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L'Azalea della Ricerca di AIRC 2017: una storia di speranza per continuare a lottare

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Domenica 14 maggio 2017, in occasione della Festa della Mamma, in oltre 3.600 piazze di tutta Italia ci saranno 20 mila volontari AIRC impegnati a distribuire l’Azalea della Ricerca. Un'occasione per riflettere sulla malattia e su storie come quella di Patrizia che vogliamo raccontarvi

L'Azalea della Ricerca di AIRC 2017

L'azalea è diventato ormai un simbolo. Questo fiore in più di trent’anni di storia è diventato un prezioso alleato per la salute delle donne, consentendo di destinare risorse fondamentali per finanziare i migliori progetti di prevenzione, diagnosi e cura dei tumori femminili grazie ad AIRC.
Nel 2016, in Italia, oltre 65.000 donne sono state colpite da un tumore al seno o agli organi riproduttivi. Il cancro al seno è il più frequente, con circa 50.000 nuove diagnosi, ma è anche la patologia per la quale, negli ultimi due decenni, la ricerca ha ottenuto i migliori risultati portando la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi dal 78 all’85,5%. Un traguardo importante, ma ancora lontano dal 100%, soprattutto se si considera l’aumento dell’incidenza del tumore al seno nella fascia di età 30-40 anni come testimonia anche la storia di Patrizia.

La testimonianza di Patrizia per AIRC

Erano gli ultimi giorni di settembre del 2013 quando, all’età di 34 anni, facendo l’autopalpazione, Patrizia sente sotto le dita una pallina dura. “Ero sensibile alla problematica, mia madre era già stata operata nel 2002 mentre mia zia era mancata nel 2012 per un tumore al seno”. 

Storia di Valentina, diventata mamma lottando contro il tumore al seno

Era un momento felice della sua vita, era al 5° mese di gravidanza della seconda bimba, Gemma. Così decide senza esitazione di parlare di ‘quel problema’ alla ginecologa di Jesi. Dopo una visita preliminare, la dottoressa la indirizza a un collega radiologo per un approfondimento diagnostico con un'ecografia. L’esame non è tuttavia sufficiente per farsi un’idea chiara del problema: “Servivano certezze che solo l’agoaspirato poteva dare”. Una settimana dopo si sottopone all’esame, mentre il nodulo continua a crescere, a dare fastidio e a dolere. “Durante l’agoaspirato è stato prelevato anche del siero biancastro che sembrava quasi latte, hanno cercato così di tranquillizzarmi ulteriormente” sebbene tutto propendesse per una diagnosi di tumore del seno, come avrebbe confermato l’esito dell’esame istologico.
Come ha reagito Patrizia a questa terribile scoperta?

Dapprima ero incredula, poi è subentrata la lucidità che mi ha spinto ad agire, a pensare a Tobia e a Gemma che doveva ancora nascere. Mi sono commossa fino alle lacrime. Come avrei affrontato quella situazione? C’era un vuoto profondo dentro di me e nel mio cuore: per un momento tutto quanto avevo intorno si era annullato.

I primi a condividere la notizia del tumore sono stati il padre e il compagno, tutti solidali nell’affrontare il percorso che si sarebbe prospettato:

Mi hanno consigliato di rivolgermi all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. Allo IEO, c’erano le cure più avanzate: inclusi molti studi condotti su donne con tumore al seno in gravidanza. Mi sono sentita tranquilla, fiduciosa e in buone mani.

Patrizia e la convivenza con il tumore al seno

Naturalmente la vita di Patrizia cambiò radicalmente: c’erano innanzitutto i viaggi per salire ogni volta dalle Marche a Milano: visite e terapie allo IEO e i controlli per monitorare la crescita della bimba alla Clinica Mangiagalli: “Anche se facevo i monitoraggi ad Ancona, decisi di partorire a Milano, dove venivano prese tutte le decisioni importanti per entrambe”. Tuttavia vengono mantenute alcune abitudini di sempre: il lavoro di insegnante di scuola primaria e la quotidianità come qualsiasi altra donna e mamma. C’era infatti il piccolo Tobia da seguire:

"Sarai una mamma come chiunque altra e Gemma una bambina come le altre", mi hanno detto, e questo mi ha tranquillizzato molto. Ho vissuto così la malattia come una lunga convalescenza che segue ad un grosso incidente. Simile al periodo necessario al recupero di un arto traumatizzato. Sarà un percorso lungo, mi sono detta, ma ce la farò.

La lotta di Patrizia e la sua vittoria

Così con fiducia, Patrizia ha cominciato la chemioterapia. Era ormai alla 23° settimana di gravidanza e occorreva innanzitutto ridurre il tumore:

Mi hanno detto che la terapia non avrebbe avuto effetti collaterali sulla bambina; non ci sarebbero state conseguenze sullo sviluppo cognitivo o neurologico, forse solo un leggero ritardo nella crescita.

Così si sottopone alla chemioterapia: 4 cicli con ciclofosfamide e epirubicina:
"Ho cominciato a sentire delle fitte già dopo le prime due terapie. Non era facile ma c’era una buona risposta al trattamento, piano piano il tumore si stava rimpicciolendo e questo mi ha aiutato molto ad affrontare la malattia sia dal punto di vista fisico che emotivo".
La chemio è stata interrotta il 31 dicembre del 2013, a circa un mese di distanza dal parto: "Gemma stava bene, cresceva normalmente come dimostravano i monitoraggi che effettuavo con regolarità, tanto che i medici decisero di non anticipare la data del parto".
 
Gemma è nata sana, con parto naturale: è il 30 gennaio 2014: "Quando l’ho stretta tra le braccia, mi sono sentita una sorta di eroina. Gemma è l’emblema di una battaglia combattuta per la vita che cresceva dentro di me; tutte le mie paure, grazie a lei, hanno acquistato un senso diverso".
Poco dopo, quando Gemma aveva 4 mesi, Patrizia viene operata al seno. La consapevolezza di quanto aveva attraversato è arrivata solo dopo: "Presa dalle cose incombenti, non ho realizzato subito cosa stava accadendo. Ho vissuto i primi mesi della malattia come sospesa, poi ho percepito la precarietà della vita. Eppure, per quanto paradossale, la malattia è stata un arricchimento della mia esistenza".
 

Patrizia testimonial di AIRC, una storia di speranza

Patrizia ora è una donna sana e consapevole della dura battaglia che ha dovuto combattere, ma che alla fine con forza e coraggio l'ha vista trionfare:

Devo tutto alla ricerca e ad AIRC, di cui sono volontaria, che hanno rappresentato un’importante opportunità. Quando ho scoperto di avere un tumore al seno, ho temuto di dover fare una scelta: o la mia salute o la vita della bambina. Invece grazie ai medici coscienziosi di Jesi che mi hanno inviato a Milano, in una struttura adeguata, e grazie a studi di ricerca avanzati, la vita ha di nuovo sorriso a me e alla mia bambina. La ricerca è stata la mia salvezza e ora, con maggior convinzione e forza, sensibilizzo all’importanza di sostenerla.

Perché una cura che oggi ancora non c’è, può essere pronta a cambiare le nostre vite domani. Scopri dove trovare l’Azalea della Ricerca dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro sul sito La Festa della Mamma
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