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La favola moderna (torinese) di XYZBag, brand di borse 3D. L'intervista

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Impossibile non innamorarsene, le borse 3D firmate XYZBag sono interamente Made In Italy. L'intuizione di due ragazzi ed il know-how che ha fatto il resto

XYZBag, l'intervista

Annalisa e Matteo, due ragazzi torinesi appassionati di design, nuove tecnologie e moda. Assieme hanno creato un brand unico XYZBag, borse 3D personalizzabili. Un mix di competenze tecniche, tenacia ed ottimismo quello che ha fatto sì che il loro sogno si concretizzasse, rendendo le loro creazioni avanguardia pura nel panorama del Made In Italy. Abbiamo fatto due chiacchiere per conoscere qualcosa di più della loro storia e del marchio XYZBag. Ecco cosa ci hanno raccontato.
 
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Chi sono Annalisa e Matteo?

Ho incontrato Matteo casualmente, in un pomeriggio piovoso, introdotto da un amico in comune. Di formazione diversa, ci siamo riscoperti entrambi entusiasti per le nuove tecnologie 3D ed il mondo digital. L'amore incondizionato verso le borse ha costantemente accompagnato il mio percorso, diventando nel tempo un progetto latente in cerca della migliore applicazione e del giusto partner con cui poterlo realizzare. Quando ho incrociato Matteo avevo da poco iniziato ad esplorare la stampa 3D. Ero entrata in contatto con il fantastico mondo dei makers, dei Fab Lab e del fare digitale. Botteghe moderne open-source dove esperti appassionati mettono a disposizione strumenti e know how per aiutarti a concretizzare le tue idee. Ricordo quel pomeriggio. Indossavo un prototipo realizzato con una Stampante 3D Sharebot di ultima generazione. Matteo ha colto le potenzialità del progetto e mi ha spinto a proseguire aiutandomi a maturare il modello di business. Devo a lui la voglia di rimettermi in gioco.
Annalisa nasce a Torino dove consegue una laurea specialistica in eco design. Respira tecnologia sin da piccola, grazie al coinvolgimento paterno nel settore delle materie plastiche, imprinting che le permette di acquisire competenze tecniche trasversali in diversi settori di sviluppo del prodotto industriale. Svolge un ruolo di mediazione tra il mondo del design e le divisioni tecniche aziendali che concorrono allo creazione di nuovi progetti. Da anni collabora come consulente della comunicazione per Maip, azienda leader nel panorama italiano dei polimeri tecnici.
Anche Matteo nasce a Torino, è stato consulente, lavora nel settore assicurativo e si interessa di innovazione. Insieme fondano XYZBAG nel maggio del 2015.
 

Com'è nata l'idea delle borse 3d

Il 3D è il punto di arrivo di un processo lungo e complesso incominciato molti anni prima, frutto di una ricerca materica e tecnologica continua. Conservando alto l’attaccamento ai materiali plastici ed al product design ho sempre disegnato borse con una forte accezione ingegneristica. Dopo gli studi a Parigi ho iniziato ad elaborare bozzetti con l’idea di creare una collezione in plastica da realizzare attraverso lo stampaggio ad iniezione. Ho accumulato esperienze lavorative nel cuore manifatturiero italiano, in Veneto, e approfondito a Milano le tecniche tradizionali di produzione di accessori per il taglio e cucito della pelle a materiali affini. Ho creato con il supporto di sarte dei modelli di shopping bag che tuttora utilizzo. Tuttavia in tutti questi anni non mi hai mai abbandonato la costante ricerca dell’unicità sartoriale attraverso un modello “industriale”. Purtroppo con i processi di trasformazione industriali esistenti questa diversificazione era impensabile. Scartata pertanto la possibilità di differenziare il design del pezzo con uno stampaggio tradizionale mi sono avvicinata al 3D. La tecnologia additiva era già consolidata nel mondo industriale per lo sviluppo delle preserie. Nuova era l’idea di guardare a queste tecnologie in un’ottica manufacturing.
Il passaggio mentale nel considerare un prototipo esso stesso un prodotto è stata la chiave di volta che ci ha permesso di riappropriarci del mondo industriale e riconsiderare le potenzialità della prototipazione in un’ottica sartoriale.
 

Le vostre borse sono "più che borse", raccontateci qual è la filosofia che c'è dietro quest'idea.

La borsa per noi rappresenta molto di più di un oggetto del desiderio. È soprattutto un progetto in continuo divenire. Dada vuole essere l’espressione della massima avanguardia tecnologica racchiusa in una mini bag dal forte valore simbolico. Un item parlante che possa trasferire tecnicità, design e identità. Che conservi in tutta la sua vita utile il ricordo dell’esperienza imprescindibile della co-creazione con la quale tutte le nostre clienti sono chiamate a confrontarsi.
 

Siamo in un momento storico in cui c'è una lotta continua tra voglia di omologarsi e quella di distinguersi, la moda è un po' lo specchio di questa situazione. In che posizione si colloca il vostro progetto?

