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Freeheld, il mio piccolo sogno è l'uguaglianza: la recensione e la video intervista esclusiva alle protagoniste

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Un film che riapre l'attuale tema sui diritti estesi a tutte le coppie di fatto. Toccante ed emozionante, pulito e senza fronzoli. Con una magistrale Julianne Moore, detective del New Jersey ammalata di cancro che lotta perchè la sua compagna possa ereditare la sua pensione

Freeheld, la recensione del film sulle unioni gay

Il mio grande sogno è piccolo. Una casa, un cane, una compagna. Lo dice Ellen Page mentre si innamora di Julianne Moore, in una scena molto tenera di Freeheld - Amore, giustizia, uguaglianza. E' il sogno comune, non-americano. Banalmente quello di tante vite, quattro mura ristrutturate - e come è sexy che tu sappia fare i cartongessi - un cane grosso, che quelli piccoli li odi, un'amore che detesta le moto e torna la sera a casa da te. Poi la vita tiene poco conto dei sogni magari, e tu che sei una detective brillante, un quasi tenente di Ocean County, New Jersey, ti ritrovi un giorno ad arrestare un pericoloso spacciatore e un giorno a fare la radioterapia, con 3 masse nei polmoni e un verdetto medico senza respiro: stai per morire. E allora pensi che tutto quello che dovevi fare, l'hai fatto. Proteggere il tuo paese, pagare le tasse, amare. E ora vuoi solo quello che ti spetta. Che la tua casa resti alla tua compagna, che la tua pensione dopo 23 anni di carriera brillante, vada a lei. Come se fosse tua moglie, anche se per la legge di quello Stato, non lo è. Ma quello Stato, a cui hai dato tutta la tua vita, quando stai per morire ti risponde: ti metto nelle mie preghiere ma non posso fare più nulla per te.

Nasce da questo sentimento il film del regista newyorkese Peter Sollett, che si affida a due grandissime attrici per portare sullo schermo una storia vera, di quelle forse poco note ma potenti, che hanno contribuito a squarciare per sempre un velo nella lotta dell'affermazione dei diritti civili. Freeheld è il risultato di questo intento, cinematograficamente tradotto in un racconto onesto, che non lascia spazio alla pietà ma commuove profondamente. Con questo nuovo titolo una certa parte dell'America continua a confermare la sua presa di posizione in un dibattito anche culturale sui diritti degli omosessuali e in generale sui diritti delle coppie di fatto, tema su cui la politica italiana è in grosso ritardo. La Page, di passaggio alla Festa del cinema di Roma, ha infatti dichiarato:

Spero che questo film possa aprire il dibattito in Italia sulle unioni civili e che, prima o poi, la gente capisca.

La sua frase non è retorica. Come è noto l'attrice ha fatto coming out in via ufficiale nel Febbraio del 2014, con un discorso carico di coinvolgimento il cui video rimbalza da mesi nella rete. Freeheld - che sarà in sala dal 5 Novembre per Videa - diventa un po' l'estensione di questo discorso. Narrato in modo pulito, senza salti temporali o retorici, questo film ha il suo punto di forza nella sceneggiatura corale - ottimi tutti gli interpreti del cast, e in particolare il collega/poliziotto Michael Shannon - e nella recitazione complementare delle due protagoniste. Dura, complessa e femminile la Moore - molto lontana dalla lesbica sensuale e confusa de I ragazzi stanno bene - mascolina, spontanea e vulnerabile la Page. Nella vecchiaia e nella malattia della Moore, irriconoscibile, consumata, debole, tutta forza di una donna che chiede alla sua società quello per cui ha lottato e in cui ha creduto: la giustizia. Con l'aiuto di dialoghi brillanti, discorsi intensi, prese di posizione che maturano in corsa, il film si fa da sè, senza bisogno di altri artifici. Dove manca forse un po' di valore aggiunto della regia, arrivano le mani magre e gli occhi vivi della protagonista e arriva la storia civile che fa il suo corso, inarrestabile.

Non sarà iconografico come Milk, non sarà di rottura come lo strepitoso Pride, ma Freeheld ha in sè il potere - perchè composto di sfaccettature, posizioni, retaggi da superare - di aggregare i sentimenti e le posizioni e di far riflettere chiunque sia dotato di un minimo di apertura. Uno ad uno, sul banco di chi decide cosa sia giusto fare, ci poniamo di volta in volta la stessa domanda. E sappiamo che rispondere significa prendere una posizione. Questo sentimento comune a film toccanti come Philadelphia o L'Attimo Fuggente ti trascina in crescendo davanti a una scelta, ti fa dire: ecco da che parte voglio stare. Ecco perchè ora prendo parola, mi alzo in piedi, mi schiero. Chi ha accusato il film di essere freddo o poco empatico, forse cercava la commozione legata alla pietà. Ma in Freeheld non si piange per i capelli che cadono per colpa della radio e non si piange neanche per la morte. Si piange perchè quello che è giusto andrebbe fatto sempre. E perchè quella battaglia è stata davvero combattuta da una donna e da una comunità intera, ed è stata davvero vinta, e ha davvero cambiato tutte le nostre vite in meglio, anche se qualcuno ancora non lo ha compreso

Intervista esclusiva a Julianne Moore e Ellen Page

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