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Librerie italiane: intervista a quattro libraie in perfetto equilibrio fra passione e imprenditoria

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Qual è lo stato delle librerie italiane? Abbiamo intervistato quattro libraie, da Nord a Sud, per scoprire cosa significa aprire e gestire una libreria

Librerie italiane

Quante sono le librerie in Italia? Secondo i dati (fermi al 2016) dell'Associazione Italiana Librai e di Confcommercio dal 2010 le librerie nostrane sono calate del 27% passando dal 1.115 a 811. Dati che non sono aggiornati e che devono essere letti con le dovute cautele considerando anche che la definizione di libreria (cartolibreria, cartoleria, edicola specializzata e appunto libreria) non è sempre del tutto chiara. Di sicuro e chiaro c'è l'inversione di tendenza e il calo dei locali commerciali che vendono libri. Da un altro punto di vista, spiega Gianni Peresson responsabile dell'ufficio studi dell'Associazione Italiana Editori, questa tendenza negativa oscura il fatto che negli ultimi anni è avvenuto un profondo ricambio generazionale nella gestione delle librerie. Spesso con persone (libraie donne soprattutto) capaci di pensare in modo diverso ai punti vendita, anche senza passare dai tradizionali canali di formazione alla professione.

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Noi di PianetaDonna abbiamo fatto proprio questo e siamo andati a pescare quattro librerie italiane (al nord, al centro e al sud) gestite da donne e con loro abbiamo intavolato una discussione a trecentosessanta gradi su cosa sginifichi fare la libraia oggi. Sulle difficoltà da affrontare, ma anche sul perché a fine giornata si pensa che in fondo è bello e ne vale la pena.

Abbiamo incontrato Tamara Guzzini della Libreria Rinascita di Empoli, Giorgia Sallusti de Il Giardino del Mago, una libreria nel quartiere Montesacro di Roma, Cristina Di Canio de Il mio libro di Milano e Maria Carmela ed Angelica sorelle e socie della libreria Vicolo Stretto di Catania.

Come è nata l'idea di aprire una libreria?

Tamara Guzzini: Lo confesso: ci sono capitata per caso. La libreria Rinascita a Empoli (come molte “Rinascita” nate negli anni settanta per volontà dell’allora PCI) esisteva già e a me fu chiesto di entrare per dare una mano a organizzare le manifestazioni esterne alla libreria. Era il 1982, avevo solo 22 anni e forse all'epoca conoscevo meglio le questioni amministrative, dei libri.
Giorgia Sallusti: Avere una piccola libreria tutta mia è stato un desiderio che ho coltivato a lungo, ma che è stato possibile solo qualche anno fa. Amando molto i libri, non solo leggerli ma anche possederli, sfogliarli, parlarne in continuazione, la libreria è davvero la mia dimensione ideale.
Cristina Di Canio: Cosa vuoi fare da grande? La libreria l’ho aperta perché ho provato a realizzare il sogno che avevo sin da bambina. Da grande voglio fare la libraia.
Maria Carmela e Angelica: Sono laureata e specializzata in comunicazione. Ho vissuto tre anni nei Paesi Baschi al nord della Spagna ed al ritorno in Italia mi sono ritrovata senza lavoro. Durante un aperitivo un amico mi propose di rilevare la libreria e così è iniziato il viaggio della Vicolo Stretto

Cosa bisogna fare per aprire una libreria? E quali caratteristiche deve avere chi vuole farlo?

