alla mano, l'esercito dei malati e i costi assistenziali non potranno che crescere nel prossimo futuro. "L'allarme riguarda soprattutto i Paesi in via di sviluppo", osserva Salvini Porro. Ma già oggi la spesa è a 'troppi zeri' anche in Italia, come emerge da una ricerca condotta dal Censis nel 2007 e dal Rapporto 2010 sulla non autosufficienza presentato nei mesi scorsi dal ministero della Salute.Tra costi diretti (sostenuti per l'acquisto di beni e servizi) e indiretti (risorse sottratte all'attività produttiva, relative sia al malato sia a chi lo assiste), il costo medio annuo per malato di Alzehimer ammonta a circa 60 mila euro. E ancora: le famiglie italiane colpite spendono oltre 9 miliardi di euro per pagare badanti o altro personale da dedicare all'assistenza del proprio caro.Alla luce dell'allarme e delle sue dimensioni, il Rapporto mondiale Alzheimer 2010 detta ai governi internazionali un'agenda in 4 punti:1) Secondo gli esperti, "è necessario sviluppare piani nazionali per affrontare le conseguenze sociali e sanitarie della malattia";2) Gli autori del Report invitano inoltre ad "aumentare le risorse economiche per la ricerca. Dati recenti pubblicati in Inghilterra segnalano che i fondi necessari dovrebbero essere aumentati 15 volte per raggiungere la parità con quelli per la ricerca sulle malattie cardiache, e 30 volte per pareggiare quelli destinati alla lotta contro il cancro";3) Bisogna poi "realizzare politiche e piani per l'assistenza a lungo termine, concentrati sul sostegno alle famiglie e sulla protezione sociale delle persone fragili malate di Alzheimer. In Italia, per esempio, "rispetto all'Europa - evidenzia Salvini Porro - sono meno diffusi i servizi di assistenza domiciliare (4,9% contro 13%) e residenziale (3% contro 6-8%). Il peso economico dell'assistenza, quindi, ricade quasi per intero sulla famiglia";4) Infine, concludono gli specialisti, "le drammatiche dimensioni economiche della malattia fanno dell'Alzheimer un problema che necessariamente dovrà entrare nell'agenda politica del G-20 e del G-8".
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