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La vera storia di Libero Grassi

/pictures/2018/01/13/la-storia-vera-di-libero-grassi-3770264655[1760]x[733]780x325.jpeg Ufficio Stampa
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Protagonista del film fiction tv di Canale 5, chi era Libero Grassi e quale fu la vera storia dell'imprenditore che si ribellò al pizzo della mafia e venne ucciso vigliaccamente alle spalle per via della sua battaglia di giustizia

Libero Grassi

Libero Grassi è il primo protagonista della serie di film fiction di Canale 5 "Liberi sognatori", dedicata a personaggi coraggiosi che hanno cambiato il corso degli eventi sacrificando in alcuni casi la loro stessa vita per farlo. Se sei curioso e vuoi conoscere la vera storia di Libero Grassi, chi fu l'imprenditore di Palermo che si ribellò a Cosa Nostra e venne ucciso, continua a leggere e te la racconterò.

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Libero Grassi, la trama della fiction di Canale 5

Ecco innanzitutto la trama della fiction in onda domenica su Canale 5

Si chiamava Libero. Libero Grassi. “Più che un nome, è un aggettivo” diceva di sé ironicamente. Ma era più che un nome, era un destino. Decise di fare impresa a Palermo, producendo boxer, vestaglie, pigiami per uomo e donna. Partecipò alla fondazione del Partito Radicale. Ha sempre fatto attività politica, ma prima di tutto c’era la sua fabbrica ben avviata, la “Sigma” che dava lavoro ad un centinaio di operai, soprattutto donne, tutti messi in regola nel pieno rispetto dei diritti sindacali. Al suo fianco una donna fiera e indipendente che gli assomigliava, Pina Maisano, con cui avevano condiviso due figli e molte battaglie civili, oltre all’attività imprenditoriale. Poi nel 1979 arriva quel trasferimento. La fabbrica deve abbandonare la vecchia sede in centro. Libero trova un seminterrato nel quartiere San Lorenzo, ma il quartiere dove si sono trasferiti, San Lorenzo-Resuttana, è sotto il controllo del boss Francesco Madonia che schiaccia il territorio con la paura, esigendo da tutti i commercianti e gli imprenditori il pizzo. Nessuno denuncia perché vige un tacito accordo: pagare tutti per pagare meno. Ecco quindi che la mafia entra nella vita di Libero Grassi: l’anonimo “zu’ Stefano” chiede soldi per le famiglie bisognose. Libero decide di non pagare. Dopo l’ennesima richiesta telefonica, a cui viene opposto un rifiuto definitivo, due uomini fanno irruzione nella sede della “Sigma” e rapinano gli stipendi. I dipendenti trovano però la forza di denunciare e i rapinatori vengono arrestati: sono membri del clan Madonia. Ma non basta a Libero che avvisa i giornalisti e scrive una lettera al “Giornale di Sicilia”; è una pietra scagliata nello stagno del silenzio e dell’omertà. A Libero Grassi arriva l’invito da Michele Santoro, conduttore di Samarcanda, di andare a raccontare la sua esperienza. Libero accetta. Il mezzo televisivo amplifica a dismisura la denuncia e la figura di Libero Grassi, ma quella “ribellione possibile” provoca una serie di reazioni diverse e contrastanti. Libero alla fine però viene lasciato solo da troppi esponenti della società civile siciliana. Giovedì 29 agosto 1991, Libero Grassi esce di casa e viene ucciso da un killer che gli spara cinque colpi. Ai funerali ci saranno le operaie, gli amici più stretti, ma complessivamente non più di trecento persone. Nel 2004, per l’anniversario della morte, un gruppo di studenti ha affisso per tutta la città migliaia di adesivi che ricordano Libero Grassi. Da loro prende vita l’associazione Addiopizzo, che oggi conta migliaia di aderenti, in un network di imprenditori, commercianti, ambulanti che hanno saputo dire NO alla mafia, e LIBERA FUTURO.

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La vera storia di Libero Grassi

Libero Grassi fu ucciso il 29 agosto del 1991, colpito alle spalle, come fanno i vigliacchi. La sua colpa è stata non essersi arreso al "sistema", averlo sfidato, essersi rifiutato di pagare. La sua colpa è stata essere Libero.

Libero Grassi era un imprenditore siciliano, attivo nel ramo del tessile. La sua azienda si chiamava Sigma, e andava bene. Così bene che un giorno il clan Mandonia decide di bussare alla sua porta per chiedere "il pizzo", ovvero per estorcere denaro minacciando altrimenti ritorsioni violente.

Ma Libero Grassi è un uomo libero e coraggioso, che sa che solo il sacrificio può cambiare le cose. Scrive una lettera e la manda al giornale locale. Un j'accuse tutto siciliano, dal quale prenderà il via una rivoluzione lenta, ma inesorabile.

«Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui».

Libero Grassi aveva fatto la prima mossa, ma rimase per lungo tempo - troppo - isolata. Il tessuto imprenditoriale intorno a Grassi fece muro "contro" di lui, che venne lasciato solo con il suo coraggio. Disse Libero Grassi qualche tempo dopo a Radio Radicale

"È importante che noi da siciliani risolviamo questo problema con un atteggiamento preciso e dichiarato. Ognuno ha detto la sua verità, se uno la legge bene. Perché l'associazione industriale, anche a livello nazionale grossomodo ha detto: nessuna protesta per il pizzo. Questa è una verità. Nel senso che non c'è la protesta quando si paga. Un magistrato ha detto, in fondo, che se si vuole fare l'imprenditore industriale in Sicilia, bisogna mettersi il cuore in pace e mettersi d'accordo prima con la mafia. E personalmente a questo non ci sto!".

Non ci stava, Libero Grassi. Nessuno lo difendeva. Ma continuò dritto per la sua strada, rese pubblica la sua battaglia, chiese l'aiuto dello Stato, andò da Michele Santoro a Samarcanda e disse 

"se tutti si comportano come me si distruggono le industrie? Se tutti si comportano come me si distruggono gli estorsori non le industrie!” e ancora “è quarant’anni che ci vivo qui, ancora non sono morto!”

Fu forse quella frase a segnare la sua fine. Fu forse quella sfida a far decidere per la sua morte. 

Era l'11 aprile del 1991. Libero Grassi sarà ammazzato di spalle, vigliaccamente, il 29 agosto dello stesso anno. Ma la sua battaglia, per fortuna, non è morta con lui. E il coraggio di Libero Grassi ci dimostra ogni giorno che solo con coraggio e sacrificio si possono cambiare davvero le cose.

Qui la registrazione completa della trasmissione speciale in contemporanea Rai e Canale 5 dedicata a Libero Grassi subito dopo la sua morte, con Michele Santoro e Maurizio Costanzo.

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