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The Post: recensione e trama. Il film di Steven Spielberg con i Premi Oscar Meryl Streep e Tom Hanks

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The Post è il film di Steven Spielberg che racconta lo scandalo dei Pentagon Papers e la lotta del Washington Post per la loro pubblicazione. Meryl Streep e Tom Hanks sono i due protagonisti, ecco la trama completa e la recensione. Non perdete l'intervista esclusiva a Meryl Streep

The Post Film

Steven Spielberg torna alla regia con The Post un film solido che ci racconta il mondo del giornalismo americano concentrandosi in particolare sullo scandalo dei Pentagon Papers. Il The Post del titolo è il The Washington Post, storico quotidiano americano all'epoca dei fatti in lotta per un posto al sole e per la sopravvivenza finanziaria. Spielberg si è affidato a due premi Oscar per interpretare quelli che furono i due principali protagonisti della vicenda, ovvero Katherine "Kay" Graham e il leggendario Ben Bradlee (quello del Watergate, per intenderci), che sullo schermo hanno i volti di Meryl Streep e Tom Hanks.

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The Post: l'intervista esclusiva a Meryl Streep

 

The Post trama: di cosa parla il film di Spielberg

Siamo agli inizi degli anni '70, l'America è ancora coinvolta nella guerra del Vietnam e Katherine Graham è a capo del giornale di famiglia The Washington Post. La donna si è trovata quasi per caso in questa posizione, dopo il suicidio del marito, e fatica  a farsi largo in un ambiente dominato da uomini in cui è vista semplicemente come qualcuno da guidare e istruire. A capo del giornale c'è il determinatissimo Ben Bradlee, animato da una grande passione e desideroso tanto quanto Katherine di vedere il Post fare il salto di qualità. Il giornale infatti non naviga in acque tranquille e per ottenere una maggiore liquidità deve quotarsi in borsa, mostrandosi quindi solido per attirare gli investitori. Ciò che né Kay né Ben sanno è che il New York Times sta lavorando da mesi ad un grosso scoop, Daniel Ellsberg, analista militare, ha fornito al giornale una copia dei documenti top secret relativi al Vietnam che raccolgono uno studio sulla guerra che va dal 1945 al 1967. Dalle carte emerge chiaramente che l'America non ha assolutamente chance di vincere il conflitto e che anzi ha mentito ripetutamente ai cittadini affermando il contrario e presentando una versione estremamente alleggerita della verità. Bradlee comincia a fiutare la notizia perché si accorge che il reporter di punta del New York Times, Neil Sheehan non si vede in giro da un po' e cerca di indagare.

In pochi giorni la bomba esplode e i Pentagon Papers, o meglio una parte di essi, vengono pubblicati sulle pagine del New York Times. Il Presidente Nixon cerca di ostacolare il lavoro dei giornalisti in ogni modo, tanto che alla fine la redazione si vede consegnare un'ingiuzione in cui gli si intima di non pubblicare nulla prima di un'udienza fissata per il venerdì successivo. Che fare? Ora che il materiale che è in gioco è emerso Ben Bradlee non vuole assolutamente tirarsi indietro e il suo reporter Ben Bagdikian sulle tracce dei Papers. E' proprio Ellsberg a fornire a quest'ultimo un'altra copia dei documenti secretati, con l'impegno però per la certa pubblicazione. A questo punto la decisione non è più del solo Bradlee, ma è di Katherine. Pubblicare e rischiare di ricevere un'ingiunzione dal tribunale come il New York Times, proprio nella settimana in cui il Post si è quotato in borsa e gli investitori potrebbero ancora fare dietro front, o tirarsi indietro?

I suoi prudentissimi consiglieri vorrebbero che lasciasse cadere la cosa, ma contrariamente a quanto credono Katherine Graham conosce l'importanza del giornalismo e dell'affermazione della libertà di stampa, senza contare che il contenuto dei documenti ha scosso anche lei, e quindi non si tira affatto indietro e decide invece che il suo Post pubblicherà tutto in quello che è anche un gesto di solidarietà nei confronti del New York Times. Entrambe le testate finiscono in tribunale, ma ne escono vincitrici perché la corte suprema riconosce il diritto all'informazione e si esprime in favore di un sistema che tuteli i cittadini per avere un buon governo e non il governo a qualsiasi prezzo: i cittadini sono il governo, gli uomini che si trovano a ricoprire determinate cariche non sono indispensabili. Frattanto anche gli altri giornali americani hanno cominciato a pubblicare i Pentagon Papers come gesto dimostrativo e come sostegno nei confronti del Post e del New York Times.

The Post recensione e commento

Come già detto The Post è un film solido dall'impianto classico che funziona perfettamente grazie ad una regia che non sbava mai e alla recitazione ai limiti della perfezione di Streep e Hanks. E' soprattutto Meryl Streep, che vediamo avviata verso l'ennesima candidatura all'Oscar, a brillare grazie alle sfumature che riesce a dare al suo personaggio facendo, in apparenza, pochissimo sforzo. La storia raccontata in The Post appare particolarmente attuale, sia per quanto riguarda il dibattito sulla libertà di stampa sia per ciò che concerne l'emancipazione femminile, all'epoca veramente ai primordi.

