I diritti dei single: ecco perchè vanno tutelati
Recentemente una donna è stata licenziata perchè era la più giovane e single. Riflettiamo sul caso considerando i diritti dei single, tutelati dall'ANIS
A cura della D.ssa Federica Federico
Sei una donna single? Come te, oggi in Italia non fanno vita di coppia ben 5milioni di persone, ovvero l’11% della popolazione. In realtà , fino a non molti anni fa era impensabile che una donna andasse a vivere da sola per ragioni di lavoro o, tanto meno, di semplice emancipazione. Il nostro è stato un paese tradizionalista, legato all’istituto matrimoniale e alla famiglia patriarcale. Ma l’emancipazione femminile e l’affermazione della parità uomo-donna nelle famiglia, come nel lavoro, hanno scardinato molte antiche strutture di pensiero.
Oggi è normale che una donna o un uomo scelgano di vivere da single. A volte, la scelta di non stare in coppia, non dipende da un volontario orientamento di vita, quanto, piuttosto, dalle circostanze. Non è possibile individuare la “causa del fenomeno single”. È il risultato della nostra società dai ritmi frenetici e dagli standard di lavoro alti ed impegnativi, fattori che comprimono gli spazi personali dell’individuo. Diversamente, dal punto di vista dei valori coinvolti, è certamente un fenomeno che si è alimentato della crisi della famiglia come “istituzione”. Quel che è certo è che oggi i single sono in Italia una realtà diffusa. I numeri parlano chiaro: l’11% rappresenta una fetta non trascurabile della nostra popolazione.
Nasce e cresce anche l’associazionismo volto alla tutela della categoria single. L’ANIS è l’Associazione Nazionale Italiana Single. Per chi non vive questa realtà è facile pensare, erroneamente, che non ci sia nulla da tutelare nella vita da single. Non la pensano così i fondatori dell’ANIS per i quali il ricorso all’associazionismo serve precipuamente a mettere in luce i diritti dei singles come individui.
L’ANIS lamenta enormi disparità tra chi è coniugato e chi non lo è: solo chi è coniugato gode di particolari diritti di priorità (concorsi pubblici, trasferimenti, mobilità, assegnazione case popolari) e di agevolazioni (mutui per l‘acquisto della prima casa). Gli associati all’ANIS si propongono di affermare i diritti e le libertà dell’individuo come valori assoluti e non dipendenti dalla situazione familiare.
È di questi giorni la notizia del licenziamento di una donna motivato dalla sua giovane età e dalla sua condizione di single. Ebbene la Cassazione ha ammesso che, posto un reale riassetto organizzativo di una azienda, il datore di lavoro può legittimamente scegliere chi licenziare basandosi sul dato dell’età e della condizione familiare. Quindi è perfettamente regolare la scelta caduta sulla lavoratrice che sia priva di carichi di famiglia, nonché la più giovane del comparto che presentava l'esubero. È appena il caso di sottolineare che se il licenziamento viene giustificato in ragione di un riordino aziendale, il cambiamento deve essere effettivo, ovvero di fatto deve avere luogo il riassetto, sia esso inteso come riorganizzazione della azienda tutta o di un singolo comparto lavorativo. In questo senso e per regola generale, nessun licenziamento può ritenersi corretto se il motivo su cui si fonda non è vero, non esiste o è ideato strumentalmente solo al fine di licenziare qualcuno. Per esigenze di completezza aggiungiamo che l’imprenditore non può licenziare il lavoratore quando esista la possibilità di collocarlo in un’altra posizione all’interno dell’azienda, compatibilmente con le sue competenze professionali. In pratica non si può ammettere che l’azienda licenzi un dipendente per poi assumerne un altro da collocare in una posizione compatibile con la professionalità di quello che, invece, ha allontanato.
Tornando al caso esaminato, la Cassazione ha sentenziato che se l’azienda si deve riorganizzare e deve farlo anche tagliando dei posti di lavoro (per ragioni di equilibrio economico), potrà scegliere tra i lavoratori in esubero quelli più giovani e senza una famiglia. Proviamo a capire il ragionamento sotteso alla decisione della Cassazione. In ultima analisi, la Cassazione, ragionando nel modo sopra esposto, privilegia a parità di condizioni chi ha una famiglia rispetto a che vive da solo. Perché? Sostanzialmente la Suprema Corte valuta che l’interesse al mantenimento del posto di lavoro è, per chi ha una famiglia, un interesse non solo individuale, ma volto alla tutela di più persone tra cui probabilmente anche dei minori, ovvero i figli. Diversamente, il single, ha un uguale diritto a lavorare ed a conservare il suo posto, ma una eventuale perdita dello stesso non si ripercuoterà su altri soggetti. È evidente che la tutela della famiglia è una innegabile priorità sociale, soprattutto in presenza di minori; tuttavia non è giusto sottovalutare che in un momento di dura crisi economica questa decisione della Cassazione, giusta ed inevitabile, espone, comunque, a dei rischi una categoria non forte. Non possiamo non riflettere su cosa farà quella giovane donna licenziata, dove e come riproporrà la sua professionalità e come si sostenterà nel tempo che le occorrerà per ritrovare un impiego.
La regola dei furbetti
Fare i furbi e pretendere privilegi è una prassi, ovviamente sono in maggioranza gli sposati e quindi hanno il coltello dalle parte del manico, a farne le spese sono sempre la minoranza soprattutto quando la legge sta dalla parte del più forte, in nome della ennesima pippa mentale che giustifica la sottrazione di denaro a chi ha deciso di non adattarsi a questo status di vita. - insomma bisogna cazziare chi non si sposa questa è la strategia.
Ecco un'altra discriminiazione
Mi chiedo con quale criterio viene discriminato un single da uno sposato. Non credo che esista una legge che obblighi il matrimonio. Troppo facile, sposarsi mettere al mondo 3 figli e poi pretendfere per leggere di avere i provilegi. Questa mentalità da opportunista in Italia c'è sempre stata ed ora viene anche imposta per legge.
Se uno fa una scelta di essere single deve avere le stesse condizini sociali degli altri !!