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Fabrizio De André: le sue canzoni più belle e il loro significato

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Fabrizio De André: le sue canzoni più belle e il loro significato. L'11 gennaio 2019 sono 20 anni dalla morte di va in onda su Fabrizio de Andrè, noi vogliamo ricordare Fabrizio De André con le sue frasi più belle

Fabrizio De André: le sue canzoni più belle e il loro significato

Dopo aver trionfato al botteghino e in tv, la fiction di Rai 1 deidcata a Faber, il film "Fabrizio de Andrè principe libero" con Luca Marinelli torna a far parlare di se in occasione del ventennale della sua scomparsa. Definito “uno dei più grandi poeti del secondo ‘900”, lo vogliamo ricordare con le frasi delle sue canzoni più significative, quelle che hanno segnato la sua carriera, la sua vita, i suoi amori, le sue crisi, le sue dipendenze, i suoi lutti e le sue gioie:

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La prima canzone: "La ballata del Michè"

Nell'estate del '60 Faber scrisse insieme a Clelia Petracchi quella che ha sempre considerato la sua prima vera canzone, La ballata del Miche', anche se non fu davvero la prima, nel 1958 aveva già composto Nuvole barocche e E fu la notte, ma non le ha mai amate. Come succederà poi spesso, questa canzone venne ispirata da un reale fatto di cronaca
Stanotte Michè
s'è impiccato a un chiodo perché
non voleva restare vent'anni in prigione
lontano da te

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La consacrazione: "La canzone di Marinella"

Nel 1965 Mina, già famosissima interpretò in prima serata una canzone che Faber aveva scritto ispirandosi al fatto di cronaca di una ragazza uccisa, La canzone di Marinella
Grazie soprattutto all'interpretazione della Tigre di Cremona, la canzone ebbe un successo incredibile di critica e pubblico, e valse a De Andrè anche il suo primo cospicuo ritorno economico. "Mi arrivano seicentomila lire in un semestre - dichiarò Fabrizio in un'intervista. - Allora ho preso armi e bagagli, moglie, figlio e suocero e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova.  Quindi chiusa la storia con la laurea e con tutto il resto. Da quel momento, cominciai a pensare che forse le canzoni m'avrebbero reso di più e, soprattutto, divertito di più"
"e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra una stella" 

La canzone del dolore e del lutto: "Preghiera in gennaio"

L'album di Fabrizio De André Volume I del 1967 è considerato come il suo primo vero album, pur non essendolo.
Proprio il brano di apertura di Volume I è Preghiera in gennaio, canzone estremamente dolorosa scritta poche ore dopo la morte a Sanremo di Luigi Tenco, grande amico di Fabrizio, proprio nel gennaio del 1967. De André scrisse la canzone immaginando una preghiera a Dio, chiedendogli di concedere un posto in Paradiso a lui e agli altri suicidi. Lo stesso Faber dichiarò poi, quasi giustificandosi: "L'ho dedicata a Tenco. Scritta, o meglio pensata nel ritorno da Sanremo dove c'eravamo precipitati [ .... ] Sai, ad un certo punto non sai cosa fare per una persona che è morta, ti sembra quindi quasi di gratificarla andando al suo funerale, scrivendo - se sei capace di scrivere e se ne hai l'idea - qualcosa che lo gratifichi, che lo ricordi... forse è una forma... ma d'altra parte è umano, credo... non l'ho di certo scritta apposta perché la gente pensasse che io avevo scritto apposta una canzone per Luigi, tant'è vero che non c'era scritto assolutamente da nessuna parte che l'avevo composta per lui".
Dio di misericordia, il Tuo bel Paradiso 
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso 
per quelli che han vissuto con la coscienza pura; 
l'inferno esiste solo per chi ne ha paura

Le canzoni dei carrugi: Via del Campo e Bocca di rosa

In Volume I spiccano poi Via del Campo, Bocca di rosa dedicate a due prostitute, tra le figure di cui Faber più amava narrare e la divertente e satirica Carlo Martello (spesso interpretata insieme al grande amico di una vita Paolo Villaggio.
Via del Campo ci va un illuso a pregarla di maritare
a vederla salir le scale fino a quando il balcone è chiuso.
Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior...
Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel Tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio

Il successo e la dipendenza: "Il Cantico dei drogati"

Gli anni fra il 1968 e il 1973 furono fra i più prolifici della carriera di Faber, gli album e i successi si susseguivano tra i quali concept come Tutti morimmo a stento, di dichiarata ispirazione esistenzialista come ritroviamo nel brano Il Cantico dei drogati, tratto da una poesia di Riccardo Mannerini, Eroina. 
Chi era Mannerini? Lo racconta così lo stesso Fabrizio "Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco perche' quando navigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa in faccia. E' morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun indennizzo. Abbiamo scritto insieme il Cantico dei Drogati, che per me, che ero totalmente dipendente dall'alcool, ebbe un valore liberatorio, catartico. Pero' il testo non mi spaventava, anzi, ne ero compiaciuto. E' una reazione frequente tra i drogati quella di compiacersi del fatto di drogarsi. Io mi compiacevo di bere, anche perche' grazie all'alcool la fantasia viaggiava sbrigliatissima."
Io che non vedo più che folletti di vetro
che mi spiano davanti che mi ridono dietro.
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Perché non hanno fatto delle grandi pattumiere
per i giorni già usati per queste ed altre sere

Non al denaro, non all'amore né al cielo: Il suonatore Jones

E' del 1971 lo splendido album Non al denaro, non all'amore né al cielo, libero adattamento di alcune poesie dell'Antologia di Spoon River, grazie al quale Faber conobbe e divenne grande amico della "Nanda" ovvero Fernanda Pivano, traduttrice e scrittrice che ha fatto conoscere in Italia la letteratura americana. Ultima traccia di questo lavoro la stupenda Il Suonatore Jones

