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Handmade per imbranati: ce lo insegna Vendetta Uncinetta

Fashion designer, blogger e pioniera del Craft italiano Gaia Segattini ci racconta la sua visione della moda e ci parla del suo primo libro: Rinnova il tuo guardaroba

A cura di Alice Zampa

Se avete già accatastato vecchi maglioni e indumenti vari destinandoli al macero o all’oblio fermatevi!

Recuperate tutto e date uno sguardo al libro di Gaia Segattini (alias Vendetta Uncinetta) Rinnova il tuo guardaroba – Tante idee semplici, facili ed economiche. Sfogliandolo scoprirete che anche un “maglione senza speranze” potrà avere una seconda chance, trasformandosi in una fascia per capelli o in pratici scaldamuscoli. Se nei vostri cassetti giacciono da tempo delle t-shirt sbiadite e anonime fatevi coraggio: con frange e fiocchi potranno trovare nuova vita! E se per caso in questo momento state pensando “ma io sono negata con i lavori manuali”, sappiate che vi sbagliate di grosso.

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Garantisce un’esperta come Gaia, fashion designer per decine di marchi famosi, convertitasi all’handmade, che non smette mai di ripetere alle pessimiste che “nessuno è davvero negato”. Con il suo approccio ironico e colorato Gaia dimostra a tutti come concretamente si possano impugnare ago e filo senza paura, improvvisandosi stiliste e trovando il proprio stile, aiutate magari da buona musica e qualche dolcetto. Sì, perché il suo approccio al fai da te è fatto così: di connessioni, allegria e divertimento. Dimenticate i noiosi manuali pieni di scritte e spiegazioni indecifrabili: qui a parlare sono le immagini.

A raccontarci del suo approccio al mondo della moda e della storia che l’ha condotta fino a qui è stata proprio Gaia, che, oltre a creare senza sosta, è anche mamma, insegnante, blogger e soprattutto una delle pioniere del movimento del Craft italiano.  

Raccontaci un po’ come è iniziata la tua carriera…

Dopo il liceo ho frequentato la scuola di moda di Urbino e subito dopo (ai tempi non c’era la crisi…) ho iniziato a lavorare come libera professionista per marchi giovanili legati al jeans wear, allo sport, al surf e allo street wear. Per circa 18 anni sono stata designer per vari brand internazionali: da Fornarina a Paul Frank, Tokidoki, North Face, Reebok, Diadora e tanti altri. Tutti marchi che avevano a che fare molto anche con la grafica, la musica e non incentrati solo su fashion. Questa interconnessione di elementi corrisponde anche al mio modo di ragionare sulle cose.

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Infatti anche sul tuo libro, Rinnova il tuo guardaroba, i tutorial sono accompagnati sempre da consigli sulle colonne sonore da ascoltare mentre si lavora, o da mantra che possono aiutare nel lavoro…

Sì, per me sono una cosa completamente connessa.  Non sono mai stata interessata alla moda in quanto moda e basta, ma piuttosto all’abbigliamento in quanto espressione di uno stile, che a sua volta è connesso allo stile di strada, alla musica, allo sport, al fumetto, all’arte contemporanea. La moda di per sé non mi ha mai dato granché. Ed è quello che cerco di insegnare anche a scuola.

Quindi sei anche insegnante?

Sì, da circa quattro anni insegno al Poliarte di Ancona che offre corsi di design, tra i quali c’è anche il mio corso di fashion. Quello che insegno è avere una metodologia progettuale che parte da un’apertura mentale e dal capire che connessioni ci sono dietro a un certo tipo di abbigliamento. Insegno ad essere recettivi e utilizzare gli stimoli che si hanno tutti i giorni, come oggetti che trovano per strada, per la costituzione di una collezione completa.

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Dev’essere strano per gli studenti che magari si aspettano un approccio più classico?

Sì, è una sorta di ginnastica che all’inizio fanno molta fatica a fare. La cosa che mi dicono più spesso è che alla fine questa cosa li porta a cambiare sguardo. Nel senso che iniziano davvero a soffermarsi e a guardare sul serio gli oggetti che hanno intorno e a non dire più solo “bello” o “brutto”.

Ci fai un esempio di un esercitazione che fate?

Magari partiamo da un portapenne e da lì tiriamo fuori un’intera collezione, compresa la colonna sonora della sfilata. Questo è per fargli capire che l’idea dello stilista anni ’80 che partiva per l’India per cercare l’ispirazione non ha più senso. Anche perché oggi, grazie a Internet, non esistono più mondi sconosciuti e poi quando si lavora nella moda non si ha più tempo di fare queste cose.

