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Se un bambino preferisce il papà alla mamma

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Se un bambino preferisce il papà alla mamma | Figli mammoni e papà che lavorano, questa di solito é la regola accettata di buon grado. Ma cosa accade quando i figli preferiscono l'altro genitore?

Se un bambino preferisce il papà alla mamma

Nell'immaginario comune i figli piccoli molto attaccati alla mamma rappresentano qualcosa di ben tollerato. Poi lo sviluppo generale di un bambino e i luoghi comuni - col sempre citato complesso di Edipo - sulle femminucce che amano il papà e i maschietti che stravedono per la mamma, fanno il resto. Così finchè ci ritroviamo davanti a situazioni familiari in cui ci sono il bambino mammone o l'adolescente "innamorata" del padre, tutto sembra nella norma.

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Ma cosa accade quando fuori da questi "schemi" abbastanza frequenti, i figli preferiscono un genitore, in modo tanto palese da far sentire l'altro un estraneo? Questo succede soprattutto quando bambini molto piccoli iniziano a mostrare un attaccamento quasi totale alla figura paterna (o magari alla nonna). Che forse é più presente per scelte professionali della madre, o al contrario, dedica al figlio solo quell'ora la sera, dopo il lavoro. Eppure lo conquista come un eroe. Lasciando spesso la mamma in uno stato di gelosia, angoscia e frustrazione.

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Quando il papà é il miglior compagno di giochi

Anche per una mamma in carriera, indipendente, libera e matura, l'idea di essere il centro del mondo del suo piccolo, almeno durante i suoi primi anni di vita, prende spesso il sopravvento. Le mamme, quasi sempre, adorano i figli mammoni. Amano - magari in modo inconscio - che il legame esclusivo avuto nei mesi della gestazione si prolunghi anche dopo la nascita. E non vivono bene se questo naturale rapporto viene disturbato o addirittura ribaltato da un inatteso sentimento di bisogno, gioia e dipendenza verso il papà. Questo rovesciamento delle attese può avvenire per varie ragioni. In parte, intorno ai 2 anni, anche per un maschietto questa fase di distacco é abbastanza tipica. Soprattutto se la mamma è quella sempre presente, che ogni giorno si occupa di tutti i bisogni del piccolo, mentre il papà è la figura "mitizzata", che arriva solo di sera, magari per quell'ora di gioco fisico, divertimento e fiabe con cui cerca di recuperare la sua assenza. In questo caso, il fatto che il piccolo preferisca la figura paterna e la ricerchi costantemente, può semplicemente significare "la mia mamma c'è sempre, é scontata, il mio papà no, voglio godermelo".

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Quando la mamma é più assente in casa

Non è raro poi che la mamma, presa da mille responsabilità e preoccupazioni, sia di fatto quella meno giocosa della coppia. Quindi, pur rivestendo di affetto il suo bambino, i suoi modi di essere vigile e forse più severa, le attribuiscono un ruolo differente da quello del padre giocoso. Per ovviare questa situazione sarebbe bene parlarne con il proprio partner, anche con l'aiuto di un terapeuta. E' infatti importante che l'uomo in casa non rappresenti solo la fase di gioco per i figli ma anche un punto di riferimento per le regole. Capita anche che in alcuni casi, la mamma sia quella che lavora o é più assente. In questo caso il fatto che il bambino si leghi molto al padre (ma anche alla nonna o alla baby sitter) rifiutando e quasi cacciando la madre, può essere un modo del piccolo di "protestare" contro un'assenza che vive come innaturale. Dire a un genitore "sei cattivo!", cacciarlo, tenerlo lontano, ignorarlo (atteggiamenti tipici anche di alcuni bambini che vanno all'asilo e si sentono abbadonati) é solo un modo di attirare l'attenzione.

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Cosa fare davanti alla competizione e alla gelosia

Davanti a queste situazioni una mamma spesso é frustrata, si sente inutile, prova gelosia, rabbia o disperazione. Ma entrare nel gioco della competizione cercando di strappare le attenzioni del bambino non serve a nulla. Come é sbagliato scaricare sul piccolo questa delusione, mettendogli il muso o manifestando scontento. Una buona mamma deve invece essere tanto serena da capire che il suo ruolo non é mai in discussione, nè il legame col suo piccolo. E che la gelosia o i sensi di colpa (nel caso in cui lavora) sono sentimenti vuoti e vanno trasformati in positività, in maggior affetto e coccole per il bambino, in ore di gioco e maggiore contatto fisico. E anche in "perdono". Perchè un figlio a 2 anni certamente non può comprendere perchè magari una mamma è stata assente per lavoro ma crescendo potrà apprezzarlo e ricambiare. Nel frattempo, mamma e papà devono collaborare - senza dar troppo peso a chi è davvero la figura di riferimento del momento - dando regole giuste e soprattutto amore al proprio figlio

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