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Serena Autieri, così divento Lady Diana: la nostra intervista per il debutto dello spettacolo Diana & Lady D

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Serena Autieri porta al Sistina lo spettacolo Diana & Lady D dedicato alla mitica figura della Principessa del Popolo, mamma di William e Harry e Principessa del Galles

Serena Autieri Intervista Diana & Lady D

Al teatro Sistina Serena Autieri debutta con lo spettacolo Diana & Lady D dedicato a una delle icone più amate del nostro tempo, quella Diana Spencer che perse la vita tragicamente e che tutti ricordiamo per il suo stile, la sua classe e il suo impegno umanitario. Abbiamo intervistato la bravissima Serena Autieri che nello spettacolo dà volto, corpo e voce a Lady Diana, restituendoci un incredibile ritratto di donna.

Come si è preparata per interpretare un personaggio così complesso?

E’ stato un duro lavoro, coadiuvato dal prezioso supporto di una psicologa che mi ha permesso di entrare meglio in alcune complesse dinamiche emotive, in nodi irrisolti e nelle mie fragilità. All'inizio mi sono divertita a giocare con la parte pubblica, i lustrini e il glamour di Lady D. Poi ho rotto il muro, ho iniziato a scavare nel profondo dei suoi dolori, nei suo sogni, e nella sua forza.

Si è sentita onorata nel dare voce a questa donna così forte e fragile?

Assolutamente si. Io amo Diana. La sua anima la sento vicina, la sua fragilità mi ha fatto riconoscere la mia. Il mio avvicinamento a lei è stato da subito intimo e magico, struggente e appassionato. Lei è andata via così giovane, in un momento in cui aveva voglia di urlare al mondo intero, che in qualche modo, aveva trovato l'amore, e viverlo senza freni e senza barriere.

Come era Lady Diana?

Era un'anticonformista piena di sentimenti, alla disperata ricerca di amore, forse per un'infanzia non felice. Era una principessa, ma amava la semplicità di stare con le amiche, di diventare maestra d'asilo, di avere figli. A 19 anni credeva nell'amore ed era innamorata follemente di Carlo, un uomo pieno di fascino. Con gli anni ha cercato di ribellarsi in ogni modo, senza mai essere ascoltata. 

Nella locandina dello spettacolo si vedono due Lady D che si abbracciano. Che cosa raccontano?

Sono due anime in lotta, una fragile, l'altra invincibile, che condividono un unico corpo. Lo spettacolo rappresenta un percorso su due strade, una visibile, fondata su elementi noti alla cronaca, e l’altra invisibile, articolata intorno alla sua inquietudine, il suo dolore, la sua disperata ricerca di amore ed anche le sue incoerenze.

Non ha paura di essersi presa una grande responsabilità?

In scena senza rete, a fianco di Diana, che è quella donna e tutte le donne. Lo spettacolo è un inno alla vita. E a tutte le donne che non riescono a far sentire la propria voce e che ogni giorno devono fare i conti con una libertà per loro non prevista.

Ricorda il giorno dell'incidente?

Ognuno di noi ricorda il momento in cui ha saputo della morte di Diana. Avevo 20 anni ed ero a casa dei miei genitori a Napoli, appena uscita dalla doccia, quando sono rimasta di ghiaccio davanti al Tg.

Secondo lei perché il personaggio di Diana è così amato? L'epilogo tragico della sua vita ha contribuito a farne un'icona?

Ho scoperto che moltissimi giovani la conoscono. Questo significa che è stato un personaggio che è arrivato al cuore di tutti. Sarebbe diventata un’icona anche se non avesse fatta quella drammatica fine.

Crede che Diana fosse davvero una "principessa triste"?

Era una donna anticonformista e nello stesso tempo semplice che cercava l’amore disperatamente e la verità nella sua vita.  Era difficile rompere gli schemi e tirare fuori uno scandolo del genere. Questo le ha procurato tanto dolore, tristezza e tormento. Con gli anni si è rinforzata e ha cercato di ribellarsi, di fare il suo percorso e trovare la sua identità.

Sa ballare, cantare e recitare, è un’artista completa, ma dove si  sente più rappresentata?