TG: Il mio primo obiettivo, quando entrai in libreria, fu rimettere in ordine i conti che non brillavano e ancora oggi credo che il conto economico di un’attività, e quindi anche di una libreria, sia una cosa molto importante e deve “tornare”. Quindi prima di tutto conti in regola e poi tanta, ma tanta, passione. Fare il libraio vuol dire immergere la propria vita in questo lavoro. Occhi aperti sul mondo (e quello dell’editoria è vastissimo) per essere sempre aggiornati su cosa si muove in giro.
GS: La pazienza e la determinazione sono fondamentali dall'inizio: è necessario trovare il posto giusto, sia secondo i propri desideri sia secondo gli scopi commerciali (che non bisogna nascondere: ci sono, e per sopravvivere si deve vendere). Poi con sangue freddo e sorriso si attraversa la fase burocratica, i permessi del municipio per il luogo adatto, per le vetrine e l’insegna (grazie a questo ho scoperto la tassa sull'ombra), la partita IVA; in questa fase il tecnico e l’architetto sono sostegni indispensabili. Una volta aperta, la libreria diventa una palestra, un vero dōjō giapponese: si fa ricerca sempre, si legge, si scoprono libri, editori, autori e autrici. Si deve ascoltare il lettore, cercare di entrare in sintonia per proporre la propria scelta che sta sullo scaffale.
CDC: Rispondere a questa domanda implicherebbe almeno diciotto pagine di consigli. Sono tante le cose che servono per aprire una libreria. Non solo la passione, la costanza, la tenacia, ma avere ben chiaro che si sta avviando un’impresa. Spesso, e sono io la prima, lo si dimentica. Siamo sognatori sì, ma anche imprenditori di noi stessi e dobbiamo sempre tenerlo a mente. Credo che ciò che mi caratterizzi sia la curiosità e la voglia continua di rinnovarmi.
Maria Carmela e Angelica: Per aprire una libreria serve un capitale da investire (e ce ne vuole un po’ per sostenere una libreria i primi anni). La posizione della bottega è fondamentale perché i libri sono degli oggetti assai particolari e cambia molto se una libreria è in una zona di passaggio oppure no. Chi decide di aprire una libreria deve avere una progettualità a lungo termine, una mission che valga per la sua azienda ma anche, e soprattutto, per il territorio nel quale opera. Non basta la mera passione per i libri, bisogna avere capacità di mediazione, attitudine commerciale e grande ascolto delle esigenze e dei gusti dei propri lettori.

E' stato un processo complicato?

TG: Avendo trovato la prima libreria già avviata, quando si è presentata l’occasione di aprirne un’altra, con le colleghe, non abbiamo avuto dubbi tanta era la voglia di confrontarsi con questa nuova sfida. È stata una scarica di adrenalina durata tutto il tempo della progettazione e della sua realizzazione. Emozione alla stato puro. Ci siamo duplicate nel vero senso della parola, sono arrivate colleghe nuove e notti insonni… però, che soddisfazione, sia all'inaugurazione sia in seguito quando abbiamo visto che anche questa libreria funzionava.
GS: Il processo è stato complicato nelle procedure, ma non difficile. Si supera tutto a piccoli passi che si fanno più veloci man mano che ci si avvicina all'inaugurazione, quando si smette di dormire per lavorare affinché tutto sia pronto e ogni libro al suo posto. Se ripenso al panico dei primi giorni nell'usare la cassa e dare il resto sorrido (ma con una mano sulla calcolatrice).
CDC: È stato fisiologico. Un incastro perfetto. Un puzzle con tutti i pezzi che, a un certo punto della mia vita, combaciavano perfettamente. Mi trovavo nel posto giusto al momento giusto, con il sogno giusto.
Maria Carmela e Angelica: Né io né Angelica abbiamo fatto la Scuola Librai che in linea di massima forma il 50% dei librai italiani per cui sì, è stato un processo complicato ma non perché crediamo che una scuola possa insegnarti un mestiere, semplicemente perché tutte le qualità e le peculiarità si acquisiscono col tempo e sbattendo mille volte il naso.

Un momento difficile e uno esaltante della tua attività in questi anni

TG: Io credo che il problema più grosso e difficile che abbiamo, oggi, come librerie, sia il problema delle logistica. Troppo lenta rispetto a chi ci sta facendo concorrenza con le vendite on line (leggi Amazon) che riesce a consegnare in 24 h, quando gli editori ci consegnano i rifornimenti in 4-5 giorni! Questa è una guerra continua. Senza parlare delle troppe novità che escono ogni anno. Però, dall'altro lato, è una grande soddisfazione quando i nostri clienti, o anche chi entra in libreria per la prima volta, ci fa i complimenti per il vasto assortimento che abbiamo e ci dicono che “non è facile da trovare in tutte le librerie”- E poi ci sono gli incontri con gli scrittori o anche con alcuni editori che valgono tutta la fatica che facciamo per organizzarli. Ricevere i complimenti per ever messo in contatto lettori e scrittori non ha prezzo.
GS: La chiusura di ogni mese è un momento difficile, ce l’ho fatta? Come sto andando? penso non appena si avvicina il momento di saldare i conti. Il successo è quando i lettori tornano da me proprio perché ci sono io, ci sono i miei libri. Sono davvero orgogliosa della mia selezione e veder tornare le persone per questo motivo mi ripaga degli sforzi.
CDC: La parte più difficile sta nel dover spiegare quotidianamente che se una libreria non applica sconti non è per avarizia, ma perché non ci sono le condizioni oggettive per poter poi far quadrare i conti. Ricordiamoci che le parole viaggiano di pari passo con i numeri. La parte più bella è quando i clienti tornano e ti lasciano scegliere la storia per loro dicendoti: “mi fido, fai tu”. Se poi devo pensare a un momento particolare allora è stato sicuramente quando ho creato l’iniziativa del #librosospeso.
Maria Carmela e Angelica: Il momento più difficile è stato il secondo anno della libreria, volevamo chiudere. Non quadravano mai i conti e ci eravamo convinte che forse non era il lavoro per noi. Poi siamo andate al Salone Internazionale del Libro di Torino e dopo il secondo giorno abbiamo capito che quello era l’ambito professionale dove ci sentivamo davvero comode e che grazie ai libri potevamo crescere, per noi e per la nostra città.

