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Intervista a Barbara Negri dell'Agenzia Spaziale Italiana, la scienziata che ci fa toccare le stelle

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Abbiamo intervistato Barbara Negri, responsabile dell'Unità di esplorazione dell'universo per l'Agenzia Spaziale Italiana, che ci ha raccontato che per esplorare lo spazio la cosa più importante è saper sognare

Intervista a Barbara Negri

"In questo momento con il Giappone abbiamo un progetto operativo a bordo"
"Per a bordo intende..." - indico il cielo con il dito l'indice...
"Sì. Operativo. A bordo"

Ho incontrato  Barbara Negri la responsabile dell'Unità di esplorazione dell'universo per l'Agenzia Spaziale Italiana e ho scoperto che parlare dello spazio in fondo è facile. Si può fare anche seduti intorno a una scrivania al primo piano di un palazzo, in un assurdo triangolo di terra delimitato dal Grande Raccordo Anulare, dalla bretella della Roma-Napoli e dai Castelli Romani.

In questa visita scoprirò molte cose, ad esempio che i vertici dell'Agenzia sono quasi tutte donne o che per lavorare in questo mondo servono sì tanta pazienza e devozione, ma anche che l'ingrediente principale è la fantasia.

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Giovedì 21 settembre. Sono atteso alle 14,30 presso la sede principale dell'Agenzia Spaziale Italiana. E non me lo faccio dire due volte. Arrivo con largo anticipo e per me, che ho passato almeno un decimo della mia esistenza a sognare di diventare un astronauta (non un cosmonauta, che i razzi Russi ai tempi mi davano poca sicurezza) è un po' come entrare dentro un parco giochi. Un sogno praticamente. E lo dico prima di scoprire che "sogno" sarà la parola chiave di questo incontro.

Fatti tutti i controlli del caso e superati un paio di tornelli elettronici mi viene offerta la possibilità di fare un giro dentro all'avveniristico edificio dell'Agenzia. Scopro che inizialmente la Nuvola di Fuksas doveva sorgere qui e che poi è stata dirottata nel quartiere Eur e scopro anche che l'interno dell'agenzia, le zone in comune, l'atrio e il foyer che precede l'auditorium sono tinteggiate di nero per ricordare lo spazio profondo... quello che si esplora ai piani più alti. Mi perdo davanti ai modelli delle stazioni spaziali, scopro le eccellenze italiane che sono già andate o che stanno per andare nello spazio e visito una mostra.

Tra le prime cose che mi accolgono appena metto piede dentro l'Agenzia c'è infatti una mostra, neanche a farlo apposta, dedicata alle donne e allo spazio: si chiama Space Girls Space Women – Lo spazio visto dalle donne ed è una mostra di fotografe donne, con protagoniste scienziate donne: da Astro Samantha a Amalia Ercoli Finzi, una delle mamme della ricerca spaziale italiana.

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Barbara Negri mi accoglie nel suo ufficio e ci tiene subito a dirmi che trova molto interessante che ci sia un uomo davanti a lei, per PianetaDonna. Trova un esperimento molto interessante che ci sia un uomo a capire il pianeta delle donne.

Speriamo non mi licenzino, allora! Intanto mi parli dell'Agenzia Spaziale Italiana... che succede qui dentro?

Siamo l'equivalente, in piccolo, della NASA per l'Italia. Abbiamo la responsabilità di tutte le attività spaziali del nostro paese sia di natura civile sia scientifica. Ovviamente non di natura militare, perché la difesa ha un suo proprio territorio. Spaziamo da attività che hanno un riscontro immediato nella vita di tutti i giorni, dal controllo del territorio all'osservazione della Terra e arriviamo ad attività che riguardano lo sviluppo delle tecnologie e la crescita delle industrie nel Paese.

Lei è la responsabile dell'Esplorazione dell'universo. In cosa consiste il suo lavoro?

Sono la responsabile di questo settore che è molto legato alla ricerca ma che fa anche da ponte con il mondo dell'industria, perché se è vero che da una parte le missioni spaziali nascono dalla ricerca è poi l'industria che ci consente di metterle in pratica realizzando gli strumenti necessari, rispettando gli standard di sicurezza e qualità richiesti. 

Qual è esattamente il suo compito?

Portare a buon fine le missioni che abbiamo in corso. Al momento l'Agenzia Spaziale Europea raccoglie il 70% delle nostre missioni. Abbiamo un'ottima partecipazione a missioni della Nasa e ci sono delle missioni sporadiche che di tanto in tanto facciamo con Cina, Russia e Giappone. In questo momento con la Nasa ci sono quattro missioni in volo più una in preparazione che partirà tra due anni, mentre con l'Agenzia Europea abbiamo una decina di missioni che sono in realizzazione o già in volo.