A teatro. "Andare in scena rappresenta una strada per la felicità", ha scritto Alschitz. Felicità intesa come scoperta che ti folgora, come una preghiera. Compiere certe azioni sul palco, pronunciare certe parole dev’essere come attingere a una luce superiore. Un contributo alla verità.

Ho letto che Diana le è apparsa in sogno?

Ci sono state notti molto intense, in cui le chiedevo aiuto, le chiedevo se stavo facendo la cosa giusta. In punta di piedi, non volevo violare la sua privacy. E’ stato un modo per vedere il suo sorriso e avere il suo consenso. Amava le persone più deboli, indifese e inevitabilmente

Anche lei come Diana vive un contrasto tra la parte pubblica e il privato?

Anche io faccio un mestiere dove mi sento inevitabilmente esposta. E lo sento ancora di più da quando nella mia vita c’è mia figlia Giulia e non vorrei farla uscire sui giornali. Poi mi rendo conto che faccio il lavoro più bello del mondo e che voglio condividerlo con tutti, anche alla mia bimba.

E’ una donna che ha mille anime, mille facce come tutte noi donne e la volontà di volerle abbracciare queste mille anime e la difficoltà a volte di poterlo fare. La fragilità che molte spesso noi donne dobbiamo nascondere dietro una facciata e far vinto che tutto va bene. Abbiamo un ruolo molto complesso e attraverso la vita di questa donna rivedo la mia e quella di tante donne. E rivivere la vita di questa principessa triste, così tormentata, anche bella e complessa.

Diana aveva creduto di trovare il Principe Azzurro, anche lei ha pensato di trovarlo?

Ci ho creduto fino a quando non ho conosciuto mio marito. L’ho trovato senza il cavallo bianco, con la motocicletta. Mi sono capitati degli uomini intorno, ma non era giusti per me. Fino a quando non è arrivato Enrico che mi ha fatto battere il cuore.

Cosa le ha fatto dire che era lui?

Enrico è un uomo vero, concreto e senza fronzoli. E’ un uomo essenziale che c’è in ogni momento importante. È sensibile, pieno di amore. Io sono più emotiva, passionale e istintiva. Abbiamo molti punti in comune anche di sensibilità artistica.

Lavorare insieme è un valore aggiunto per voi?

Ognuno si occupa di quello che deve fare con grande rispetto per il lavoro altrui, visto che io nel suo non ci entrerei neanche morta.

La vostra collaborazione è nata per caso?

Si, lui faceva altro nella vita. Si è appassionato e abbiamo capito che per tenere la famiglia unita sarebbe stata un’ottima idea occuparsi di teatro, l’unica oasi felice in Italia dove puoi mettere in pratica il ballo, il canto e la recitazione. Poi è un uomo curioso che ama cambiare pelle e si mette in gioco e si documenta.

Che cosa dice sua figlia Giulia della mamma attrice?

E’ una bambina molto buffa. Ha quasi 4 anni, è simpatica e schiva. Le piace cantare ma poi quando le avvicini un microfono di plastica, dice di “No”. Io la coinvolgo nelle prove perché questi sono stimoli bellissimi per i bambini, soprattutto se decidesse di fare questo lavoro.

Ha queste potenzialità?

Non lo so. Ama fare le cose manuali, creative come tutti i bambini. Anche perché io mi ci dedico tanto.

State pensando al secondo figlio?

Vogliamo allargare la famiglia ma per ora questi spettacoli sono un po’ come dei grandi figli, magari il prossimo anno. Ora facciamo crescere Diana & Lady D, poi vedremo.

E dopo il 19 febbraio?

Continuiamo il Tour, dopo il Sistina andiamo a Napoli all’Augusteo, poi abbiamo anche “Vacanze Romane” che continua fino al 27 febbraio. E poi mi dedico a Lady D poi c’è ancora un pò di “Sciantosa”  perché i teatri ce la richiedono.

E poi?

Ho avuto anche diverse proposte per il cinema e di fiction. Sto cercando di capire e valutare tutto.

Che ruolo le piacerebbe?

Fare la poliziotta.

Serena Autieri arriva al Sistina prima dello spettacolo

 
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