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Le canzoni più belle dei Mondiali di Calcio: tutti i brani simbolo della Coppa del Mondo

Le canzoni più belle dei Mondiali di calcio, riviviamo l'emozione di tutte le edizioni della Coppa del Mondo attraverso le canzoni simbolo

Canzoni Mondiali di Calcio

Tutti in Italia –  ma per ovvi motivi anagrafici accade soprattutto tra i trenta/quarantenni – facciamo coincidere Un'Estate Italiana, che poi per il popolo sarebbe Nottimagiche scritto esattamente così, tutto attaccato come fosse una sol parola, con l'inizio della tendenza di accostare a un campionato del mondo una canzone ufficiale. Una specie di sigla, in pratica.

In realtà le cose non stanno così. Fin dal 1962,  in occasione del mondiale di calcio che si giocò in Cile, per ogni campionato del mondo successivo si iniziò a commissionare una brano che potesse trasmettere il senso e il significato, ma anche la "territorialità", di quell'edizione.

Canzoni Mondiali di Calcio dal 1962 al 2018

Prima di arrivare alla storia più recente  - e meglio conosciuta – vale la pena iniziare questo racconto da World Cup Willie (Where In This World We Are Going) cantata dallo scozzese  Lonnie Donegan (che pare fosse un gran fico negli anni '50) per i mondiali di calcio in Inghilterra del 1966. La canzone, che nel testo aveva frasi come  Willie è tosto come un leone e non si arrenderà mai/ ecco perché è anche il favorito per la coppa, fu decisamente di buon augurio per la nazionale di Sua Maestà la Regina anche se oggi, con il VAR, i risultati di quel mondiale sarebbero decisamente diversi e forse la coppa l'avrebbero vinta i tedeschi.

C'è da dire che quando gli inglesi giocano in casa sono bravissimi ad auto-celebrarsi. Facendo un repentino salto in avanti nel tempo è impossibile non citare l'ondata di brit-pop portata da Three lions (Football's coming home). Una canzone realizzata per i campionati europei del 1996 che l'Inghilterra non vinse, non ci andò nemmeno vicina se per questo, ma la canzone piacque così tanto che ora è diventata tradizione aggiornarla (con i nomi dei calciatori del momento) o quantomeno ritirarla fuori a ogni competizione internazionale a cui prende parte la compagine elisabettiana, tanto da finire durante ogni mondiale o europeo nelle parti alte delle classifiche di vendita.

In Spagna, nel 1982, Placido Domingo cantò El Mundial. Una canzone che potremmo definire come una corrida in salsa anni Ottanta, ma anche un po' una marcia di conquista che però al tempo stesso strizza l'occhio alla sigla di un programma che potrebbe essere cantata tranquillamente da Raffaella Carrà e Alberto Sordi. Chiarissimo no? Da ascoltare assolutamente, anche soltanto per un senso di dovere civico nei confronti di quel mondiale che ci ha regalato – anche a chi non era ancora nato -  immagini iconiche della nostra Storia come Pertini che salta sulla sedia con la sua fedele pipa in mano, l'urlo senza fine di Tardelli e Nando Martellini che urla al mondo per tre volte di seguito Campioni del Mondo!

Nel 1990 per i mondiali italiani il compito di inventarsi una canzone è affidato all'insolita coppia Edoardo Bennato – Gianna Nannini. Quelli sono i mondiali che per molti di noi hanno segnato un punto di svolta e anche il primo ricordo di un grande evento sportivo. Gli anni Ottanta sono finiti, i mondiali si giocano in casa e l'Italia è una delle squadre favorite. La mascotte è talmente brutta (si chiama Ciao!) che non puoi non affezionartici e nell'immaginario collettivo, tra un occhio strabuzzante di Totò Schillaci e un pendolino di Maurizio Mosca, entra definitivamente il concetto di "notti magiche". Il merito è quasi del tutto di Un'estate italiana una canzone che appassiona e coinvolge; e ancora oggi che ricordare quegli anni è di tendenza, ci fa scendere qualche lacrima... sotto il cielo di un'Estate italiana na-na-na-nà.