Il personaggio di Katherine Graham fatica enormemente a tenere il timone della sua azienda di famiglia, perché tutti la credono arrivata lì per caso e rimpiangono suo padre e suo marito. Nessuno pensa che Kay abbia la forza necessaria per affrontare la tempesta che inevitabilmente si scatenerà su The Post una volta pubblicati i Pentagon Papers e invece, stupendo tutti e forse persino se stessa, ce la fa.

Molto interessante è anche la problematica del rapporto fra giornalisti e potere, che chiama in causa tanto Ben Bradlee per la sua amicizia con Kennedy quanto Kay Graham per la sua amicizia con McNamara (colui che chiese la compilazione dello studio). C'è una distanza che va comunque mantenuta se si ricopre un ruolo che non è semplicemente pubblico, ma agisce anche come garante di determinate libertà e funzioni? Se il tuo ruolo è di tenere a bada il potere, informando i cittadini quotidianamente, puoi fraternizzare con coloro che lo esercitano e che quindi possono arrivare a sentirsi tutelati dalla tua amicizia? E' un conflitto che difficilmete si risolve. The Post, molto probabilmente, si guadagnerà diverse candidature agli Oscar tra cui Migliore Attrice, Migliore Attore e probabilmente Miglior Film.

The Post: cosa sono i Pentagon Papers?

Cosa sono i Pentagon Papers? Come abbiamo accennato i Pentagon Papers sono dei documenti top secret appartenti al Pentagono che in oltre 7000 pagine dettagliano le decisioni e le strategie americane durante la guerra del Vietnam dal 1945 al 1967. La stesura avvenne nel 1967 per volere dell'allora Segretario della Difesa McNamara. Lo studio era pensato per rimanere assolutamente confidenziale e vedeva coinvolti alcuni esperti analisti militari appartenti ad una società chiama RAND Corporation. La "gola profonda" del caso Pentagon Papers fu proprio uno di questi analisti militari, Daniel Ellsberg che, avendo visto la sciagurata politica condotta dagli Stati Uniti in Vietnam, già nel 1969 cominciò a copiare parte dello studio per diffonderlo in seguito. Al contrario da quanto visto nel film di Spielberg The Post non fu unicamente Ellsberg a trafugare e diffondere questi documenti, ma anche Antony Russo, un altro ricercatore, partecipò. Nel febbraio del 1971 i Pentagon Papers arrivarono finalmente in mano di Neil Sheehan, il giornalista del New York Times che per primo ne curò la pubblicazione. Ci vollero però mesi prima che il materiale potesse essere pubblicato, vista la mole, e infatti i Pentagon Papers uscirono in prima pagina solo il 13 giugno 1971.

Lo scandalo dei Pentagon Papers incise molto negativamente sulla presidenza Nixon che infatti si adoperò in ogni modo per bloccarne la fuga di notizie. Tuttavia Nixon non vi riuscì e anzi la sua "risposta" lo portò ad implicarsi nell'azione che gli costò effettivamente la poltrona presidenziale, ovvero lo scandalo Watergate.

The Post: chi erano Kay Graham e Ben Bradlee

Tanto Katherine Grahm che Ben Bradlee sono personaggi realmente esistiti. Ben Bradlee ha lavorato per il Washington Post dal 1965 fino al 1999 ed è inseguito rimasto ad esercitare la funzione di vice presidente fino alla sua morte avvenuta nel 2014. Durante la presidenza di Nixon Bradlee fu nell'occhio del ciclone con i Pentagon Papers prima e in seguito con la pubblicazione dell'articolo che fece esplodere lo scandalo Watergate ad opera di Bernstein e Woodward. Un altro scandalo, questa volta di natura sia personale che politica, segnò la vita di Bradlee, ovvero la morte della cognata Mary Pinchon. Pinchon venne uccisa e nel 1965 si tenne il processo per l'omicidio. Il suo ex marito era un agente della CIA e venne fuori che Pinchon stessa aveva dei legami con l'agenzia, così come Ben Bradlee che infatti fece sparire il diario della cognata, consegnandolo proprio alla CIA, perché conteneva informazioni sensibili, come il racconto della sua relazione (di Pynchon) con il presidente Kennedy.

Katherine Graham è invece scomparsa nel 2001, ma non prima di aver vinto un Premio Pulitzer con il suo memoir nel 1998. Sposata a Philip Graham per la prima parte della sua vita non si interessò minimamente agli affari di famiglia e ritenne invece normale che l'azienda passasse da suo padre a suo marito. Purtroppo Philip Graham aveva problemi di alcolismo e soffriva molto probabilmente di depressione e questo, oltre alla scoperta da parte di Kay di un tradimento e del fatto che l'uomo avrebbe voluto il divorzio, lo condusse molto probabilmente al suicidio nel 1963. Fu allora che la Graham prese in mano le redini della società di famiglia e lungi dal deludere regalò al giornale alcuni dei suoi momenti migliori.

The Post, il trailer

 
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