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Shakespeare al cinema: tutti i film più emozionanti ispirati alle opere del Bardo

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Il cinema ha più volte reso omaggio alle opere di Shakespeare traendone bellissimi film, questi sono certamente i più belli se vogliamo scoprire l'opera del Bardo sullo schermo

Film tratti da Shakespeare

A 400 anni dalla sua scomparsa, il grande drammaturgo britannico, William Shakespeare resta indimenticato. Non esiste, infatti, opera teatrale da cui non sia stato tratto un film. Edizioni-cult che sono diventati pietre miliari del cinema. Il motivo? Shakespeare ha esplorato, come nessun altro prima e dopo di lui, la profondità di tutte le emozioni umane, dalle più basse pulsioni agli slanci d’amore più esaltanti. Il suo genio si esprime soprattutto nella brillantezza dei dialoghi, negli scambi feroci e arguti, nella vivacità delle sue battute taglienti, a eterna dimostrazione che può più la parola della spada. Vediamo insieme alcuni film basati sulle opere del Bardo dove si intrecciano passioni, giochi e intrighi di potere.

Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli (1968)

Da sempre amante del teatro, il regista toscano ha rappresentato sul grande schermo molte delle opere shakespeariane. Tra queste anche il classico “Romeo e Giulietta”, considerato uno dei migliori adattamenti della immortale tragedia e vincitore di due premi Oscar con la splendida colonna sonora composta da Nino Rota. I protagonisti Leonard Whiting e Olivia Hussey, allora poco più che adolescenti (15 anni lei, 17 lui), sono perfetti nel ruolo dei due giovani infelici amanti e regalano un mx indimenticabile di bellezza e sensualità. Questa delicata pellicola, dalla sublime estetica, è consigliata solo ed esclusivamente alle anime che vogliono lasciarsi andare e seguire pedissequamente le parole del drammaturgo: “Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente”. Per le ragazze più pop vi consigliamo “Romeo + Giulietta” di Baz Luhrmann, la versione più moderna e innovativa. Un tripudio di musica, danze e colore con protagonista un giovanissimo e affascinante Leonardo DiCaprio.

Molto rumore per nulla  di Kenneth Branagh (1993)

Ambientata a Messina Molto rumore per nulla è una gustosa commedia degli equivoci diretta da Kenneth Branagh, degno erede cinematografico di Laurence Olivier, con Emma Thompson, Michael Keaton, Denzel Washington e Keanu Reeves. Tra innamoramenti incrociati e schermaglie d’amore, un futuro matrimonio e chi tenta di mettere zizzania con un farsesco complotto, il film riprende l'originale shakespeariano, rispettandone i tempi drammatici. Ed è un puro divertimento. Questa romantica satira sull'amore e i suoi malintesi, interamente girata in una tenuta nei pressi di Greve in Chianti (Firenze), è consigliata a tutte le donne che a volte sono veramente un po’ troppo fiduciose. “Perché sospirare, donne, perché sospirare? Da sempre l'uomo non fa che ingannare. Di questa o di quella, infido amante, a nulla rimane costante. Cessate dunque, il pianto e il soffrire, e l'uomo con gioia lasciate fuggire. Siate felici, lamenti e sospiri, mutando sempre in allegri raggiri”.

Sogno di una notte di mezza estate” di Michael Hoffman (1999)

Diretto da Michael Hoffman con Kevin Kline, Michelle Pfeiffer, Rupert Everett, Stanley Tucci Sogno di una notte di mezza estate è l'adattamento della favola shakespeariana e narra di tre storie (due amorose e una comica) che s'intrecciano in un bosco magico, popolato di fate e folletti, trasformazioni e bisticci d'innamorati. Piccolo dramma che - come ha scritto Croce -"sembra nato da un sorriso tanto è delicato, sottile, aereo". Il tema è l'amore, con le sue zone buie e le sue armonie conquistate faticosamente. Consigliato a chi non smette mai di sognare, dove le passioni degli innamorati si dipanano d'incanto, disegnando un "sogno", apparentemente insensato, ma in realtà governato dal capriccio d'Amore, l’unico ingrediente della vita che davvero conta.

Macbeth” di Justin Kurzel (2015)

Diretto da Justin Kurzel con protagonisti l’affascinante Michael Fassbender e Marion Cotillard è uno dei capolavori shakespeariani. Una tragedia del potere che narra della violenta ambizione che trasforma Macbeth, uomo di doti eccezionali, in un autentico criminale. Insieme con lui si perde la sua complice, la moglie, Lady Macbeth, una delle più intense figure femminili di tutti i tempi. Il valoroso condottiero, -interpretato da Fassbender tra gli attori più talentuosi e sensuali della sua generazione -, è divorato da dubbi e paure incontrollabili. Infrange valori imprescindibili, scivolando in un baratro di follia che distrugge ogni possibilità di salvezza. Un’opera di grandi passioni, grandi caratteri e grandi inquietudini. Da vedere assolutamente perché è di perenne attualità.

