1 5

Elisa D'Ospina, modella curvy, insegna nelle scuole il rispetto per il corpo

Quando aveva 16 anni un agente le aveva detto che se voleva lavorare nel mondo della moda doveva perdere 30 chili, ora è una modella plus-size tra le più richieste a livello internazionale e gira le scuole per insegnare il rispetto di sè e per combattere l'anoressia tra i giovani

A quindici anni le avevano detto che, viste le sue misure, poteva ambire a fare la modella, a 16 un agente le aveva suggerito di perdere 30 chili altrimenti nel mondo della moda avrebbe pulito solo i bagni, oggi Elisa D’Ospina, attualmente una delle top model curvy più richieste a livello internazionale, è una 30enne impegnata nella lotta ai disturbi alimentari.

Alta 183 cm, sorriso smagliante e splendidi caratteri mediterranei, Elisa è una ragazza come tante (solo un po’ più lunga!) con valori e principi saldi, primo tra tutti l’amore per se stessa come base fondamentale per amare il prossimo. E questi valori Elisa ha deciso di insegnarli a chi come lei si è trovata a vivere nella discriminazione e nell’isolamento, per questo da sei anni gira per le scuole del nord Italia dove insegna l’importanza del rispetto di sé e del proprio corpo.
Laureata in Scienze della Comunicazione con una specializzazione in psicologia, fashion blogger per Vogue Curvy e socia di un’agenzia di comunicazione, Elisa è spesso contattata dagli istituti scolastici per discutere insieme agli alunni dei problemi legati ai giovani d’oggi, con particolare riferimento ai disturbi alimentari.

Attualmente gran parte della sua attenzione è rivolta a quei siti pro-ana e pro-mia dove ragazzine non ancora adolescenti si scambiano consigli per digiunare e per resistere ai morsi della fame senza che i genitori se ne accorgano. L’ossessione per la magrezza, l’emulazione di quelle modelle palesemente anoressiche, il terrore per il cibo, sono temi caldi, che meritano di essere trattati faccia a faccia nelle scuole, dove le ragazze dovrebbero imparare ad amare la propria vita prima ancora di qualsiasi altra materia.
Così Elisa ha affrontato questi argomenti delicati in una serie di incontri gratuiti tenuti direttamente nelle aule e spesso affiancata da psicologi e nutrizionisti che potessero rispondere insieme a lei alle eventuali domande dei ragazzi.
Una donna, impegnata in prima linea sulle problematiche giovanili, che è riuscita a fare della comunicazione la sua arma vincente «in sei modelle plus-size abbiamo fondato il gruppo Curvy Can, cioè Con le curve si può – spiegava tempo fa al Corriere - per dire che chiunque ha le chance per lavorare nel mondo della moda. Se si è alte 1,70 si può fare le fotomodelle ed è vergognoso che per due o tre centimetri una ragazza si senta costretta a digiunare. Basta pressing psicologico perché c’è anche chi non regge».

«Se guardiamo le tabelle della salute, le indossatrici sono tutte sottopeso» commenta indignata, «Cambiare questa mentalità non è facile. Per una modella di taglie forti la carriera è aperta anche fino a quarant’anni. Ma mi rendo conto che ogni anno, anche da noi, le cose cambiano, i gusti si modificano. Se lavoro come sto facendo ora bene, altrimenti smetto».
«E comunque – aggiunge infine - la miglior risposta a quello che mi disse di scordarmi la moda e di andare in un’impresa di pulizie, è il mio percorso di lavoro: la più grande soddisfazione è che giro il mondo con la moda».
Avere qualche chilo in più non vuol dire essere meno belle, ma semplicemente essere anticonformiste nei confronti di una moda-taglia-38 che, oltre a non piacere più a nessuno, fa davvero molto male

gpt skin_mobile-notizie-0