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Intervista ad Antonella Lattanzi: la scrittrice ci parla di Una storia nera il suo nuovo romanzo

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La nostra intervista ad Antonella Lattanzi che con il suo ultimo romanzo Una storia nera ci regala pagine splendide e terribili, un noir che è allo stesso tempo una storia d'amore

Antonella Lattanzi, Una storia nera

Una storia nera di Antonella Lattanzi è uscito il 28 marzo per Mondadori ed è uno dei libri di cui si parla di più in questo momento e il motivo è molto semplice: è bellissimo. Questo noir ruota intorno alla misteriosa scomparsa di Vito, un uomo che tutti credono integerrimo, un marito perfetto, ma che in realtà picchia sua moglie Carla. Non inganniamoci però, non è una caccia all'assassino quella che ingaggiamo seguendo la scrittura di Antonella Lattanzi, ma un viaggio nella storia più nera di questa famiglia in cui tutti sembrano essere prigionieri di questo amore malato, come ci ha spiegato l'autrice stessa, non solo Carla e Vito, ma anche i loro tre figli.

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Proprio al fascino di Carla, Vito, Nicola, Rosa e Mara non possiamo resistere: sempre imprevedibili, buoni, cattivi, ambigui. Gli eventi e le esperienze che li legano sono tremendi, ma la bravura di Antonella Lattanzi è quella delle grandi alchimiste della letteratura, capaci di estrarre dagli elementi più cupi splendidi fiori letterari.

Intervista ad Antonella Lattanzi

In Una storia nera Vito, marito violento, scompare improvvisamente. Invece di sentirsi liberi, i familiari sono ossessionati dall’idea di ritrovarlo. Nella vita di questa famiglia la violenza è diventata anche un collante che li unisce, qualcosa di cui non possono fare a meno?

La famiglia di Carla, Vito, e dei loro figli – i maggiori, Nicola e Rosa, la piccolina, di tre anni, Mara – sono legati da un amore vischioso e claustrofobico, che li rende una sorta di setta. Non è dalla violenza che sono dipendenti, ma proprio da questo amore, ossessivo, malato, che non può finire mai. Vito, del resto, non ha mai picchiato i figli e davanti alla società è un uomo per bene, un uomo benestante. Ha sfogato tutta la sua rabbia sempre e solo sulla moglie, di cui è geloso fino all’inverosimile, il che rende il tutto ancora più complesso, anche e soprattutto per i figli. Carla, però, lo conosce da quando aveva dieci anni. Anche per lei, mentre lo odia incondizionatamente, è difficile smettere di amarlo.

Il personaggio di Carla è complesso, abbiamo l’impressione di scoprire una donna diversa ad ogni pagina. Il suo agire non è mai ovvio, così come non lo sono le sue emozioni. Carla impedisce a noi lettori ciò che troppo facilmente ci concediamo con le vittime: esaminarla, convincerci di conoscere la verità e quindi giudicarla, era quello che avevi in mente quando scrivevi di lei?

Lo avevo in mente un po’ su tutti i personaggi. Non volevo scrivere personaggi che fossero definitivamente cattivi o definitivamente buoni. Volevo scrivere personaggi in cui ognuno di noi potesse riconoscersi almeno un po’, in un cui ognuno di noi potesse riconoscere qualcosa di sé, personaggi veri. Così Carla, il cui vero talento è la capacità di affascinare le persone, è allo stesso tempo una madre coraggiosa, una piccola bambina bisognosa di cure, e ha tanti altri aspetti oscuri che la rendono anche una donna molto determinata. Volevo che il lettore si chiedesse sempre dove sta la verità e dove la finzione.

Non ci si aspetta di scoprire il colpevole prima della chiusura di un noir e invece…eppure Una storia nera diventa ancora più teso, questo perché fino all’ultimo ci chiediamo cosa ne è di chi resta e in verità anche dopo aver chiuso il libro permane un senso di incertezza. Tu pensi di sapere cosa potrebbe accadere a Rosa, Nicola e Carla?

Io un’idea me la sono fatta, ma vorrei che ogni lettore avesse la sua. Per me Una storia nera non è solo un noir, è anche una storia d’amore, e non volevo che il punto centrale fosse la scoperta del colpevole. Ma volevo che, attraverso il nero, venissero fuori le azioni, i movimenti, le emozioni dei personaggi, tutti tesi a scoprire cosa è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso. Il punto non è chi ha fatto cosa, ma cosa è successo quella notte, e si scoprirà solo nell’ultima pagina. I miei maestri in questi campo sono Simenon, Sciascia, Scerbanenco.

Questa stessa sensazione l’ho provata vedendo il finale di Fiore, film che hai scritto. Mi sono trovata a dire: “E adesso?”. I tuoi personaggi sono sempre in bilico fra la salvezza e il tornare prigionieri del mondo oscuro che abitano?

Forse sì. Forse è un po’ la storia di tutti noi?

Una storia nera sembra un paradigma delle tante storie nere di cui purtroppo leggiamo continuamente, come ti è venuta l’ispirazione per il libro e come ti sei preparata ad affrontare la sua scrittura?

Sono un’appassionata di cronaca in tutte le sue forme e i suoi colori. Ho studiato tanti casi di donne maltrattate e vessate e vittime di violenza, e anche tanti processi. Volevo, come sempre mi piace fare, partire dalla realtà per raccontare una storia inventata. Secondo me l’invenzione contiene sempre più della mera cronaca.

Lo Strega si avvicina, se tu potessi presentare un libro che ti ha particolarmente colpito quest’anno quale sceglieresti?

È giusto obbedire alla notte di Matteo Nucci.

La primavera è la stagione dei saloni letterari, dal nuovissimo Tempo di Libri al Salone di Torino, tu ci sarai? E cosa ne pensi degli incontri con i tuoi lettori?

Sì, sarò ad alcuni degli incontri primaverili. Penso che gli incontri coi lettori siano un bel luogo di scambio, di conoscenza, e che ti facciano scoprire lati del tuo romanzo che tu stesso magari non avevi visto, a cui non avevi pensato.

Una storia nera diventa un film per la Lucky Red

Presto (speriamo) ritroveremo Antonella Lattanzi al cinema, i diritti di Una storia nera sono stati infatti acquistati dalla Lucky Red. Naturalmente essendo una notizia recentissima non è ancora noto alcun dettaglio, ma saremo felici di seguire nei prossimi mesi l'evoluzione di un progetto cinematografico che sembra davvero interessante.

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