Il 1998 è l'anno del mondiale francese che si tinge di pop. Anzi possiamo dire che, per la prima volta, la generazione Mtv entra nei contenuti delle canzoni mondiali. Arriva (e scala ovviamente la classifica) La copa de la vida, cantata da Ricky Martin che con il suo ritmo e il suo gioco d'anca bacino trascina il pubblico e la Francia in una storica vittoria casalinga contro il Brasile di Ronaldo. Ovviamente non possiamo non parlare del mondiale del 1998 senza citare anche il videogioco spartiacque - almeno per quanto riguarda il calcio. Quello è l'anno di Fifa 98 Road To World Cup che ha come sigle due canzoni leggermente note: Song 2 dei Blur e Tubthumping dei Chumbawamba. Niente male, vero?

La canzone del 2006 è brutta e non se la ricorderà nessuno. Si chiama Zeit Dass Sich Was Dreht (Celebrate the day) cercatela su Yuotube se volete, così potrete confermare che anche a voi non dirà nulla. Assolutamente nulla. E poi soprattutto potrete confermare che per noi, noi italiani, il mondiale del 2006 è soltanto una canzone: Seven nation army dei White Stripes dirà qualcosa a molti, popopopopooooooo dirà tutto, a tutti. È il coro che ci ha accompagnato fino alla finale con la Francia, passando per il rigore di Totti, la sfida con la Germania e la festa in ogni remota strada del Paese, mentre Civoli ci ricordava che il cielo era azzurro sopra Berlino e Caressa diceva a Bergomi di abbracciarlo forte e volergli tanto bene. 

Al contrario della precedente edizione, quello del 2010 è il mondiale del tormentone. Lo canta Shakira e si chiama Waka Waka. Un pezzo tra il dance e il pop che strizza l'occhio ai ritmi sudamericani e africani. Praticamente c'è tutto il mondo lì dentro. Il mondiale lo vince la Spagna e proprio in occasione dei festeggiamenti un giocatore spagnolo, Gerard Piqué, si fidanza con la cantante che si porta così a casa spasimante e vetta delle hit. Un'estate da ricordare per la colombiana.

E un'estate da ricordare anche per tutti noi che oltre alla (piacevole) colonna sonora originale ci siamo sorbiti  il fastidiosissimo suono (ma sarebbe meglio dire rumore) delle vuvuzela. Ve le ricordate quelle orrende trombette che infestavano gli stadi durante le partite? Non vi mancano? Beh, nenache a noi. Se qualcuno avesse un po' di nostalgia sappia che ci sono tante (troppe) app che ne imitano il suono sugli smartphone. 

Il 2014 passa un po' in sordina per la canzone, sebbene in We are One cantata da Pitbull ci sia anche un'importante partecipazione di Jennifer Lopez. È tuttavia un'altra la canzone a entrare – stavolta grazie ai social - nelle nostre case. La cantano gli argentini per sfottere i brasiliani umiliati in casa 7-1 dalla Germania. Si intitola Brasil decime que se siente e il testo recita più o meno così: Brasil decíme que siente/Tener en casa a tu papá/Te juro que aunque pasen los años/Nunca nos vamos a olvida. La canzone divenne virale e fece registrare record di visualizzazioni in rete. Ascoltatela. Ve la ricorderete.

E poi eccoci a oggi. Quella di questo mondiale di chiama Colors ed è cantata da Jason Derulo. Onestamente non ci entusiasma e ahinoi, l'assenza degli azzurri non potrà neanche legarci con dei bei ricordi a un brano tutto sommato sottotono. Ascoltandola però ci sorge una domanda con cui vorremmo chiudere questo pezzo. Ma perché tutte le melodie (da Ricky Martin in poi) dei mondiali abbondano sempre di tamburi e percussioni? Chi lo sa si faccia avanti.

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