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Di padre in figlia, Domenico Diele: "Per entrare nei panni degli altri bisogna abbandonare ogni pregiudizio"

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Da Di padre in figlia a 1992 e 1993, cosa c'è da sapere su Domenico Diele, un attore timido con tanti sogni ancora da realizzare

E’ entrato a pieno titolo nell’olimpo della fiction televisiva. Dopo il successo di “C’era una volta Studio Uno”, è contemporaneamente nella terza stagione di “In Treatment”, nelle inedite vesti di un prete intransigente e accanto ad Alessio Boni, Stefania Rocca e Cristina Capotondi, in “Di padre in figlia”, dove interpreta Filippo, padre e marito per caso. Domenico Diele, senese doc di 31 anni è inarrestabile. Come nel calcio, altra sua grande passione, corre veloce e non sbaglia un tiro.

Domenico Diele dal carcere: "Chiedo perdono"

Sembrano ormai lontani i tempi in cui lasciò la sua città, e la contrada del Nicchio, per seguire il suo sogno: diventare attore. Dopo essersi laureato al Dams di Roma in Estetica del cinema con una tesi su “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino tanta gavetta ma anche molte soddisfazioni. Presto lo vedremo, infatti, tra i protagonisti di “1993”, il seguito di “1992” la serie rivelazione che torna a raccontare le vicende di Mani Pulite.

Come finisce 1993? Ecco la trama della puntata finale e la nostra recensione

Domenico Diele, l'intervista

E’ presente nella fiction “Di padre e in figlia”, può parlarci del suo personaggio?

Interpreto Filippo Biasolin, il figlio del sindaco, un ragazzo molto superficiale che si sposerà troppo presto con Elena Franza, interpretata da Matilde Gioli, figlia di un giovane imprenditore, rampante, in ascesa. E’ un matrimonio di interessi che però maturerà molto durante il tempo.

Quale è stato il suo percorso da attorie? Quando ha scoperto l’amore per la recitazione?

Durante il liceo si è affacciata in me la passione per la recitazione, dopo il diploma mi sono iscritto a una scuola di teatro a Roma e da allora è stato un susseguirsi più o meno costante di passetti in avanti.

A quale modello cinematografico si ispira?

Non ce n'è uno in particolare, sicuramente sono maggiormente legato a quel cinema che pone al centro il racconto, la favola.

Come si entra nei panni di qualcun altro?

Abbandonando qualsiasi pregiudizio e cercando di farsi un’idea quanto più possibile, chiara e precisa del proprio personaggio.

Quale personaggio che ha interpretato si porta ancora dietro e le ha lasciato il segno?

Mi porto dietro qualcosa di tutti i personaggi che ho fatto nella mia carriera di attore.

E’ stato anche tra i protagonisti di “ACAB All cops are bastards” di Stefano Sollima al cinema e anche de “L’attesa” di Piero Messina, accanto di Juliette Binoche. Come è stato lavorare accanto alla diva francese?

E' stato bello scoprire che, nonostante sia una vera stella del cinema mondiale, l'atteggiamento che portava sul lavoro era estremamente umile e disponibile verso i partner in scena.

Il suo motto è l’arte per l’arte, il bello per il bello senza secondi fini. Pensa che in Italia si faccia poco per la cultura, l’arte e il bello?

Sicuramente ci sono potenziali ancora tutti da esplorare rispetto alla valorizzazione del patrimonio artistico del nostro paese.

E’ un fan delle serie televisive e quali segue?

Cerco di seguirle. Mi è piaciuta moltissimo la prima stagione di “True Detective”.

Protagonista anche della terza stagione di “In Treatment”, dove veste gli abiti di padre Riccardo. Ha qualcosa in comune con il suo personaggio?

Escluso l’aspetto, non molto altro. E’ una delle parti più improbabili del mio percorso di attore.

Che rapporto hanno padre Riccardo e il suo terapeuta?

All'inizio Padre Riccardo è ostile e scettico con il dott. Mari, il suo atteggiamento chiuso non lo aiuta. Ma di seduta in seduta troverà in lui una complicità e un’intesa quasi amicale.

Qual è stato il tratto del suo personaggio più difficile da incarnare?

Le battute in cui padre Riccardo manifesta gli aspetti più conservatori, quasi oscurantisti, del suo pensiero. E' stato un discreto sforzo prendere le sue posizioni in quei frangenti. Estremo nei toni e nei contenuti.

E' mai stato in analisi?

Qualche volta. Ho avuto delle esperienze, anche se non così approfondite.

Se no, perché? Se sì, che cosa l'ha spinta?

Il desiderio di esplorare quel mondo, capire un po' di più, anche di me stesso.

Crede che ci voglia coraggio per intraprendere un percorso di psicoterapia?

Credo che per goderne i frutti serva pazienza e dedizione.

Cos'ha imparato sull'analisi girando In Treatment?

Che un buon terapeuta più tornare molto utile.

Torniamo a lei. Se dovesse descriversi con tre parole?

Irrequieto, curioso e timido.

La sua paura di più grande?

Lasciarsi sopraffare dalle delusioni della vita.

Il sogno deve ancora realizzare?

Ce ne sono tanti.

Cos'è la felicità per lei?

Condividere progetti e speranze.

Domenico Diele, info fidanzata e pagina Facebook

Domenico Diele ha 31 anni ed è nato il 25 luglio del 1985. L'attore è sempre stato molto protettivo nei confronti della sua vita privata, e l'unica informazione disponibile su una sua eventuale fidanzata, è stata rilasciata a Grazia nel 2015. In quell'occasione Domenico Diele frequentava una ragazza, ma aveva con lei un rapporto complicato. Com sarà finita la storia? Chissà.

Per seguire su Facebook il lavoro di Domenico Diele puoi mettere mi piace alla sua pagina Facebook

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