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Intervista a Cinzia TH Torrini: «Le mie donne da Elisa di Rivombrosa a Sorelle»

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Donne in rinascita, coraggiose, forti: sono quelle raccontate da una regista che osserva la realtà per rubarla, con gli occhi

«Osservo la realtà e cerco di rifarla. Si ruba con gli occhi». Parole di Cinzia TH Torrini, anche nota come la signora della fiction. La regista toscana, classe 1954, ha firmato tantissimi successi sul piccolo schermo: storie d’amore, di amicizia, piene di emozioni e sentimenti. Da “Elisa di Rivombrosa” con la coppia Puccini-Preziosi a “Un’altra vita” con Vanessa Incontrada, fino al suo ultimo lavoro, già campione di ascolti “Sorelle”, - con Anna Valle e Loretta Goggi, in onda su RaiUno - , non sbaglia un colpo, confermando la sua capacità di arrivare dritta al cuore. Noi l'abbiamo intervistata

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Chinzia TH Torrini, l'intervista

Cosa aveva voglia di raccontare con “Sorelle”?  

E’ la storia di rinascita delle donne, protagoniste di un riscatto femminile. “Sorelle” è una storia diversa che approfondisce molto la psicologia dei personaggi e si sofferma su rapporti che normalmente non si vedono nelle fiction, come la ‘sorellanza’, per esempio, che non era stata mai raccontata.

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“Sorelle” è stata scritta con Ivan Cotroneo e Monica Rametta, stesso team creativo della fiction “Un’altra vita”. E’ prevista una seconda stagione?

Non sappiamo per quale motivo ma per il momento non ci sarà. Non è stata prevista una seconda stagione anche se era il sogno di tutti noi che ci abbiamo lavorato e anche il pubblico ci ha chiesto quando avremo fatto il seguito.

Dopo “Un’altra vita” anche in “Sorelle” ritroviamo Loretta Goggi.

Loretta Goggi era l’attrice perfetta per questo ruolo. E’ un camaleonte, riesce a cambiare e a trasformarsi sempre. E’ unica.

A chi si è ispirata per tracciare i carattere delle “sorelle”?

Riesco a raccontare una storia solo se dentro trovo una parte del mio vissuto e le mie esperienze di vita. Altrimenti non riesco a identificarmi non saprei come raccontarla. Anche se non ho una sorella, ma un fratello, cerco sempre di essere un’attenta osservatrice, di ascoltare molto. Se riesco a entrare nell’anima dei personaggi è proprio perché li conosco.

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Al centro di “Sorelle” c’è la scomparsa/presenza di Elena. Dopo “La Porta rossa” il genere fantasma è di moda?

E’ stata solo una coincidenza. Sono due storie differenti. Ne “La porta Rossa” il protagonista fantasma non viene visto, né sentito dalla moglie, mentre in “Sorelle” sono i vivi che sentono la continua presenza di Elena.

Può darci qualche anticipazione sulle prossime puntate?

La storia è tutta in crescendo. Il mistero incuriosirà sempre di più, anche perché il sospetto colpisce tante persone. Ci sarà una gara a chi indovinerà l’assassino e tutti i fili torneranno insieme. A cinque minuti dalla fine l’arcano verrà svelato e ci sarà un finale positivo.

Tra le donne protagoniste quale è la sua preferita?

Mi ritrovo un po’ in ognuna di loro. Mi rispecchio in Stella da ragazzina perché anche io era una tosta. Ma anche in Elena, una donna senza regole e limiti che regala emozioni altalenanti: in alcuni momenti la ami in altri la respingi. Però la sua leggerezza, il suo dare amore in modo illimitato ai figli e il suo essere libera, anche a scapito degli altri, mi affascina.

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Inizia come fotografa, ma quando scopre l’amore per la macchina da presa?

Mentre studiavo lingue all’Università ho iniziato ad appassionarmi di fotografia. Mi piaceva molto. Poi ho conosciuto casualmente un signore che era uno dei fondatori del Centro Sperimentale di cinematografia a Roma a cui mostrai degli scatti. Mi disse che mi avrebbe aiutato ad entrare nella scuola. Quando ne parlai con i miei genitori ottenni solo un categorico “no”. Però ormai il tarlo era entrato e poi la fotografia per me era troppo statica: avevo bisogno di cose in movimento e di raccontare in modo diverso.

E ha scelto definitivamente di studiare cinema.

Era il periodo che il cinema tedesco aveva molto successo. Ho detto ai miei genitori che mi sarei iscritta all’Università in Germania. A 21 anni andai a Monaco di Baviera, imparai il tedesco, ed entrai all’Accademia di Cinematografia per studiare cinema. Qui ho incontrato Fass-binder, Herzog, Edgar Reitz.

Cosa le ha insegnato la scuola di cinema tedesca?

Tantissimo, oltre a studiare la storia del cinema: dall’espressionismo tedesco di Fritz Lang al neorealismo italiano, ho imparato anche ad essere produttrice di me stessa e a organizzare tutto il lavoro tecnico sul set.  Fare la regista non è un lavoro facile per una donna, ma questa conoscenza tecnica mi ha dato la forza di respingere i soprusi, anche di fronte a chi mi diceva: “Non si può fare”.

Quale è il suo regista di riferimento?

Sono cresciuta con i film di John Cassavetes che raccontava con la macchina a mano, seguiva gli attori e non li mollava mai.

Si ritrova nelle protagoniste delle sue fiction?

Si, in Elisa di Rivombrosa ho ritrovato me stessa. Una ragazzina forte e determinata che non si fa mettere i piedi in testa. E’ stato un personaggio molto amato dal pubblico, ci sono ancora tantissimi fan club anche fuori l’Italia. Chi mi scriveva raccontandomi che aveva superato l’anoressia grazie a lei. In nome di Elisa sono nate delle associazioni di volontariato e beneficienza.

Come è sul set con i suoi attori?

Sono una molto diretta, non mi perdo in grandi discorsi. Cerco di mettere gli attori a loro agio e trovare complicità, cercando subito di tirar fuori da loro quello che cerco.

Nel 1986 gira “Hotel Colonial” con John Savage, Robert Duvall e Massimo Troisi. Come era l’attore napoletano?

Era una persona dolcissima e molto generosa. Ma aveva anche un lato del carattere sfuggente: stava sempre in disparte, nascosto, come se avesse timore.

In Italia perché ci sono poche registe donne?

Io lavoro molto meno dei miei colleghi maschi. Questo è ancora un mondo molto maschile. Tra un lavoro e l’altro passano anche due o tre anni. E’ molto difficile. Come in tutti i campi noi donne debbiamo dimostrare di essere più brave di un uomo. E questo ti porta a sacrificare tanto anche del privato.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Sto scrivendo una fiction tratta da una mia idea, l’ho proposta nel 2013 e ci stiamo ancora lavorando. Ci sono le donne, ma lo sguardo è spostato. I protagonisti sono dei giovani sui venti anni.

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