Siamo diventati due coinquilini che litigano di continuo
Ho 38 anni, sono divorziata, ho due figlie, una di 10 anni e una di un anno, avute rispettivamente dall’ex-marito e dal nuovo compagno, con cui praticamente convivo da 5 anni. Dopo i primi anni, diciamo due, di intensa passione, ora ci ritroviamo come due coinquilini che per di più non si sopportano e litigano in continuazione. Per un po’ ho pensato che la cosa non fosse così grave, visto che da sempre abbiamo litigato, dato il suo carattere particolarmente possessivo e geloso. Non voglio fare la saputella, ma devo precisare che lui è figlio unico con rapporto morboso con la madre. Il loro è un classico rapporto di amore-odio, con centinaia di telefonate al giorno (sua madre è la prima a cui telefona la mattina e l’ultima prima di andare a letto), una madre completamente succube del figlio e viceversa. Una madre che a modo suo non vuole essere invadente, per cui chiama in continuazione il figlio al cellulare e non a casa nostra (così cortocircuita la nuora strega). Tipiche frasi della loro relazione: “Hai mangiato? Devi mangiare! Hai preso le medicine? Devi andare dal parrucchiere?” (questo, il figlio alla madre). Lei è tutta un pullulare di “amore e tesoro” (insopportabile finto affetto, in realtà è una persona che non riesce a versare una lacrima, neanche quando è morto il suo amato compagno di una vita). Ovviamente nei primi periodi in cui ci frequentavamo lui non dava a vedere questo lato del suo carattere. Che a me non piace proprio, e che credo abbia influito moltissimo sull’andamento del nostro rapporto. Certamente influisce su questo stato anche la routine di tutti i giorni, i figli, i lutti, le malattie, il lavoro, ecc. Però, da un punto di vista strettamente sessuale, io non mi sento più attratta da lui, perché in lui vedo la madre e soprattutto non vedo da parte sua nessun gesto d’affetto o di richiamo sessuale. Davvero, non ci baciamo più neanche sulla guancia, a letto ognuno si gira dalla sua parte. Non si parla neanche più di fare l’amore. Tantissime le volte in cui non ci si dice neanche Buona notte perché litighiamo, il più delle volte per via di sua madre o per il fatto che, come tutti gli uomini, non mi aiuta per nulla in casa e fa cose che non tollero. E’ disordinato, lascia tutto in giro, lascia sportelli e cassetti aperti, vestiti sporchi dove capita, non butta la spazzatura, lascia tazzine di caffè ovunque, e tante altre piccole cose che più volte gli ho fatto notare ma che, a suo dire, non riesce a ricordarsi di fare. Insomma, litighiamo tanto e lui vuole farmi credere che sia per questo che non si sente attratto da me (anche se non lo ammette chiaramente). Io lo riconosco che sono una specie di isterica, ma è comprensibile, dopo una giornata di lavoro mi ritrovo a casa a continuare ininterrottamente a lavorare, con bambini, cose da mettere a posto, cucinare, ecc. In tutto questo ci si mette lui con ansie ingigantite sulla figlioletta che ha il sederino arrossato (non è che ha l’herpes? Non è che ha la cistite? Mio cugino ha detto così… La zia del fratello del mio amico ha detto colì…), con scenate continue contro la figliastra (che non tollera)…Insomma, è veramente triste la situazione. Provo a guardarmi dall’esterno e mi vedo come la classica moglie lamentosa, nervosa e rompipalle con la quale certamente non viene voglia di fare l’amore…Dall’altro lato invece, mi sento molto triste e piango in silenzio. Sono gelosa delle sue premure e dei suoi pensieri rivolti sempre alla madre che alla fine, ritengo più brava di me, 4 moine, un po’ di rincoglionimento senile e se l’è conquistato. La cosa assurda è la consapevolezza che le parole non servano a nulla, perché entrambi continuiamo a comportarci come sempre. Io poi, non ce la farei mai a ricominciare dopo un divorzio con tanto di figlia in mezzo… E poi, onestamente parlando, non so stare senza di lui, nel senso che lo amo. Ma non basta tenerselo chiuso solo per sé l’amore. Così ho deciso che l’unico modo è sopportare in silenzio tutte le cose che mi fanno imbestialire, cioè subire, cioè trasformarmi in un’ameba. Ma non ci riesco, ho un carattere troppo orgoglioso per starmene buona buona lì, come sua madre. Che faccio? Cosa mi suggerisce?