Quindi gli stilisti di oggi cosa devono fare?

Il segreto è avere lo sguardo allenato per notare quello che magari gli altri non notano.  In questo modo anche nel vicolo sottocasa si potranno trovare idee ed emozioni.

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Tornando al tuo percorso professionale: dopo tanti anni come fashion designer hai deciso di mollare e dedicarti ad altro. Cos’è successo?

Diciamo che ho avuto una disillusione nei confronti del mondo della moda e della sua metodologia progettuale, con lo spostamento all’estero di tutta la produzione che non ti permetteva più di avere alcun tipo di rapporto col prodotto finito. Al di là della castrazione creativa, questo comporta un peggioramento della qualità del prodotto. Nel frattempo, avendo molti contatti all’estero, mi sono resa conto che moltissime ragazze appassionate di grafica, illustrazione, fotografia, che magari erano rimaste senza lavoro, stavano riprendendo in mano le tecniche femminili classiche, che non sono solo la maglia e l’uncinetto, ma anche il ricamo, la cucina e tante altre, ma con un gusto estetico assolutamente contemporaneo. In pratica è iniziata, partendo dall’America, una sorta di rinascita popolare dell’artigianato. Per una volta le donne non scimmiottavano gli uomini, ma facevano qualcosa di molto personale e autentico. Quindi ho iniziato a seguire la cosa da vicino e a riprendere in mano l’uncinetto e i lavori manuali.

E sei approdata sul web?

Sì, ho iniziato con dei post e poi con una rubrica su Style, con la quale selezionavo oggetti fatti a mano provenienti dal sito di Etsy, per dare l’idea di uno shopping diverso, esclusivamente handmade.Poi, visto che il settore stava diventando sempre più importante,  mi è stata fatta la proposta di aprire un blog che parlasse solo di questo e così è nato il blog di Vendetta Uncinetta.

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Adesso oltre a scrivere e a insegnare tieni anche tanti workshop. Cosa fate?

Di tutto! Riutilizziamo vecchi indumenti per tirarne fuori cose nuove. Per esempio facciamo pupazzi con calzettoni e guanti. E ovviamente lavori all’uncinetto: collane, fiocchi… 

Chi partecipa?

Dalla signora anziana alla giovane commercialista che vuole imparare da zero, e alcuni sono rivolti ai bambini .

Qual è il segreto della tua popolarità?

Credo sia l’approccio ironico e poco da manuale che utilizzo. Il fatto di prendersi poco sul serio e il mio tentativo di far capire come tante cose siano fattibili da tutti. E soprattutto il messaggio che le cose fatte a mano non devono essere perfette, perché il divertimento sta proprio nel processo del farle.

SU MISSHOBBY IL REGLO LO SCEGLIE CHI LO RICEVE

In effetti vedendo anche il backstage del tuo libro (vedi sotto) sembra che vi siate parecchio divertiti!

Sì è stata una lotta contro il tempo, ma è stato bello. Ho coinvolto amici e parenti. Tra i modelli ci sono mio figlio, che ha 12 anni, e figli di cari amici di famiglia.

A chi è rivolto il libro in particolare?

Sono cose alla portata di tutti. Nel mio pensiero però le lettrici tipo erano le giovani donne che tengono in particolar modo a rendere affettuoso il loro nido, decorandolo, facendo regalini agli amici e cucinando per loro. Il concetto è che oggi come oggi avendo meno soldi da spendere in giro si tende a ricreare forme di intrattenimento tra le mura domestiche.

Per fortuna però il libro ha una visione così colorata e ironica che viene apprezzato anche da donne più grandi, che sono stufe dei soliti approcci da manuale!

LE MIGLIORI DECORAZIONI FAI DA TE PER NATALE

Ci dai un consiglio per un handmade natalizio?

Un’idea per abbellire i pacchetti con dei bigliettini originali. Potete raccogliere delle foglie carnose e piuttosto legnose che si tagliano bene. Poi con delle fustelle ritagliate delle forme e con dei pennarelli ci scrivete sopra. Poi fate un forellino e lo legate al regalo che potete incartare con carta da pacco per avere un packaging filo naturalista. Per creare un po’ di contrasto potete usare un cordino fluo!

Per acquistare il libro potete andare sul sito Feltrinelli

Per essere aggiornate sulle iniziative e i workshop di Gaia cercatela su Facebook

Ecco il simpatico video teaser del backstage del libro

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