E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare

Il primo concerto, "La canzone dell'amore perduto"

Nel 1975 De André, che aveva sempre rifiutato il faccia a faccia col pubblico, esordì dal vivo nel locale simbolo della Versilia, "La Bussola". Il concerto fu un vero e proprio successo e tra le altre Faber interpretò la struggente "La canzone dell'amore perduto" evidentemente scritta per la moglie e mamma del figlio Cristiano Enrica Rignon, la sua Puny quando il loro amore stava scemando e soprattutto, quando il suo cuore era già profondamente preso per qualcun'altra
Ricordi sbocciavan le viole con le nostre parole: "Non ci lasceremo mai mai e poi mai".
Vorrei dirti ora le stesse cose ma come fan presto amore ad appassir le rose
così per noi
L'amore che strappa i capelli è perduto ormai
non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza

Ode a sè stesso: "Amico fragile"

Nel 1975 Faber collabora con De Gregori per l'album Volume VIII, album che contiene una delle canzoni preferite dal cantante, Amico fragile, sulla cui stesura raccontava: "Quando ero ancora con la mia prima moglie, fui invitato una sera a Portobello di Gallura, dove m'ero fatto una casa nel '69, in uno di questi ghetti della costa nord sarda: d'estate arrivavano tutti, romani, milanesi... in questo parco residenziale, e m'invitavano la sera che per me finiva sempre col chiudersi puntualmente con la chitarra in mano. Una sera ho tentato di dire: "Parliamo un po' di quello che sta succedendo in Italia..."; nemmeno per sogno, io dovevo suonare. Allora mi sono proprio rotto i coglioni, mi sono ubriacato sconciamente, ho insultato tutti, me ne sono tornato a casa e ho scritto Amico fragile"
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "per essere corrisposti

Il paradiso in Sardegna: Zirichiltaggia

Coi soldi guadagnati con i primi concerti Faber acquistò una grande azienda agricola da ristrutturare nell'entroterra sardo, l'Agnata, lontana dalla mondanità della Costa Smeralda, immersa nella campagna e difficile da raggiungere dove voleva vivere, coltivare la terra e allevare bestiame, nelle vicinanze di Tempio Pausania. Nel 1977, dall'unione con Dori Ghezzi con il quale conviveva da tre anni, nacque Luisa Vittoria, Luvi. E' di quel periodo una canzone scritta e cantata interamente in dialetto gallurese "Quattro anni di Sardegna vuol dire come minimo, se uno ci vive dentro, insieme, imparare il dialetto. Allora mi sono permesso di scrivere 'sta roba qua: si chiama Zirichiltaggia, che vuol dire lucertolaio. È un litigio fra due pastori per questioni di eredità"
Ti ni sei andatu a campà cun li signori fènditi comandà da to muddèri
e li soldi di babbu l'hai spasi tutti in cosi boni, midicini e giornali
che to fiddòlu a cattr'anni aja jà l'uccjali

Il sequestro: Hotel Supramonte

Nella notte del 27 agosto 1979 Dori e Fabrizio furono sequestrati e rimasero prigionieri dell'Anonima Sarda per circa 120 giorni. Fu un'esperienza drammatica per entrambi ma Faber, una volta rilasciato dopo il pagamento di un riscatto, dichiarò che i sequestratori si erano comportati bene con loro, che li capiva, che capiva perchè lo avevano fatto e li perdonava.  
Dopo un periodo di riposo, pubblicò l'album Indiano che contiene Hotel Supramonte ispirata ai giorni terribili del rapimento, che ha per titolo il nome in codice che usavano i rapitori per indicare il luogo di progionia.
E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome 
Ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme 
Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano 
Cosa importa se sono caduto se sono lontano 

Il capolavoro in lingua ligure: Creuza de mä

Nel 1984 uscì Creuza de mä, una vera poesia in musica verso il capoluogo ligure. Disco interamente cantato in genovese, è considerato tra i dischi italiani più importanti di tutti i tempi, anche se quando uscì, in pieni anni Ottanta, la scelta di realizzare un disco di musica d'autore e per di più in ligure, pareva più una follia che una bella idea. Nelle canzoni echi di mare, viaggi, navi, ma anche dolore, gente, passioni
Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l'è ch'ané
da 'n scitu duve a l'ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n'à puntou u cutellu ä gua

Il disco più politico e "La domenica delle salme"

Nel 1990, dopo sei anni di pausa, Fabrizio de Andrè uscì con Le nuvole, probabilmente insieme a Storia di un impiegato, il suo album più politico e schierato, soprattutto ne La domenica delle salme. 
Il titolo è ispirato alla commedia di Aristofane e le nuvole qui non sono altro che i potenti che oscurano il sole. Altri pezzi emblematici di questo splendido lavoro Ottocento e la famosissima Don Raffaè cantata in napoletano
La domenica delle salme  gli addetti alla nostalgia 
accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia 
la domenica delle salme fu una domenica come tante 
il giorno dopo c'erano i segni di una pace terrificante 
mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta 
si gonfiava in un coro di vibrante protesta

L'ultima canzone: Smisurata preghiera

Nel 1996 uscì Anime salve, scritto con Ivano Fossati, un disco forte, maturo, malinconico e potente dedicato ancora una volta agli ultimi, alle minoranze, a quelli bistrattati.
Tra le sue ultime canzoni "Smisurata preghiera", per ricordare chi viaggia in direzione contraria sempre e comunque, come lui, o come vorrebbe aver fatto lui
Coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie 
la maggioranza sta 
come una malattia come una sfortuna 
come un'anestesia  come un'abitudine 
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
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