Quali consigli daresti a chi magari sta leggendo l'intervista e vorrebbe intraprendere un percorso imprenditoriale simile al tuo?

TG: La prima cosa da fare è capire bene come funziona un conto economico. Valutare bene la zona dove si vuole aprire una libreria e farsi la domanda se si è disposti a investirci tanto tempo perché in questo lavoro non si stacca mai: si chiude la libreria ma si continua a pensare ai libri. Poi, e qui veniamo al pratico, forse non sarebbe male frequentare una scuola librai. In Italia ne esistono ben due: una è organizzata dall’ALI (Associazione Librai Italiani) che si tiene a Roma e l’altra è la UEM (Umberto e Elisabetta Mauri) che si tiene a Venezia. Tutti gli anni una di noi partecipa alla scuola di Venezia che è una scuola di perfezionamento.
GS: Si può fare, bisogna essere determinate. La passione e l’amore per quello che si sta facendo non deve mancare mai; non è retorica spicciola, ma è proprio l’unica cosa che rimane nei momenti duri quando sembra che tutto intorno stia crollando. All'inizio, quando bisogna tirar su tutto, consiglio di appoggiarsi a tecnici preparati per le pratiche. Non si deve sapere tutto: bisogna aver voglia di imparare quanto più possibile, e perciò leggere tanto, leggere sempre, allargare le proprie conoscenze.
CDC: Di formarsi, confrontarsi, frequentare le librerie della propria città per farsi un’idea di come funziona.
Maria Carmela e Angelica: Di essere consapevoli che in Italia l’imprenditoria è una missione per la vita. Se la fai bene e con passione occupa uno spazio importante del tuo tempo. Nessuno ti regala nulla e le cose succedono solo se ci metti impegno e tenacia. Bisogna essere davvero “autonomi” quando si fanno questo tipo di scelte. E con la parola autonomo non mi riferisco solo ad un punto di vista economico ma a una dimensione mentale.

Il libro che sei stata più fiera di vendere. O quello che quando lo hai esposto hai detto: Ce l'ho fatta. Ho una libreria tutta mia!

TG: Sono anziana e non scorderò quando, tantissimi anni fa, ci fu il caso Rushdie con “Versetti satanici”. Il coraggio di metterlo in vetrina nonostante la fatwa di Khomeyni contro l’autore e i vari attentati che c’erano stati, sia in Italia che in altre parti del mondo, nei confronti di chi ebbe a che fare con quell'opera. Erano gli inizi degli anni novanta e quello fu un caso particolare. Tutti i giorni, oggi, invece, possiamo dire di avercela fatta perché siamo una libreria indipendente e esponiamo quel che più ci piace.
GS: Sono fiera quando vendo un libro che amo dopo averlo consigliato: in questo senso, La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem. Il libro che ho messo sullo scaffale e in vetrina che ho considerato il vero mattone su cui ho costruito la libreria è Il Signore degli Anelli, di J. R. R. Tolkien. Non manca mai in libreria. Mi ricordo come sorridevo mentre lo sistemavo.
CDC: Fortunatamente ci sono stati  diversi libri che ho consigliato e che mi hanno fatto guadagnare la fiducia dei lettori della scatola lilla. La mia è una sfida continua. Stimoli quotidiani e voglia di fare sempre meglio. Non ho mai pensato di “avercela fatta”, ma sono orgogliosa di “averci quantomeno provato”
Maria Carmela e Angelica: “La quarta parete” di Sorj Chalandon, Keller Editore.

Per conoscere meglio le libraie e le librerie di cui abbiamo parlato

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