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Detroit: la recensione del film di Kathryn Bigelow

/pictures/2017/10/27/detroit-la-recensione-del-film-di-kathryn-bigelow-875404791[1910]x[797]780x325.jpeg Ufficio Stampa
Ispirato ad un evento realmente avvenuto durante la sommossa di Detroit del 1967, il film di Kathryn Bigelow scuote lo spettatore riportandolo a quei sanguinosi giorni e raccontando i destini incrociati di quanti, loro malgrado vi rimasero coinvolti

Detroit Film

Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2017, Detroit è l'ultimo film di Kathryn Bigelow e ricostruisce fatti realmente avvenuti. In particolare Bigelow ha voluto raccontare un episodio sanguinoso avvenuto durante le sommosse che ebbero luogo nel 1967 a Detroit. La comunità nera, esasperata dagli abusi della polizia e in particolare dei poliziotti bianchi, si ribellò arrivando ad un pericoloso braccio di ferro con le istituzioni che scelsero di reagire in maniera intransigente e violenta. In questa polveriera che era la Detroit del 1967, si susseguivano soprusi che talvolta si trasformavano in autentiche carneficine. Teatro di uno di questi terribili atti fu il Motel Algier e proprio in questo luogo Bigelow è voluta tornare, almeno idealmente, per cercare di fornire un racconto il più possibile fedele di quanto accadde quella notte e in qualche modo onorare e riscattare la memoria di chi vi perse la vita e di chi ha dovuto continuare a convivere con quei terribili ricordi.

Detroit, la trama

La popolazione nera di Detroit si è sollevata e da giorni per le strade si combatte. C'è il coprifuoco, gli sciacalli saccheggiano palazzi e negozi ormai ridotti a ruderi, la polizia si aggira per le strade insieme all'esercito e alla Guardia Nazionale, apparentemente tentando di calmare gli animi, più spesso soffiando sul fuoco. C'è chi persino in questi giorni violenti cerca di vivere in maniera normale, continuando ad inseguire i propri sogni. Larry e Fred sono due grandi amici che, tentando di rimanere il più possibile lontano dai guai, sperano di costruirsi una carriera nel mondo della musica.

Larry è il cantante dei Dramatics, un gruppo di belle speranze che aspetta solo l'occasione giusta, Fred è il loro manager/roadie/tuttofare. Dopo essere stati costretti ad evacuare da un locale in cui stavano per esibirsi per via della rivolta che infuria per strada, Fred e Larry si rifugiano in un Motel che incontrano per caso lungo la strada. La notte si presenta tutto sommato piacevole, ci sono anche due belle ragazze ospiti. Uno sparo però sconvolge la situazione, perché tanto la Guardia Nazionale quanto la polizia si dirigono verso il Motel Algier convinti che lì si nasconda un cecchino.

La foto di una scena del film Detroit

Con loro c'è anche Melvin Dismukes, un guardiano afroamericano di un negozio delle vicinanze. Dismukes è un uomo buono, che spesso cerca di disinnescare le tensioni che si creano fra popolazione e polizia. E' con questo spirito che entra nel Motel Algier, dove però le buone intenzioni servono davvero a poco. Guidati da Philip Krauss, un poliziotto crudele e razzista, i poliziotti brutalizzano gli ospiti del Motel, picchiandoli e abusando di loro psicologicamente, minacciandoli, colpendoli. Per alcuni di loro l'irruzione della polizia si rivela fatale, Krauss e i suoi, infatti, perdono completamente il controllo uccidendo alcuni dei giovani lì presenti. Chi ha salva la vita, per un puro caso, paga un prezzo altissimo: la promessa di non parlare mai con nessuno degli eventi di cui sono stati vittime e testimoni. Malgrado le minacce, i poliziotti si trovano sotto accusa, ma il processo non va come sperato. Nel processo si ritrova coinvolto anche Dismukes, perché la sua posizione di neutralità viene interpretata come una forma di complicità piuttosto che come una strategia per evitare che la tensione superasse il limite.

Cosa ne è stato quindi di chi è sopravvissuto a quella carneficina? Come sono cambiate le vite di coloro che hanno subito violenze per ore e hanno dovuto assistere alle percosse inferte senza pietà a chi ha avuto la sventura di trovarsi nel Motel Algier?

