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Lenti a contatto: tutte le regole da non dimenticare

L'uso delle lenti a contatto deve seguire tutta una serie di regole importantissime per la salute degli occhi: ecco le principali

Hanno cambiato la vita a milioni di persone costrette a portare gli occhiali al lavoro o per fare sport, ma il loro corretto uso non deve essere sottovalutato. La Società oftalmologica italiana (Soi), in occasione del suo 99esimo Congresso nazionale che si apre domani a Roma, lancia una guida per non avere problemi. "E' però ricordare che le lenti a contatto sono un mezzo protesico che produce modifiche molto rilevanti della superficie oculare. Per questa ragione, i portatori di lenti a contatto dovrebbero seguire alcune semplici regole per minimizzare i gravi rischi per gli occhi collegati a un uso inappropriato di queste protesi", spiega Pasquale Troiano, direttore Uoc Oculistica ospedale Fatebenefratelli di Erba (Como) e presidente del Comitato tecnico-scientifico Soi.

Il consiglio della Soi, per chi vuole portare lenti a contatto, "è di sottoporsi a una visita medica oculistica di idoneità presso un medico specialista in oculistica. Affidarsi solo a figure tecnico-commerciali che non hanno alcuna competenza sulla salute dell'apparato visivo è estremamente pericoloso. La visita del medico oculista ha l'obiettivo di verificare se le caratteristiche sistemiche e locali dell'apparato visivo del candidato all'uso di lenti a contatto è compatibile con le necessità di correzione richieste".

"Sulla base di questi elementi - continua Troiano - il medico oculista potrà indicare il tipo di lente a contatto più adatta, la metodica di manutenzione indicata e il tipo di utilizzo più idoneo. Nel documento di informazione e consenso, che solo il medico oculista può fornire al paziente, il portatore di lenti a contatto troverà tutti i dettagli sull'uso corretto di queste protesi. Per esempio, se un soggetto ha la necessità di utilizzare lenti a contatto durante le ore del sonno, è assolutamente necessario inquadrare il paziente anche sul piano della salute generale. Quando le palpebre sono chiuse, infatti, il rifornimento di ossigeno alla superficie oculare è garantito dalla ricche rete vascolare della congiuntiva palpebrale superiore. I soggetti anemici, diabeti, fumatori hanno una concentrazione di ossigeno circolante molto ridotta e questo causa grave ipossia corneale se viene introdotta una lente a contatto durante il sonno"

"Oggi - prosegue l'esperto - è sempre più utilizzata l'ortocheratologia notturna, particolari lenti a contatto rigide che vengono applicate prima di dormire e vengono rimosse al risveglio. Durante l'uso notturno queste lenti modificano il profilo corneale correggendo transitoriamente la rifrazione patologica. La selezione dei pazienti per questo utilizzo non può ignorare né le condizioni di salute generale, se non si vuole incorrere in gravi patologie oculari, né il rilascio di un consenso informato da parte del paziente".

Ma quale lente va scelta? "La lente a contatto morbida è certamente preferibile nella stragrande maggioranza dei casi - risponde Troiano - La lente rigida è riservata ai casi in cui la morbida per motivi tecnico-strutturali risulterebbe inadeguata: l'esempio classico è l'occhio con cheratocono evoluto, cioè una deformazione della cornea tale non poter essere corretta da una lente morbida. Le tipologie di lenti morbide si differenziano poi per la durata: possono infatti essere a ricambio giornaliero, settimanale, quindicinale, mensile e trimestrale. E' sconsigliato utilizzare lenti a contatto con ricambio superiore a 3 mesi e ancora più sconsigliato è prolungare l'utilizzo delle stesse lenti a contatto oltre il tempo per cui sono indicate. Le lenti morbide, a lungo andare, diventano un ricettacolo di germi, per quanto sia accurata la manutenzione fatta. Più rapido è il ricambio più sicura è la lente".

Per quanto riguarda i bambini, "in contattologia morbida si affacciano soluzioni per il controllo della progressione della miopia - evidenzia Troiano - Si tratta di lenti a contatto monouso da applicare in soggetti in età pediatrica. Questo tipo di lenti a contatto, soprattutto se applicate precocemente, tra gli 8 e i 12 anni, e utilizzate per 15 ore al giorno per almeno 6 giorni a settimana, riducono significativamente la progressione della miopia e l'allungamento del bulbo oculare rispetto agli occhiali per lontano. Trattandosi di bambini e di un uso notevole delle lenti a contatto - raccomanda l'esperto - è assolutamente raccomandata e necessaria una valutazione medica oculistica globale dell'apparato visivo e il rilascio del consenso informato a questo trattamento".

"Pericolosissimo è il pisolino con le lenti a contatto applicate - conclude la Soi - Prima di dormire, anche se per poco tempo, è assolutamente necessario rimuovere le lenti a contatto. Infine, una norma che può sembrare di buon senso, ma che viene spesso disattesa: quando si avverte un qualsiasi disturbo agli occhi, bisogna evitare d'indossare le lenti. E' esperienza comune per gli oculisti visitare pazienti che si presentano in ambulatorio con gli occhi in pessimo stato, ma con le lenti indossate".

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