Amleto di  Franco Zeffirelli (1990)

Amleto, universalmente noto come uno dei più grandi capolavori dello straordinario talento di Shakespeare, è sicuramente il dramma che vanta il maggior numero di rappresentazioni teatrali e di trasposizioni cinematografiche. Interpretato, tra gli altri, da Mel Gibson, Glenn Close e Helena Bonham Carter che si cimentano e donano appieno tutte le sfaccettature dei personaggi. Il principe danese, tormentato da sentimenti contrastanti e paralizzato da mille esitazioni, non riesce ad agire per vendicare il padre ucciso. Condensa, nella sua inazione, tutta la crisi spirituale di un’epoca che volge al termine. Da vedere assolutamente perché è simbolo dell’uomo eternamente in lotta con i dubbi della morale e con la necessità di scegliere ogni giorno il proprio agire.

Il Mercante di Venezia  di Michael Radford (2004)

Il film si avvale della prova di due mostri di bravura: Al Pacino e Jeremy Irons. Il mercante di Venezia, tra le “tragicommedie” più note e rappresentate di Shakespeare, introduce una delle prime grandi, plastiche figure del drammaturgo inglese, quella dell’ebreo Shylock. Uomo implacabile nell’esigere, come convenuto per contratto, la “libbra di carne” del mercante Antonio. Shylock diviene personaggio emblematico dell’intraprendenza economica, dell’idolatria del denaro e dei guadagni, in una Venezia centro di traffici e di affari. A tutto ciò si contrappongono il mondo idillico di Belmonte e la fiabesca storia d’amore di Bassanio e Porzia. Da vedere perché è cupo e intimistico, razionale, machiavellico e ricorda alcuni personaggi dell’attualità politica.

Otello di Orson Welles (1952)

Straordinaria prova di attore e regista di Orson Welles. In questo dramma il moro Otello sposa segretamente Desdemona. Ma quando il perfido Jago comincia ad insinuare dubbi sulla fedeltà della moglie e con un artificio crea l'incidente del fazzoletto di Desdemona, l'ingenuo Otello gli crede e folle di gelosia, che scaturisce dal suo troppo amore e dal possesso, lascia che i suoi occhi e il suo cuore lo ingannino enormemente. Otello è una delle più potenti tragedie di William Shakespeare che racconta di violente passioni, di accecanti gelosie, di odiosi tradimenti, di sotterranee macchinazioni. Nella forza di un bianco e nero non si smarrisce quel vigore testuale, quella violenza espressiva che sorregge l'opera del Bardo di Avon ed Orson Welles è immenso. Consigliato a chi soffre della sindrome di Otello, nota anche come gelosia morbosa, ossessiva e delirante di chi accusa il proprio partner di essere infedele senza alcuna prova reale. 

Re Lear di Peter Brook (1971)

Re Lear è un film drammatico interpretato da Paul Scofield nella parte del vecchio re shakespeariano che divide il regno fra le sue figlie e se ne pente. Cacciato da loro, impazzisce e muore. Il regista ambienta la storia in un clima cupo e invernale, esaltando la potenza tragica del testo. L’opera è inserita non solo nel teatro, ma nella storia del 900: i buoni pagano proprio perché sono buoni. Ma proprio dalla disperazione finale di Lear sorgono parole che sono fra le più alte che mai siano state scritte, come se le colpe personali rafforzassero la possibilità di una liberazione che passa attraverso il dolore più grande: “No, no, no, no! Orsù, avviamoci alla prigione, noi due soltanto. E canteremo come uccelli in gabbia. E quando mi dirai di benedirti, m'inginocchierò, e ti chiederò perdono. E così vivremo, e pregheremo, e canteremo, e ci racconteremo antiche storie, e sorrideremo alle farfalle dorate, e udremo le novelle di corte dalla bocca di poveri vagabondi: e anche noi converseremo con loro, di chi perde e di chi vince, e di chi è dentro e di chi resta fuori, e ci daremo a riflettere sul mistero delle cose, proprio come se fossimo le spie di Dio. E così, fra le mura d'una prigione, cancelleremo dalla memoria ogni cosa che tocchi di fazioni e di sette dei grandi di questo mondo, che vanno e vengono così come la marea sotto la luna”.

Riccardo III  di Richard Loncraine (1995)

Shakespeare ha fatto di Riccardo il più grande e corrotto assassino della storia dell'uomo. Riccardo, alla morte di suo fratello Edoardo IV di York, Re d'Inghilterra, non si accontenta della reggenza e usurpa il trono, uccidendo tutti, fratello, nipoti, moglie e nemici. Poi viene sconfitto e ucciso nella battaglia di Bosworth (1485) da Enrico Tudor, erede dei Lancaster. Il regista Loncraine sposta la vicenda agli anni Trenta, in un'immaginaria Inghilterra sotto una dittatura di stampo fascista. Riccardo con quei baffetti assomiglia stranamente a Hitler. Cambiano i secoli, ma le lotte per il potere sono sempre le stesse. Il film ha vinto l'Orso d'argento a Berlino e ha ottenuto ben quattro "nomination" all'Oscar. Da vedere per ammirare la bravura fuori discussione di Ian McKellen, grande interprete shakespeariano, tra i maggiori viventi. Nel cast anche Annette Bening e Robert Downey Jr.

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