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I,Tonya, la recensione del film. Margot Robbie è Tonya Harding, sarà Oscar?

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I, Tonya è il film di Craig Gillespie con Margot Robbie nel ruolo della pattinatrice Tonya Harding che alla vigilia delle Olimpiadi Invernali di Lillehammer pianificò l'aggressione alla rivale Nancy Kerrigan

I, Tonya

I, Tonya è il film interpretato da Margot Robbie e diretto da Craig Gillespie che racconta la vita della pattinatrice americana Tonya Harding presentato alla Festa del Cinema di Roma 2017. Indubbiamente è una delle pellicole maggiormente apprezzate della 12esima edizione del Rome Film Fest, è il titolo che si sente consigliare fra colleghi e amici in coda per le proiezioni, perché tutti lo hanno trovato irresistibile. Il merito è in parte della storia, che di partenza offriva materiale interessante, in parte dell'incredibile interpretazione di Margot Robbie, trasformatasi per il grande schermo in una perfetta Tonya Harding. Costume in lycra e pattini ben stretti ai piedi, la Robbie è riuscita a esprimersi al massimo, regalando un ritratto unico della Harding in quello che è un biopic fuori dal comune. Per quanto ci riguarda è una degnissima contendente per il Premio Oscar, fin qui la sua è certamente l'interpretazione femminile più interessante della stagione.

I, Tonya, trama

Tonya è una bambina con un talento eccezionale per il pattinaggio. Sua madre, LaVona, inflessibile e violenta, la porta quindi dall'allenatrice Diane Rawlinson affinché la prenda nella sua squadra. Stupita dall'abilità di questa bambina di appena 4 anni, la Rawlison decide di accettare. Comincia così la carriera sportiva di Tonya Harding, pattinatrice dal temperamento tempestoso e combattivo. Per i 10 anni successivi Tonya non fa che pattinare, vincendo molte delle competizioni a cui Diane la porta. Dotata di una grande energia e forza fisica, Tonya riesce addirittura ad eseguire un triplo axel, il salto più difficile del pattinaggio di figura. Malgrado i suoi sforzi, tuttavia, la ragazza non riesce a fare breccia nel cuore delle giurie, che ai suoi salti preferirebbero grazia e femminilità e al suo background fatto di violenza, abbandoni e povertà, una classica e sana storia americana.

Intanto nella vita di Tonya è entrato Jeff, i due si innamorano ma anche nemmeno questa relazione è scevra di aggressività, ma anzi è costellata di continui atti violenti. Alti e bassi si susseguono anche in pista, al punto che la carriera sportiva di Tonya sembra concludersi dopo la delusione delle Olimpiadi di Albertville nel 1992

Un colpo di fortuna sembra però poter rimettere Tonya in pista: il comitato olimpico stabilisce che i giochi invernali non si disputeranno più lo stesso anno di quelli estivi e fissa l'edizione successiva per il 1994 a Lillehammer. La Harding riprende ad allenarsi, ma a 6 settimane dall'inizio dei giochi Nancy Kerrigan, la principale rivale di Tonya in squadra, viene ferita in un'aggressione che le danneggia il ginocchio. I sospetti sono su Tonya che, insieme al marito, avrebbe pianificato l'agguato per levarsela di torno. La grande pressione mediatica e lo stress delle indagini mettono fuori gioco Tonya che non riesce a salire sul podio nemmeno stavolta. Il tribunale la riconosce colpevole di aver progettato l'aggressione e la bandisce per sempre dalle gare di pattinaggio.

La foto delle vere Tonya Harding e Nancy Kerrigan

I, Tonya, recensione

Fin dalle primissime immagini, che ci informano che il film è tratto da interviste vere rilasciate da Tonya e Jeff in totale contraddizione le une con le altre, abbiamo l'impressione di assistere a qualcosa di diverso. Per una volta il biopic abbandona il desiderio di santificare e ci consegna una protagonista ambigua e ipnotica. La sceneggiatura permette a Tonya/Margot Robbie di rivolgeresi direttamente a noi del pubblico, quel pubblico così disperatamente cercato e desiderato. Ogni personaggio è dipinto con colori forti, ogni scena (veramente ogni scena) è carica di tensione e appassionante.

Chiaramente molto è merito della bravissima Margot Robbie, assolutamente eccezionale nei panni di Tonya Harding ad ogni età (dai 15 ai 40 anni). La voglia di vincere, la determinazione, la gioia e l'esaltazione delle competizioni illuminano il volto della Robbie il cui sguardo muta ogni istante. Gli occhi sono magnetici, esprimono ogni emozione un attimo prima che l'attrice la verbalizzi o la sottolinei con una smorfia.

La foto di Tonya Harding con la sua allenatrice

La vita di Tonya Harding, apprendiamo dal film, è stata purtroppo un concentrato di violenze di ogni genere e proprio per questo non era facile realizzare una pellicola che raccontasse l'entità della violenza nella vita di Tonya senza essere patetico e allontanando lo spettatore morboso e dalla lacrima facile in virtù di quello curioso. In I, Tonya tutto questo accade perché la macchina da presa per prima è priva di ogni morbosità e i commenti dei protagonisti inseriti a bella posta in alcune scene allegeriscono la tensione senza per questo sminuire l'entità di quanto sta avvenendo.

