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Come vivere bene con soli 100 oggetti. E' possibile?

Saresti capace a vivere con soli 100 oggetti? Prova a scrivere la lista delle 100 cose indispensabili e scopri quanto sei attaccata agli oggetti

Come vivere bene con soli 100 oggetti

Appena letto l'articolo di USA Today sulla "sfida delle 100 cose", lanciata da Dave Bruno, ennesimo guru americano new wave, ho pensato fra me e me: e che ci vuole? Così mi sono liberata di telecomando e occhiali e ho fatto spazio per il portatile sul tavolo. Che era coperto da post-it, portapenne, biro e colori, le conchiglie raccolte l'altra estate, l'ipod, la moleskine scarabocchiata, i gingilli che non ho mai avuto il coraggio di buttare, il giochino per non far avvizzire il cervello come insegna Nicole Kidman, la tazza di innumerevoli té incrostata sul fondo, il cactus nel vaso fluo e l'immancabile cellulare. Ricavato un rettangolo di dimensioni idonee sulla mia scrivania ho inziato a far caso a un piccolo dettaglio. Solo sul mio tavolo ci saranno almeno 87 oggetti. Certo, io non sono proprio l'esempio di donna minimal, essendo cresciuta in una famiglia dove non si trova il coraggio di buttare neanche l'orrido vaso Ming ancora incartato, ricevuto per il matrimonio x. Ma la questione a questo punto si fa interessante: è veramente possibile vivere con soli 100 oggetti? E soprattutto: una donna ne sarebbe mai capace?

La filosofia della 100 things challenge

La sfida delle 100 cose è il nome di un movimento lanciato sul più immateriale degli oggetti indispensabili: internet. A proporla è stata un uomo (mai a una donna sarebbe venuto in mente di dover scegliere fra lo spremiagrumi e le pinzette per le sopracciglia) di nome Dave Bruno, che, in un blog scarno ed essenziale come il suo nuovo stile di vita, ha segnalato al mondo intero la sua filosofia minimal. Per un anno il signor Dave ha stabilito che vivrà con soli cento oggetti (compresi i vestiti, gli oggetti comuni nella casa, tipo tavolo e sedie, i libri e i prodotti per l'igiene, esclusi ovviamente gli alimenti, che NON possono essere contati, o finiremmo per contare gli atomi) elencati in una lista che ha una sola via d'uscita a mo di baratto: se una cosa nuova entra nella sua vita, un'altra, per forza, viene depennata ed eliminata.
Come ogni provocazione made in USA lanciata nel web, anche la 100 things challenge ha trovato il suo gruppo di seguaci. Consumatori incalliti ora pentiti, modaioli bisognosi dell'ultima tendenza da sfoggiare, shopaholic in cerca di una via di salvezza per il portafogli e semplici curiosi desiderosi di un ripostiglio più sgombro hanno accettato la sfida, protetti da un fitto sottobosco di scienziati e santoni del no-stuff. E mentre i più ecologisti hanno trovato riparo nella declinazione ambientalista della 100 things challenge, affidandosi alla fondazione Thoreau o al documentario The story of stuff, un imprenditore di nome Peter Walsh organizza weekend Clean Sweep per insegnare come ripulire la casa da oggetti inutili e spesso imbalsamati. La lista delle 100 cose del signor Dave è online sul suo blog e qui potete consultarla
Ma al di là della teoria, proviamo a chiederci, che cosa vorrebbe dire vivere con soli 100 oggetti?

A cosa rinunciare e cosa tenere?

