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La stanza profonda: la recensione del libro di Vanni Santoni candidato al Premio Strega 2017

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Abbiamo letto La stanza profonda di Vanni Santoni, questa è la nostra recensione del libro che ci apre le porte del mondo dei giochi di ruolo

La stanza profonda di Vanni Santoni

Se potessimo riassumere un intero libro di 150 pagine utilizzando soltanto due parole allora in questo caso sceglieremmo: gioco e provincia. Il caso in questione è La stanza Profonda: l'ultimo libro di Vanni Santoni, uscito da poche settimane per la collana Solaris di Laterza.

Vanni Santoni ha scritto un libro che è un mix perfetto tra il saggio e romanzo. Potremmo definirlo un saggio romanzato o un romanzo saggistico che ha il merito di porre l'attenzione, senza risultare particolarmente ed esageratamente pesante e complicato, sul mondo dei giochi di ruolo.

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La stanza profonda è la stanza del gioco. Di solito è un piano seminterrato di un edificio singolo. Un villino magari o una palazzina familiare che ha massimizzato gli spazi facendo delle stanze anche là dove ci sono le fondamenta. Una sala hobby come andava di moda dire negli anni ottanta o una taverna come si dice ancora oggi in Toscana che del resto è anche la terra d'origine e residenza dell'autore.

La stanza profonda è anche qualcosa di più. È il luogo scendendo nel quale si perde la percezione con la realtà; tutto quello che sopra poteva sembrare lecito e coerente lì sotto può non esserlo, perché lì sotto vigono altre regole. La stanza profonda è la stanza dove ci si radunava e dove si creava una storia con dei protagonisti in carta e ossa. Si può essere certi che le cose immaginarie abbiano meno peso di quelle reali?

Lo leggiamo nella quarta di copertina e non possiamo che essere d'accordo. La stanza profonda ci fa volare con la fantasia e se non ci ricorda esperienze dirette (tutti abbiamo avuto o dovremmo aver avuto una stanza profonda nella vita) ci fa tornare alla mente i luoghi in cui si radunava la comitiva dei Goonies o, pensando a produzioni più recenti ma sempre ferme agli anni ottanta, quella di Stanger Things.

Nella stanza profonda si cresce anche. Come individui prima e come gruppo poi, ed ecco che entrano in scena le due parole chiave citate all'inizio. 

Il gioco e la provincia. Sono due termini intrinsecamente collegati tra loro. La provincia tra gli anni ottanta e la seconda decade del nuovo millennio è cambiata tanto, forse troppo. Tra macchine lavate e truccate che sfrecciano sulle provinciali, la scoperta delle droghe, la fine della scuola e l'inizio del lavoro. Capelli che cadono, figli che nascono, amici che spariscono, la crisi che piomba come la notte sui piccoli negozi e persone che partono decise a non tornare più.

E mentre tutto questo accade c'è un luogo che ferma il tempo e dentro cui tutti possono specchiarsi. La stanza di cui parla Santoni non è altro che un bunker abitato da chi ha saputo resistere ai mutamenti sociali, per chi in una terra che non dava identità ha saputo costruirsene una attraverso delle carte “magiche” e dei dadi dalle facce infinite.

La stanza profonda prima di spiegare i fondamentali di Dungeons e Dragons a chi non li conosce è un estratto di tessuto sociale scritto magistralmente da un Vanni Santoni che non ha bisogno davvero di presentazioni da parte nostra.

Un libro che non ci si aspettava e che non c'era. E che è valso a Vanni Santoni l'ingresso in gara per il Premio Strega che coincide anche con la prima volta nel premio dell'editore Laterza. Il conto alla rovescia è iniziato. Il 20 aprile a Tempo di Libri conosceremo la dozzina e sapremo se La stanza profonda ce l'avrà fatta e sarà una faccia di un dado con dodici facce. Pronto da lanciare e pronto per sognare. Ancora un po', a un paio di metri sotto terra.

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