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Giorno della Memoria 2018: frasi, libri e film su Shoah e Olocausto per ricordare

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Giorno della Memoria 2018: frasi, libri e film su Shoah e Olocausto per ricordare: nella Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio libri e film sono testimonianze significative per non dimenticare e celebrare il ricordo dei testimoni della Shoah. Abbiamo scelto i più significativi

Giorno della Memoria 2018: frasi, libri e film su Shoah e Olocausto per ricordare

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, appuntamento importantissimo per ricordare la Shoah. Anche quest'anno molte sono le celebrazioni organizzate per onorare questa particolare giornata dedicata al ricordo. Malgrado la drammaticità degli eventi che l'hanno ispirata, la Giornata della Memoria è soprattutto un messaggio di speranza perché grazie al ricordo non si ripetano mai più eventi tragici come l'Olocausto. Chiunque di noi può partecipare a questa celebrazione del ricordo perché, oltre agli appuntamenti istituzionali, ci sono numerosi film e libri che raccontano, nelle maniere più diverse, questi avvenimenti storici

La giornata della memoria: le parole per non dimenticare

 
 

L'importante è ricordare. Sempre. Nonostante il tempo che passa, le ferite mai rimarginate e gli orrori subiti. La letteratura e i film mantengono viva la responsabilità della memoria. Nel tempo, quasi tutti i protagonisti diretti di quel peso insopportabile sono scomparsi. Me le loro parole, il loro grido di dolore, restano indelebili. La testimonianza di chi ha attraversato questo dramma e la difesa della memoria stessa che ha svolto un ruolo determinante, è raccontata nei libri e in molte toccanti pellicole. Ecco frasi belle, libri e film che aiutano a mantenere sempre vivo il ricordo.

Giornata della Memoria: frasi per ricordare e non far morire la speranza

  • Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo (Frase incisa in 30 lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau)
  • Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre (Primo Levi, Se questo è un uomo)
  • La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi (Mario Rigoni Stern)
  • La Memoria è l’unico vaccino contro l’indifferenza (Liliana Segre)
  • Dimenticanza è sciagura, mentre memoria è riscatto (Anneliese Knoop-Graf)
  • Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere (José Saramago)
  • Una cattiva memoria preserva da tanti rimorsi (John James Osborne)
  • Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità (Elisa Springer)
  • Se Dio esiste, dovrà chiedermi scusa (Scritta apparsa su un muro di Auschwitz)
  • La domanda: Ditemi dove era Dio, ad Auschwitz. La risposta: E l’uomo dov’era? (William Clarke Styron)
  • È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo (Anna Frank)
  • Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi (Primo Levi, la poesia si intitola “Shemà”, che significa “ascolta”)
  • La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta (Anna Frank)
  • In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia" (Luis Sepúlveda)
  • Chi ha subito il tormento non potrà più ambientarsi nel mondo, l’abominio dell’annullamento non si estingue mai. La fiducia nell’umanità, già incrinata dal primo schiaffo sul viso, demolita poi dalla tortura, non si riacquista più (Jean Améry)
  • Lo strazio più grande, in questi cinquant’anni, è stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l’evidenza dello sterminio (Elisa Springer)
  • Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare (Orhan Pamuk)
  • Doveva essere migliore degli altri il nostro XX secolo. Non farà più in tempo a dimostrarlo, ha gli anni contati, il passo malfermo, il fiato corto. Sono ormai successe troppe cose che non dovevano succedere, e quel che doveva arrivare non è arrivato (Wisława Szymborska)

Giornata della Memoria: i libri, qualche titolo diverso dai più famosi

Sopravvivere e vivere, di Epstein Denise

Nel 1942 Irène Némirovsky viene arrestata e tre mesi dopo il marito sarà deportato. La coppia lascia due figlie: Denise, tredici anni, ed Elisabeth, soltanto cinque. Per le bambine inizia una lunga fuga, di notte, braccate dalla polizia francese e dalla Gestapo, passando da un nascondiglio all'altro trovando rifugi di emergenza in un convento di suore, in cantine umide e in sottoscala. Alla Liberazione, Denise ed Elisabeth si recano, alla Gare de l'Est, sperando di riabbracciare i propri genitori mentre assistono sgomente all'arrivo dei treni che riportano a casa fantasmi umani, denutriti ed emaciati, che sono i sopravvissuti dei campi di sterminio nazisti.

