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Quando comprare troppi vestiti diventa compulsivo e crea dipendenza

Può capitare una volta di concedesi un acquisto per tirarsi su di morale, ma se comprare diventa un modo per placare le ansie allora si parla di un problema. E se a soffrire di shopping compulsivo fosse proprio la direttrice di Glamour? Allora il problema diventa dramma!

Appena ho iniziato a leggere l’articolo relativo allo shopping compulsivo, pubblicato recentemente sul Daily Mail, non ho potuto fare a meno di pensare al libro I Love Shopping di Sophie Kinsella.

Come imparare a dire di no

All’epoca pensavo fosse assurda la descrizione della sua protagonista, così affamata di vestiti al punto da indebitarsi per migliaia e migliaia di dollari, eppure oggi sono ben consapevole che queste situazioni esistono davvero e vengono elencate tra i disturbi del controllo degli impulsi.
Il problema nasce quando si riescono a placare le proprie ansie e le proprie insicurezze esclusivamente effettuando degli acquisti, spesso non necessari, che a volte finiscono addirittura in fondo all’armadio ancora corredati di cartellino.
Jo Elvin, direttrice di Glamour, racconta al Daily Mail la sua esperienza personale con questo tipo di problema, già di per se difficile da gestire, ma che diventa davvero un enorme ostacolo se per lavoro ti occupi proprio di moda.

La mia casa era invasa dai vestiti” spiega “alcuni con i  cartellini dei prezzi ancora attaccati, perché mi ero completamente dimenticata di averli comprati” e poi continua “Lo shopping era la mia risposta emotiva alla maggior parte delle situazioni. Ero annoiata? Shopping! Ansiosa? Dieci minuti da Zara a fare due passi! Avevo ottenuto un bel risultato a lavoro? Regaliamoci qualcosa!”

Black friday tra ansia e shopping compulsivo

È proprio questa la principale difficoltà, la gestione delle emozioni, sia di quelle che provocano l’acquisto, che di quelle che lo seguono. Infatti se inizialmente comprare dà un senso di piacere, successivamente l’appagamento si trasforma in uno stato di tensione crescente “Ogni acquisto è rapidamente seguito da sentimenti di colpa e di vergogna” ammette la Elvin “non posso fare a meno di sentirmi come se la gente mi giudicasse ogni volta che compro qualcosa di nuovo. Sono stufa delle scuse inventate ‘Oh, è un regalo per un amico’” per questo ha deciso di lanciarsi una sfida , quella di non fare compere per un mese intero “Sì lo so che non è molto, ma per me è l’Everest personale” sostiene “Devo affrontare i fatti: questa è una dipendenza”.

Melanie Davis, capo del programma di trattamento delle tossicodipendenze al Priory Hospital di Londra spiega “è una questione difficile, perché non si riesce a vivere senza shopping nello stesso modo in cui non si può andare avanti senza cibo”, inoltre la Elvin è più penalizzata di una qualunque altra shopaholic, come la stessa dottoressa afferma “Per il direttore di una rivista di moda, andare in ufficio è un po' come per un alcolista andare a lavorare in un pub”.
Eppure già la consapevolezza di avere un problema è un passo avanti verso la sua risoluzione “Ho ancora i brividi a pensare a come avrei potuto spendere i soldi se avessi comprato meno vestiti” ammette Jo “la prima mattina ho rischiato l’astinenza […], però cedere il primo giorno sarebbe stato patetico”.
Eppure spiega nel suo racconto come ogni occasione scampata, ogni tentazione superata diventava un piccolo traguardo e un incitamento a continuare. Un po’ come funziona con l’allenamento fisico, si inizia lentamente ma poi i muscoli diventano sempre più forti.

'Tu non ne hai bisogno!' era diventato il mio mantra. Oh mio Dio, è stupendo e starebbe bene con quei pantaloni blu navy! Sì, ma tu non ne hai bisogno. Costa solo 20 sterline! Ma tu non ne hai bisogno!”
Cinque parole che hanno aiutato Jo a raggiungere il suo obiettivo. Lei stessa ammette che non sa quanto durerà il suo astenersi dagli acquisti, ora però è consapevole di due cose:
La prima è che la sindrome di acquisto compulsivo è un disturbo che va trattato con l‘aiuto di un terapista che possa arrivare alla fonte del problema.
La seconda è che può sconfiggere questo disturbo, perché lo ha già fatto una volta. Basta solo crederci davvero e iniziare a lavorarci su, magari lasciando a casa le carte di credito.

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