L’intero progetto è legato alla valorizzazione della propria irripetibile unicità. Dada è soprattutto un’occasione per parlare di sé attraverso una cyber mini-bag. Un’espressione della propria individualità da condividere con le amiche.
La possibilità di essere diverse, completamente diverse, è un’incredibile opportunità resa alle nostre clienti. Mai prima di oggi è stato possibile personalizzare completamente il corpo di una borsa prodotta industrialmente, ripensandone completamente pattern, texture, testo, logo tridimensionalmente e sempre più anche con il colore. È un’idea generativa della personalizzazione. Il design diventa lo strumento per rendere possibile questo processo. La tecnologia additiva la possibilità di realizzarlo concretamente. La stessa estetica delle borse è inedita. Imperfetta e disomogenea riscopre la dimensione organica della plastica. Nella versione non verniciata (che preferiamo) il touch è materico, poroso. Si riga. Nessuno di noi è perfetto. E Dada vuole dare valore a questa diversità.
 

Qual è stato il momento più difficile nel realizzare il progetto XYZBag

Voler avviare una start up di borse personalizzate con un modello di business in outsourcing impostato sulla produzione in prototipazione, è stata davvero una grande sfida. Da un lato la difficoltà di adattare processi produttivi industriali altamente tecnici ad un mercato fashion per un mondo consumer. Dall’altro la costruzione dell’intero sistema prodotto (tracolla, busta interna, packaging, cover) la creazione dei rapporti con i fornitori, la programmazione e la gestione di strumenti inediti per l’e-commerce, tutto è stato nuovo e come tale complesso. Infine, non di minore importanza, riuscire a comunicarlo in un modo semplice e immediato alle nostre clienti.
 
 

Quale invece quello che vi ha dato maggior soddisfazione?

Sicuramente la prima vendita personalizzata. Interagire con la cliente per dare corpo alla sua idea. È stato entusiasmante. L’aspetto più affascinate di queste nuove tecnologie è vedere il design prendere forma con una certa immediatezza. La corrispondenza tra immateriale e materiale è davvero sorprendente. Vedere le proprie idee trasferite in un prodotto che puoi indossare è un’esperienza di unicità assoluta.
 

Quali sono i vostri progetti o le ambizioni per il futuro?

Ci piacerebbe promuovere le borse in diversi capitali europee e non, aumentandone le occasioni di visibilità fisica. Ci siamo resi conto di quanto sia importante la dimensione tattile legata a questi nuovi prodotti. Vorremmo creare nuovi modelli con dimensioni maggiori (compatibilmente con l'evoluzione tecnologica) e sperimentare sempre più tecnologie e materiali inediti per creare qualche cosa di unico e all’avanguardia. Rivolgendoci anche a target diversificati. Quello maschile per esempio apprezza molto le nostre creazioni. Parallelamente, daremo sempre più peso alla dimensione immateriale del progetto: il design. Infatti, grazie alla costante e in salita penetrazione sul mercato delle stampanti 3d non escludiamo la creazione di modelli di borse in download che il cliente potrà stampare direttamente a casa sua. Arrivando così a completare l’idea di totale digitalizzazione del processo.
 

Il personaggio del passato o del presente che rappresenta al meglio lo spirito XYZBag.

Illuminante la visione di Chris Anderson, giornalista e saggista statunitense che nel suo libro “Makers, il ritorno dei produttori” annuncia il cambiamento epocale attraverso la stampante 3D, preannunciando la possibilità di dare vita alla “fabbrica personale” di prodotti nuovi ottenuti sfruttando il web e le nuove tecnologie e soprattutto capovolgendo il mondo della produzione industriale. Guru fashion che incarna questo nuovo trend è sicuramente Iris Van Herpen. stilista danese di fama internazionale, rivisita gli abiti in modo plastico e scultoreo, rappresentando al meglio l'approccio artistico-tecnologico, di sperimentazione che vorremmo ottenere con le nostre borse. Sicuramente futuristica va oltre il fashion, alla ricerca di nuovi codici estetici tridimensionali.
 

Che rapporto avete con i social network?

I social rappresentano un’occasione unica di visibilità globale per il progetto. Tutti i nativi digitali ne fanno uso ed un business che fa della tecnologia il carattere distintivo della propria offerta non può prescinderne. Possiamo avere un rapporto diretto con i nostri followers, e soprattutto capire la loro cultura e sensibilità. L’assenza di punti vendita fisici al momento rendono queste piattaforme ancora più indispensabili ed importanti per creare quell’interazione che ci permetterà di crescere e migliorare.
 

Dove è possibile acquistare le vostre borse?

Le borse sono disponibili online. Stiamo lavorando sulla declinazione dell’offerta per comunicare alle nostre clienti le infinite possibilità di
personalizzazione che possono avere sulla cover. Attualmente è possibile configurare la propria borsa con un testo in colore nero o richiedere un design su misura con una colorazione ad hoc. L’esperienza di co-creazione rende questo processo unico ed esclusivo.
 

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