Baci di carta di Pali Meller

Pali Meller era un architetto ebreo ungherese arrestato per aver falsificato dei documenti che attestavano la sua appartenenza alla razza ariana. Vedovo da tempo, prima di essere spedito nel carcere di Brandenburg-Gorden, dove si spense a soli 40 anni, lascia i suoi due figli, Paul di 11 anni e Barbara di 7, alla governante. Meller prima di morire riuscì a spedire dalla prigionia ventiquattro lettere, amare e piene d'affetto, - raccolte in questo libro -, costruendo con i figli una nuova relazione, affidata alla carta, così come "di carta" divennero i baci che poté inviare loro. Testimonianza diretta di chi visse la barbarie.

Dora Bruder di Patrick Modiano

''E' il suo segreto. Povero e prezioso segreto che i carnefici, le ordinanze, le autorità cosiddette d'occupazione, il Deposito, le caserme, i campi, la Storia, il tempo - tutto ciò che insozza e distrugge - non sono riusciti a rubarle''. Modiano, Premio Nobel per la Letteratura nel 2014,  non sa niente di Dora Bruder, ebrea francese di 15 anni, ma si è ugualmente spinto sulle sue tracce. Infatti racconta di essersi interessato a lei leggendo un vecchio numero di “Paris-Soir” del 31 dicembre 1941: quel giorno apparve un annuncio nel quale un padre e una madre affranti cercano notizie della loro figlia.

Modiano cerca di ricostruirne la vita, gli spostamenti, i motivi che hanno spinta Dora a scappare, fino al drammatico epilogo ad Auschwitz. Una richiesta di aiuto rimasta sospesa e insoluta. Un segreto che non sarà mai svelato.

Il cacciatore di nazisti. Vita di Simon Wiesenthal di Levy Alan

Simon Wiesenthal, ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio del Terzo Reich, ha dedicato la propria vita alla caccia dei criminali nazisti sfuggiti al tribunale di Norimberga, cercando fino all’ultimo di esaudire la preghiera di 11 milioni di vittime dell'Olocausto: "Non dimenticate i nostri assassini". Il suo è stato un infaticabile lavoro di indagine, attraverso una fitta rete di relazioni intrecciate con istituzioni e governi di tutto il mondo che lo portò a identificare e consegnare alla giustizia 1100 responsabili dell'attuazione dello scellerato progetto di Hitler "Soluzione finale". Wiesenthal ha consegnato alla giustizia tantissimi brutali assassini come Adolf Eichmann, che, sotto falso nome, viveva in Argentina dal 1950.

Dalle tenebre alla gioia. Tutto quello che ho imparato ad Auschwitz e da quattro piccoli pezzi di pane di Hollander-Lafon Magda

Nel 1944, a sedici anni, Magda Hollander-Lafon, ebrea ungherese, fu deportata ad Auschwitz-Birkenau con la madre e la sorella. Magda sarà l'unica della sua famiglia a sopravvivere . "Dalle tenebre alla gioia" è una testimonianza degli orrori subiti ma anche un libro pieno di speranza: i quattro pezzetti di pane ricevuti da una donna in fin di vita nel campo, perché possa sopravvivere e raccontare, le gocce d'acqua offerte dalle compagne quando è ormai allo stremo delle forze, il movimento delle nuvole nel cielo di Auschwitz, che le fiamme del crematorio hanno smesso per un momento di oscurare. E poi l'aiuto del custode, un guardiano che, a rischio della sua stessa vita, le riscalda i piedi congelati donandole un paio di zoccoli: "Quando se n'è andato sono riuscita di nuovo a piangere e a sperare nella bontà degli uomini".

Giornata della Memoria: i film

La verità negata

La verità negata è un film di Mick Jackson che racconta il processo intentato dal David Irving contro la professoressa universitaria e studiosa della Shoah Deborah Lipstadt colpevole di averlo definito un negazionista. La pericolosa tesi di David Irving è che, non essendo mai avvenuto l'Olocausto, egli non può essere definito un negazionista, ma uno storico. Il processo è quindi un mezzo per far passare pericolose tesi che negano il genocidio ebraico, solo la determinazione della Lipstadt e del suo team di avvocati riuscirà ad evitare che una bugia così grande si trasformi in una pericolosa verità per il grande pubblico.