I, Tonya, senza voler alterare la verità, riesce a farci lanciare uno sguardo nella turbolenta vita di questa pattinatrice che ha convissuto ogni giorno con la violenza e con una difficile condizione sociale. Verace, campagnola (rednek, come dice nel film) Tonya non si vergogna delle sue origini, ma è il mondo, principalmente quello sportivo, a respingerla per come è, per come appare e per il suo carattere indisciplinato. Malgrado la si conosca responsabile di una terribile azione si riesce, grazie al film, ad empatizzare con la vicenda umana di una ragazza che pensava di meritare amore solo in virtù del suo talento, che sentiva di avere tutti contro e che non aveva la più pallida idea di cosa significasse avere un rapporto sano con se stessa prima di tutto e con chi le era intorno.

I, Tonya, trailer

 

 

Nancy Kerringan e Tonya Harding: rivalità olimpica

L'altra protagonista di questa storia è la pattinatrice americana Nancy Kerrigan, diretta rivale di Tonya Harding anche nel team USA. Se c'eravate, ovvero se avete seguito le Olimpiadi di Lillehammer del 1994, saprete che l'antagonismo fra queste due campionesse era molto esasperato dai media. 

Da una parte c'era Nancy Kerrigan, quella che si può facilmente etichettare come la classica American Sweetheart, dall'altra c'era invece Tonya Harding, la "cattiva", l'outsider. Come è ovvio l'incidente della Kerrigan non fece che inasprire l'insofferenza nei confronti di Tonya e crescere il sostegno nei confronti della sua rivale.

Ciò che né TonyaNancy potevano sapere era che quello che le due pattinatrici consideravano un duello per l'oro olimpico, era in realtà una guerra ancora aperta in cui le due superfavorite americane avrebbero entrambe perso. Tonya arrivò ottava, Nancy solo seconda. A salire sul podio fu la leggera ed elegante Oksana Bajul, atleta ucraina che incantò tutti con la sua grazia e che sfilò la medaglia d'oro, una volta e per sempre, da sotto il naso delle due storiche rivali.

Pattinaggio sul ghiaccio, cosa c'è di vero in I, Tonya?

In I, Tonya viene descritto l'ambiente del pattinaggio così come era fra la fine degli anni '80 e i primi anni '90. Quella che può sembrare un'esagerazione, come la predilezione dei giudici per determinate pattinatrici, era in realtà la pura e semplice verità. C'erano campioni e campionesse che si sapeva che sarebbero stati votati generosamente e altri atleti che invece, malgrado gli sforzi, non sarebbero stati ripagati con altrettanta generosità. 

Spesso la parzialità dei giudici non riguardava unicamente un atleta, ma determinati paesi. Per anni gli stati appartenenti al blocco dell'URSS sono stati guardati con un occhio di riguardo sulle piste di pattinaggio, anche perché agli occhi di molti incarnavano, un po' a prescindere per la verità, la massima espressione di questa disciplina sportiva. 

Per quanto riguarda il punteggio, che si articola come per altri sport in una votazione sulla tecnica e una sull'espressione artistica, anche in questo caso ciò che vediamo in I, Tonya è sostanzialmente vero: i salti contavano, ma non potevano tutto e di conseguenza persino un triplo axel perfettamente eseguito poteva non essere sufficiente.

Per conquistare il favore dei giudici non bastava brillare in una competizione, in particolare se in passato non si erano ottenuti risultati eccellenti, occorreva farsi trovare in perfetta forma a due o tre campionati per convincerli che non si era trattato di un colpo di fortuna, ma che il miglioramento c'era stato realmente. 

Pensate che l'America fino a Sochi 2014 non aveva mai conquistato l'oro nella danza sul ghiaccio e la Russia mai nel singolo femminile del pattinaggio di figura.

Il triplo axel è ancora il salto più difficile? In ambito femminile certamente lo è. Tonya Harding è stata la seconda donna nella storia ad eseguire un triplo axel in una competizione, prima ci era riuscita solo la leggendaria campionessa giapponese Midori Ito. Anche negli anni successivi sono state pochissime le atlete a riuscire a portare a termine il triplo axel, e sono praticamente tutte o giapponesi o americane. E' utile sapere che al tempo di Tonya Harding il triplo axel rappresentava una grande difficoltà anche per gli uomini, mentre nell'ultimo decennio è stato sdoganato ed è praticamente nei programmi di ogni gara.

Come mai per Tonya era così importante la vittoria alle Olimpiadi? Oltre alla risposta ovvia, voleva vincere, ce n'è un'altra più strettamente legata a questioni economiche. Un buon risultato in una carriera sportiva permette di accedere alle gare di pattinaggio dei professionisti, che prevedono premi in denaro ben più alti di quelli delle normali competizioni, soprattutto negli Stati Uniti. Si partecipa inoltre a spettacoli che possono rivelarsi remunerativi ed è anche per questo che molti pattinatori del blocco sovietico negli anni emigravano in America, dove avrebbero potuto guadagnare ben di più grazie al loro talento.

tutte le informazioni su I, Tonya

  • Durata: 119 minuti
  • Distributore: Lucky Red

Le recensioni di tutti i film alla Festa del Cinema di Roma 2017

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