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Le donne del Giro d'Italia e della bicicletta: da Alfonsina Strada a Giulia Occhini, la Dama Bianca

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Al Giro d'Italia è legata la storia di moltissime donne che hanno contribuito a loro volta a rendere indimenticabile queste sfide e la bicicletta stessa

Le donne del Giro d'Italia

Si scrive bicicletta ma si legge: donna. La storia dei uno dei mezzi di trasporto più antichi e poetici non può prescindere da alcuni personaggi femminili che hanno contribuito a renderlo mitico.

Il 101esimo Giro d'Italia sul suolo italiano dopo l'inizio in terra Israeliana e come ogni maggio che si rispetti l'Italia si riscopre pioniera su due ruote a pedali. Vogliosa di passare per vicoli stretti fatti di pavé, scalare salite, mangiare buon cibo e stare insieme.

E sono molte le donne che nel mondo, negli anni, si sono fatte conoscere e sono entrate di diritto nella storia del Giro d'Italia o più in generale di quella della bicicletta. Forse in quest'ultimo caso potremmo proprio dire della Storia. Con la esse maiuscola.

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Alfonsina Strada

Lo scorso anno, proprio in questo periodo vi avevamo narrato le gesta di Alfonsina Strada, la prima (e unica) donna a correre un giro d'Italia (era il 1924) insieme agli uomini. Arrivò fuori tempo massimo, ma fu la vera trionfatrice di quell'edizione che - privata per motivi contrattuali di grandi nomi - trovo' in questa ragazza il simbolo di un'Italia che tra due guerre cercava un pizzico di speranza e qualche bella notizia.  

La Regina Margherita

Come Alfonsina tante altre donne sono legate al Giro. Una su tutte: la Regina Margherita. Lei oltre ad essere la madre di Vittorio Emanuele III, il monarca sotto il cui impero nacque la corsa rosa, era una vera e propria patita della bicicletta, ma ahilei non sapeva andarci. Per questo allora venne chiamato a Palazzo – è mai tale espressione fu più consona - il migliore da cui imparare. Un certo Edoardo Bianchi, un tizio che costruiva delle biciclette alle quali aveva l'ardire di dare il suo cognome. Certamente ignaro del fatto che un secolo dopo, proprio su una Bianchi, avrebbe vinto il giro Marco Pantani, ad esempio. All'epoca, era pur sempre il 1924 e i personaggi della storia sono una regina e un costruttore di biciclette, si dovettero aggirare con l'ingegno diverse regole. Bianchi dovette insegnare alla regina ad andare in bicicletta senza mai toccarla e per riuscire nell'impresa si narra che si inventò una serie di cinture e briglie con cui teneva in  equilibrio la regina che così pote' trovare equilibrio e ritmo di gamba senza mai essere sfiorata da un altro uomo.

Mamma Rossignoli

Sempre a inizio Novecento, nelle prime edizioni del Giro, fece notizia una mamma. Mamma Rossignoli, per l'esattezza, che all'omonimo figlio - in una tappa particolarmente piovosa - volle per forza affibbiare un ombrello. In molti giurano che lei da brava mamma non prese bene il fatto che suo figlio se ne liberò subito dietro l'angolo per riprendere la gara...con due mani sul manubrio.

Giulia Occhini, la Dama Bianca

Giro d'Italia da sempre significa anche Giulia Occhini ai più nota come la Dama Bianca. Fu la donna che fece esplodere il cuore di Fausto Coppi e che divenne la sua musa sportiva. Ogni pedalata di Coppi era proiettata verso il volto della donna. I due (entrambi sposati) causarono con la loro relazione  un grande scandalo per l'epoca. L'opinione pubblica che vedeva nel ciclismo non solo uno sport ma anche un momento di grande impegno morale e civile condannò fortemente e a lungo l'atteggimamento di entrambi.

Amelia Bloomer

Ma non soltanto il Giro d'Italia ha creato grazie alla bici immagini femminili forti e famose. Basti pensare ad Amelia Bloomer. Femminista e tra le prime donne appartenenti a movimenti vegetariani. Lei fu una vera pioniera, nella prima metà dell'Ottocento, che lottò per apportare dei cambiamenti al vestiario femminile. Sosteneva che una donna con una gonna ingombrante non può pedalare bene in bicicletta e per questo fu la prima a indossare un paio di pantaloni. Ovviamente generando scandalo, ma iniziando una lenta e sempre più potente consapevolezza di genere.

Kittie Knox

Sul finire dell'ottocento invece la questione femminile si unì con quella razziale. Risale al 1895 il momento in cui Kittie Knox si oppose alla decisione della lega dei ciclisti americani di dichiarare l'associazione aperta soltanto ai maschi bianchi. Lei che era mulatta e già iscritta insieme a una minoranza di altre donne si oppose e il suo ostruzionismo le consentì di riuscire a prendere parte al raduno annuale dove venne anche insignita di un premio.

Non soltanto miss. Il ciclismo è uno sport duro, epico e pieno di storie da raccontare. E oggi più che mai il mondo dei professionisti sta diventando sempre più simile (sebbene resista una forbice ampia legata ai compensi) tra uomini e donne. Il ciclismo sono La dama Bianca e Kittie Knox, ma è anche le corritrici che si lanciano in una rincorsa in salita o si gettano a 80 all'ora in discesa. Meravigliosamente spericolate col peso verso valle, proprio come i loro colleghi uomini. Il ciclismo è giustizia sociale, razziale e sessuale. Da sempre.

Una bici è un mezzo di trasporto facile da trovare ed economico e per questo democratico. E poi il fatto che per muoverlo serva fare fatica lo ha reso sin da subito ancora più vicino al popolo. E i volti di queste donne che hanno fatto la storia in un modo o nell'altro e non solo nel ciclismo ma anche nella vita di tutti i giorni ne sono la migliore testimonianza possibile. Tra chi ha  il coraggio di vivere i propri sentimenti anche se si tramutano in una relazione extra coniugale, chi sfida un club per soli uomini e chi mettendosi un paio di pantaloni fa più rumore di un terremoto. Ma anche mamme, atlete e addirittura regine. Perché si scrive bicicletta, ma si legge: donna.

Le donne che hanno fatto la storia della bicicletta

 
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