Il figlio di Saul di László Nemes

“Hai tradito i vivi per i morti” dal film Il figlio di Saul, sconvolgente opera prima del regista ungherese László Nemes raccontata attraverso il volto svuotato e lo sguardo disperato di Saul Auslander (Géza Röhrig), prigioniero nel campo di sterminio di Auschwitz. Nemes fa parte del Sonderkommando, gruppo di deportati costretti a collaborare con  i nazisti.
Rimuove i corpi dalle camere a gas per poi portarli ai forni crematori e, infine, disperderne le ceneri nell’acqua. Tra questi ritrova il figlio adolescente e vuole almeno garantirgli una degna sepoltura. Per farlo si mette alla ricerca di un rabbino che possa recitare il Kaddish, la preghiera funebre ebraica. Dentro l’orrore di un lager nazista l’impresa diventa la missione della sua vita, una ricerca di umanità in un luogo dove non ci sono più lacrime da versare e la pietà sembra essere stata definitivamente abbandonata.

Il Grande Dittatore di Charles Chaplin

“Anna puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Anna. Le nuvole si diradano, comincia a risplendere il sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro aridità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Anna. L'animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno, verso la luce della speranza, verso il futuro, il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Anna. Lassù.” Un grido di speranza che arriva direttamente al cuore, - come il monologo di Charles Chaplin nella parte finale del film -, e scuote le coscienze degli individui, fa aprire gli occhi verso un futuro più aperto e libero.

Il portiere di notte di Liliana Cavani

“Non illudiamoci che la memoria sia fatta di vaghe ombre: è fatta di occhi, che ti guardano dritto in faccia. E di dita, che ti accusano” dichiara il portiere di hotel Max (Dirk Bogarde), ex ufficiale nazista. Dopo anni ritrova Lucia (Charlotte Rampling), una ex deportata ebrea che credeva morta con la quale aveva iniziato una relazione ambigua e perversa. L'incontro fra i due fa emergere ricordi, orrori ed ossessioni mentre Max inizia ad esplorare le proprie colpe.

Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman

“Tuttavia ci sono momenti in cui un fratello ed un a sorella abbassano le armi per un istante e parlano da esseri civili” dichiara Bruno (Asa Butterfield), otto anni, figlio di un ufficiale del braccio destro??? (molto vicino al?) del Führer. Lo sterminio nazista è già iniziato ma lui non sa nulla di tutto questo. Vive la sua infanzia inconsapevole e spensierato. Fino a quando, però, il padre riceve il comando del campo di concentramento di Auschwitz. Dalla sua casa isolata, vede una recinzione alta e impenetrabile dove ci sono persone che indossano tutte un pigiama grigio a righe. Il  bambino si avvicina e incontra Shmuel (Jack Scanlon), un ragazzino ebreo suo coetaneo. I due diventano amici, oltre le barriere che li dividono. La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di John Boyne, è molto fedele al testo

Woman in gold di Simon Curtis

Woman in Gold narra la storia (vera) di Maria Altmann, una rifugiata austriaca ebrea da decenni residente in America, che avvia un'azione legale nei confronti del governo austriaco per recuperare un'opera d'arte, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I realizzato da Gustav Klimt (e raffigurante sua zia), appartenente alla sua famiglia prima che i nazisti lo confiscassero durante le retate di Vienna. Ha inizio così un’estenuante battaglia legale che diventa ben presto il simbolo di un’intera generazione non risarcita del dolore, dei danni psichici e delle ingiustizie subite a causa della Seconda Guerra Mondiale.
“Hanno distrutto la mia famiglia, hanno ucciso i miei amici e mi hanno costretta ad abbandonare i luoghi e le persone che amavo. Non gli consentirò di umiliarmi di nuovo”. Basta anche solo questa frase per capire che Woman in Gold, non vuole raccontare solo la storia di una donna che ha deciso di riappropriarsi di un oggetto di valore anticamente appartenuto alla famiglia

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