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Intervista a Marta Perego, la ragazza con il trolley: "Nella valigia metto l’idea che ho di me stessa"

/pictures/2017/06/26/l-intervista-a-marta-perego-questo-libro-e-un-libro-sulle-valigie-si-ma-e-soprattutto-un-libro-sulle-donne-3654203194[1984]x[827]780x325.jpeg Ufficio Stampa
Marta Perego, autrice di La felicità è a portata di trolley, ci parla del suo libro e di cosa significhi per una donna viaggiare trolley alla mano e costruirsi un vero bagagli di esperienze

Intervista a Marta Perego

Marta Perego è una giornalista televisiva che entra nelle nostre case per raccontarci storie. Storie di libri e storie di cinema, la maggior parte delle volte. Marta viaggia tanto. Per amore, per lavoro e per piacere. E dalla sua vita in costante viaggio è nato La felicità è a portata di trolley, un libro che è al tempo stesso una guida pratica e un racconto di vita, o come lo racconta lei stessa: è un libro sulle valigie, ma è soprattutto un libro sulle donne, sul senso di inadeguatezza e sull’esigenza di trovare un racconto di noi stessi, che ogni giorno ci porti a concepire la nostra vita come un bellissimo viaggio.

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Abbiamo fatto due chiacchiere con Marta e alla fine è uscita fuori un'intervista piena di ricordi, consigli e aneddoti lavorativi che a ridosso delle ferie vi farà venire voglia comprare il libro (ma soprattutto di partire).

Marta, volendo questo libro si spiega mettendo a confronto due misure: 90-60-90 e 55-40-20. Dal corpo perfetto alla valigia perfetta.

Sì diciamo così. La valigia è una metafora dell’emancipazione femminile se vogliamo. Basta prendere per esempio due film. Uno è la La ragazza con la valigia con Claudia Cardinale e l’altro è La ragazza con la pistola di Monica Vitti. In entrambi i film la valigia e il viaggio sono la rappresentazione di donne che si liberano e ritrovano loro stesse in un percorso. Oggi noi donne ci muoviamo, viaggiamo, con il trolley possiamo anche sfrecciare con i tacchi per gli aeroporti...nella valigia abbiamo trovato una nuova dimensione. Ci sono sempre più donne viaggiatrici, che partono sole o con amiche. Siamo curiose, avventurose e coraggiose. Dobbiamo solo crederci e non aver paura del trolley vuoto. Viaggiare oggi è diventato semplice, viaggiare “con arte” e classe richiede allenamento. Ecco il mio libro racconta del mio personale allenamento e offre tanti consigli alle lettrici.

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Potremmo dire che siamo passati dall'essere... all'apparire... al partire?

(Ride ndr). Sì! Anche se oggi l’apparire, se vediamo i social network è un concetto che è stato ampiamente rivalutato…

Pensi che la misura del trolley, intesa come stile di vita, sia comprensibile solo dalla generazione dai quaranta in giù?

No, assolutamente no. La dimensione del trolley è uno stato mentale. È vivere ogni giorno come se fosse un viaggio e non abbattersi mai, ricercare sempre, scoprire sempre cose nuove. Mia nonna è diventata viaggiatrice negli anni ’90 a 56 anni quando è rimasta vedova. e di storie come la sua ne ho sentite tante. non c’entra l’età anagrafica, c’entra l’attitudine che si ha nei confronti della vita e il senso della scoperta.

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Una passione e anche una necessità lavorativa, che rapporti hai con i viaggi?

Viaggio sempre, quasi tutti i giorni, per lavoro - soprattutto-, per amore - il mio fidanzato abita tra Roma e la Puglia - e per vacanza. Una vita in valigia davvero che mi ha aiutata a sviluppare un approccio da viaggiatrice verso tanti aspetti della vita. Ho aumentato il mio grande di organizzazione, le sicurezze su me stessa, ascolto più gli altri, li perdono di più, pretendo di meno, dagli altri, non da me.

Ti chiediamo due ricordi: uno per un viaggio di piacere e uno per un viaggio di lavoro.

I ricordi che ho più cari sono i ricordi di errori. Gli errori ti aiutano a crescere e a sorridere di te stessa. Quando avevo 13 anni sono andata in vacanza con l’oratorio - non sono mai stata una ragazza particolarmente ribelle… - a Vigo di Fassa. Mi sono dimenticata il phon, ma per non sembrare un pulcino spaurito ho dichiarato spavalda: “io il phon non lo uso mai, così i capelli mi diventano mossi”.  Tempo due giorni con i 10 gradi di Vigo di fassa mi è venuto un raffreddore pazzesco, il ragazzo che tanto mi piaceva si è messo con un’altra e io non riuscivo nemmeno a camminare… però è stata un’esperienza!

E sul lavoro?

Un errore sul lavoro è stato invece l’outfit scelto per intervistare Emmanuel Carrere, scrittore charmant francese… ecco avevo completamente sbagliato valigia, avevo portato cose troppo leggere! Il giorno in cui l’ho intervistato nevicava e faceva un freddo assurdo. Ho dovuto indossare le uniche due cose che avevo adatte per sopravvivere al gelo: una gonna tartan di lana lunga fino ai piedi e dei moon boot di pelo… che figura. Ancora oggi quando ci penso mi vergogno moltissimo!

Come è nata l'idea per scrivere La felicità è a portata di Trolley?

L’idea è nata facendo valigie giorno dopo giorno...nelle valigie ho capito che ci sono contenute tutte le nostre debolezze, paure, ansie da definizione. Questo libro è un libro sulle valigie, sì, ma è soprattutto un libro sulle donne, sul senso di inadeguatezza e sull’esigenza che tutti noi abbiamo di trovare un racconto di noi stessi, che ogni giorno ci porti a concepire la nostra vita come un bellissimo viaggio. Lì sta la felicità, mescolata a qualche trucco e consiglio per impacchettare!

Cosa che non manca mai nella tua valigia?

Non mancano mai le cinture e i bijoux che mi permettono di portare meno outfit ma cambiare il solo “senso” durante il viaggio. I sacchetti di tessuto per impacchettare e che servono per contenere libri, giornali e oggetti che si comprano durante il viaggio, le minisize nei beauty case e una piastra per capelli

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Dai un consiglio alle lettrici di Pianeta Donna? Il trucco per svoltare e avere la valigia perfetta!

Ognuna deve sviluppare il suo metodo. Un metodo che si basa su consigli pratici ma soprattutto sull’attitudine al viaggio. La valigia non è una nostra nemica ma la nostra migliore amica, un’alleata. Io per esempio arrotolo, metto le cose più pesanti sul fondo e quelle più leggere in alto. Ma la cosa importante è che nella valigia metto l’idea che ho di me stessa, vestiti che mi piacciono e mi fanno sentire sicura. il mio più grosso timore era quello di non sentirmi a disagio, un timore difficile da affrontare e che ha come risvolto il cercare di buttare le cose a casaccio nella valigia come Geena Davis in Thelma e Louise. Ecco il primo passo è affrontarsi. E poi leggere La felicità è a portata di trolley, che nasconde un metodo infallibile! (ride ndr)

E a me che sono un uomo e viaggio con il bagaglio a mano di pelle morbido così si schiaccia ed entra ovunque?

Stesso consiglio.. se ti senti sicuro così, procedi! Ma ricordati di mettere le camicie nelle buste di cellophane!

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