Una vera sfida non è tale se non la si prende sul serio. E al momento, il mio tavolo è ancora il condominio colorato e incasinato di oggetti inutili che non sto pensando affatto di buttare dalla finestra (meglio un rogo, più radicale e chic). Ma con uno sforzo di fantasia provo lo stesso a calarmi mentalmente fra ripostigli, armadi e mensole, pronta almeno a immaginare come sarebbe la mia vita con soli 100 oggetti. La prima domanda che mi pongo è: che cosa terrei sicuramente e di cosa invece potrei fare a meno? Probabilmente, come ogni donna media che non segue i principi dell'arredamento Feng Shui, nostalgica e un tantino attratta dalla moda, non riuscirei ad applicare la nuova dottrina neanche a mezza anta del mio armadio. Si certo, le Doc. Martin's adolescenziali bucate in corrispondenza dell'alluce potrei anche buttarle adesso. Ma questo vorrebbe dire privarmi di un pezzo della Londra punk dei miei 16 anni. Camden town addio, bye bye smalto blu elettrico in tinta coi capelli cortissimi. Chi mai vorrebbe infliggermi una simile pena? Certo, viste le premesse, la sfida è persa prima ancora di iniziare.

Decido allora di saltare la zona armadio e scarpe e corro con la testa in bagno. 100 cose in una sola vita, significano, nell'idea radicale di quello che ora vedo solo come un pazzo invasato, scegliere fra: anti-calcare e anti-cellulite. Pulire il bagno o attaccare senza successo reale, ma con particolare benessere mentale, la buccia d'arancia? La scelta è troppo feroce. Decido allora di tenere entrambi. E salvati lo spazzolino, il filo interdentale (che è l'unica vera sicurezza contro le carie, ma non profuma il tuo alito), e lo scrub per il corpo (rinunciare all'invenzione del secolo scorso?) accetto la sfida e lascio andare la limetta che lucida le unghie, la polvere esplosiva per il wc e il guanto di crine. Ma anche qui devo decretare la mia sconfitta. Esco dal bagno a bordo di una lavatrice carica di oggetti che non so lasciar andare. Il test della verità decido allora di metterlo a punto in cucina. Gli sportelli delle credenze traboccano di oggetti utili a uno e un solo compito, adorabili souvenir francesi di grandi magazzini colmi di cose per la casa. Certo, qua la selezione grossolana è più facile da fare. Il coltello serve, il pelapatate può andare. Le presine servono - o muori ustionato - il pennello per l'uovo no. Le dicotomie indispensabile/cedibile vanno avanti per un buon quarto d'ora. Il risultato finale è che bisognerebbe prendere la lista degli indispensabili appena salvati e ridurla a 20 - mettendola sotto radice quadrata - per lasciare spazio al resto della mia vita fuori dalla cucina.

E se fosse solo questione di riflettere su cosa compriamo?

Alzo bandiera bianca (uso uno scottex, è concesso, era nella lista delle cose salvate) e mi arrendo. La mia vita in sole 100 cose non so viverla, e non ero neanche passata per la libreria, la zona dvd, l'elettronica, il giardinaggio, gli hobby, lo sport e l'automobile. E non sono neanche madre! Per giustificarmi decido che il signor Dave è un pazzo. E ha due cose che io non avrò mai: è maschio - e in teoria, dico solo in teoria, dovrebbe avere meno bisogno di centinaia di oggetti - ed è americano. Laggiù dove fanno sul proprio corpo esperimenti coi panini di McDonald, sono capaci di provare cose che noi umani (italiani) non possiamo immaginare. Però una cosa da tutta questa storia l'ho imparata. Gli oggetti, anche quelli carichi di valore emozionale, sono solo cose. Che, se c'è spazio, possiamo accumulare in scatoloni per una vita. Ma di cui possiamo sicuramente fare a meno. Questo potremmo pensarlo almeno per quel che riguarda il futuro. E davanti a un nuovo acquisto sviluppare almeno la coscienza di chiederci: ci serve davvero, è così indispensabile? Magari di alcune cose del futuro o del passato basterebbe una foto, da tenere là, in un grosso scatolone pieno di polaroid degli oggetti a cui abbiamo rinunciato. Si potrebbe scrivere dietro, per ognuno, il ricordo più bello che abbiamo o il desiderio che avevamo proiettato sopra quell'appetibile promessa. Per scoprire magari che a volte, più che di bisogni è solo questione di sogni...
 

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