Durante una trasmissione televisiva lei ha detto che l'uomo potrebbe essere un esperimento extraterrestre... (ride come chi ha ricevuto mille volte questa domanda ndr)

Allora iniziamo col dire che si trattava di una trasmissione dal titolo Da Star Trek alla scienza e la mia era più una battuta, una provocazione... Noi oggi pensiamo di colonizzare Marte organizzando una missione di terraforming (un processo artificiale atto a rendere abitabile per l'uomo un pianeta o una luna, intervenendo sulla sua atmosfera - creandola o modificandone la composizione chimica) ma sono  considerazioni sempre più vicine alla fantascienza che alla scienza. Stiamo cercando di capire come è arrivata vita sulla terra.

La vita sulla terra però è arrivata... non si è formata.

Ci sono dei punti comuni in tutto l'universo. Quindi probabilmente c'è stata una fertilizzazione tramite  panspermia, attraverso comete o asteroidi che contengono sia acqua sia le componenti fondamentali della biologia organica. Noi, con un nostro progetto (Exo Mars ndr), nel 2020 scaveremo nel sottosuolo di Marte per verificare se sotto i due metri, (dove cioè le radiazioni cosmiche non hanno potuto distruggere nulla) c'è vita, o qualcosa di simile.

La sto intervistando per Pianeta Donna, spesso in termini retorici si parla di "Pianeta" per indicare un mondo a parte, una specializzazione, una settorialità. Lei in quanto donna crede di aver faticato di più? Insomma, nell'immaginario collettivo l'astronauta è maschio...

Penso di aver avuto un percorso facilitato. Sono entrata nella prima missione italiana, ed ero l'unica donna, mi sono formata sul campo e devo dire che in quanto giovane e unica donna sono stata quasi adottata dal team. In quanto alla fatica... quella è stata tantissima, ma sarebbe stata la stessa anche se fossi stato un uomo. Lo spartiacque reale è se lo fai perché ti ci sei trovato o se ci metti dello spirito di sacrificio.

Tra l'altro all'interno dell'Agenzia Spaziale Italia quasi tutti i vertici sono occupati da donne.

Qui dentro le donne stanno dando prova di essere in gamba: il direttore generale è donna (Anna Sirica ndr), la responsabile delle relazioni internazionali è donna, il responsabile dell'ufficio legale e il capo ufficio stampa... tutte donne.

Le manca non essere stata...lassù?

Ci sono stata molto vicina, sono stata selezionata per il ruolo di scienziato a bordo. Ma poi non andò in porto e tutti i ruoli, anche negli Stati Uniti, sono iniziati a essere occupati dai militari. Infatti, i militari a differenza degli scienziati, sono abituati ad eseguire le procedure predisposte dal centro di controllo a Terra e questo rende più affidabile il lavoro operativo sulla Stazione Spaziale.

In che senso?

A Houston durante un addestramento mi fecero questa domanda: se si rompe qualcosa sulla stazione cosa fa? Io avrei risposto, ma non l'ho fatto perché sapevo cosa volevano sentirsi dire, che mi sarei prima resa conto del tipo di malfunzionamento, poi avrei buttato giù delle possibili soluzioni e infine avrei avvisato a terra del problema spiegando il malfunzionamento e proponendo una soluzione. Questo è l'atteggiamento dello scienziato, niente di più sbagliato. Vuole sapere come ho risposto?

Certo...

Ho risposto con quello che volevano sentirsi dire loro: chiamo terra e attendo indicazioni.

Un atteggiamento decisamente militare.

Quella vita non mi manca, mi manca piuttosto  la curiosità di vedere qualcosa che posso solo immaginare, essere attore protagonista di un'avventura che invece preparo io per gli altri e che per vivere devi accettare di essere una pedina.

Una vita poco da esploratore quella dell'astronauta odierno...

Io invece ho scelto questa vita per andare oltre i confini della conoscenza.

Che qualità deve avere chi per lavoro esplora l'universo? Oltre alla pazienza, immagino...

Prima di tutto saper sognare. Non puoi progettare qualcosa che non ha immaginato, Immaginazione e sogno...

Ma non lo diciamo ai militari americani!

Sì, ma loro hanno progettisti europei! (ride ndr)

E poi?

Poi occorre essere consapevoli che qualunque problema ha sempre una soluzione, ma che la troverai solo se saprai immaginarla. E poi la voglia di far parte di qualcosa che va oltre il limite umano... pensare che si può studiare un buco nero o un'esplosione di super nova o di atterrare su Marte con tecnologie che costruiamo qui vuol dire avere una testa senza limiti. Occorre volersi innamorare e perdersi in qualcosa che ogni volta che si aggiunge un tassello ti accorgi che ne mancano altri milioni. E poi ancora tanta tenacia e capacità di mantenere i propri impegni.  Se qualcosa è programmato deve essere fatto, non si può rimandare un lancio.

Rigore e fantasia, potremmo sintetizzare così l'eplorazione dell'universo.

Sì, bellissimo.

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