Detroit, la recensione

La prima parte di Detroit è semplicemente superba. Veloce, precisa, coinvolgente, Bigelow riesce dai primi fotogrammi a trasportarci in mezzo alle sommosse, a farci respirare quel clima terribilmente violento, carico di rabbia e di desiderio di rivendicazione. Ciò che Bigelow allestisce davanti ai nostri occhi è l'escalation rapidissima degli eventi, la tensione aumenta ad ogni attimo ed è evidente che la tensione sta per deflagrare. Proprio quando si arriva all'apice, veniamo scaraventati nel buco nero del Motel Algier. Will Poulter, l'attore che interpreta Philip Krauss ha su di se tutta la forza emotiva di queste sequenze e domina letteralmente la scena. Nel Motel Algier si vive l'incubo, noi spettatori lo viviamo in prima persona, completamente coinvolto in ogni attimo del film. Sono scene durissime, girate con precisione e senza nessuna indulgenza o patetismo, così credibili che non si stenta a credere che siano vere, da una parte almeno. Dall'altra invece, pur sapendo bene in quale bestia tremenda riesca a trasformarsi l'uomo, non si può che restare stupefatti davanti alla crudeltà e all'indifferenza mostrata, in quest'ultimo caso, da quanto avevano intuito che qualcosa non stava andando come doveva all'Algier e non fecero niente.

A fronte di queste prime due parti di Detroit, la terza, l'epilogo per così dire, è meno deciso, perde parte della sua forza. E' anche normale che sia così, perché Bigelow tira le fila, ci dice cosa ne è stato dei personaggi, ma, ad esempio, sorvola molto sul processo che, probabilmente, per essere degnamente descritto avrebbe richiesto un film a sé. E' molto difficile inoltre lasciare andare le immagini tremende e cariche che ci hanno accompagnato 120 minuti, perché ci si sente ancora dentro il Motel Algier, fra l'attonito e lo stordito. Il cast, che peraltro è stato scelto in una maniera molto particolare, ovvero venendo coinvolto in una sorta di gioco di ruolo affinché Bigelow potesse valutare le potenzialità degli attori senza necessariamente legati all'interpretazione di due linee di sceneggiatura, funziona molto bene. Oltre a Poulter troviamo il bravo Jacob Latimer, Ben O'Toole e John Boyega (che i fan di Star Wars già conoscono) e tutti fanno un'ottima figura.

Difficile dire se Detroit di Bigelow può arrivare agli Oscar, quest'anno la corsa alla statuetta sembra particolarmente dura, ma, per quanto abbiamo visto, le carte in regola le ha. E' un film che senza inserire espressamente battute di carattere ideologico, senza mettere ad alcun personaggio parole ad effetto o in stile "spiegone" in bocca, dice molto della storia umana di quei giorni e delle brutalità del razzismo e dell'inequità sociale.

Detroit: ricostruzione e riprese, il metodo Kathryn Bigelow

Kathryn Bigelow ha lavorato molto a lungo al film Detroit, cercando per quanto possibile di risalire alla versione più veritiera dei fatti. I racconti sul Motel Algier sono infatti ancora lacunosi, per cui, come viene correttamente detto anche prima della proiezione, si è cercato di ottenere la migliore approssimazione possibile al vero, ma non si può essere certi che tutto sia andato esattamente come lo vediamo in scena. Sia Bigelow che Mark Boal, che ha proposto alla regista di occuparsi della storia, hanno avuto modo di intervistare i sopravvissuti, in particolare Melvin Dismukes, Larry Reed e Julie Hysell. Ognuno ha dato il suo contributo affinché la verità venisse ristabilità. Bigelow ha scelto comunque uno stile reportage/documentario per girare il film, decisione decisamente indovinata perché molto efficace nel farci sentire davvero dentro la Storia. Per aumentare ulteriormente questo effetto, la regista ha scelto di inserire anche riprese dell'epoca e qualcosa dell'apparato fotografico, entrambi questi elementi sono inseriti in maniera fluida nella narrazione. Infine, un'ultima particolarità del film è il modo veramente completo, la visione totale e immersiva della notte al Motel. Questo risultato è stato raggiunto non obbligando gli attori a recitare verso una macchina da presa, ma facendo in modo che la luce fosse omogenea su tutta la scena e che quindi da qualsiasi angolatura si riprendesse si potessero ottenere dei fotogrammi coerenti e si potesse cambiare con naturalezza e con totale libertà il punto di vista.

Detroit, il trailer

 

Detroit, la data di uscita in Italia

Ad un mese di distanza dalla presentazione alla Festa del Cinema di Roma Detroit (143 minuti) debutterà nelle sale italiane distribuito dalla Eagle Pictures. In Italia Detroit di Kathryn Bigelow uscirà quindi il 26 novembre 2017, non perdetevelo per nulla al mondo!

Le recensioni di tutti i film alla Festa del Cinema di Roma 2017

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