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La maledizione di Strangolagalli e Teresa Papavero, la Jessica Fletcher nostrana

/pictures/2018/06/28/la-maledizione-di-strangolagalli-e-teresa-papavero-la-jessica-fletcher-nostrana-4209632063[626]x[261]780x325.jpeg Ufficio Stampa
Chiara Moscardelli torna con un nuovo personaggio e un esilarante romanzo che tinge l’estate di giallo. Single e felice come le sue eroine, l’autrice racconta l’evoluzione della sua scrittura e della sua vita, anche grazie all’analisi e a qualche primavera in più

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli

Ve la ricordate la Chiara di “Volevo essere una gatta morta”, buffa e un po’ grottesca, alle prese con improbabili fidanzati e gatte morte, la micidiale categoria di donne antitetiche a lei? Nel frattempo la Moscardelli è cresciuta, anagraficamente e professionalmente. Romana di nascita e milanese di adozione, è responsabile della narrativa di una nota casa editrice e ha scritto altri tre romanzi rosa, prima di cimentarsi nel genere giallo e dare alle stampe Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli”, primo di una trilogia. Anche stavolta a farla da padrona è una gatta, sì, ma una gatta da pelare e spetterà alla prorompente simpatia e all’infallibile intuito della protagonista scoprire se Paolo, conosciuto su Tinder, si è davvero suicidato buttandosi dalla finestra al loro primo appuntamento, oppure c’è sotto un mistero da svelare
 
Tu e Jessica Fletcher, un amore che viene da lontano
Ho sempre seguito la serie di Jessica Fletcher, che trovo sia realizzata davvero bene. A casa ho tutti i dvd e, paradossalmente, questa fiction mi ha sempre trasmesso molta serenità. Così, quando ho deciso di scrivere una trilogia di gialli mi sono ispirata nel creare il mio personaggio, Teresa Papavero, una Jessica Fletcher “de’ noantri!”
 
Da 1 a 10 quanto ti somiglia Teresa Papavero?
Direi tra il 4 e il 5. E’ il personaggio che mi somiglia di meno, tutti gli altri personaggi mi somigliavano di più.
Lei non cerca il principe azzurro mentre tutti i miei altri personaggi erano costantemente alla ricerca dell’anima gemella. Inoltre Teresa Papavero ha delle qualità che io non ho, è migliore di me
 
Nella seconda di copertina c’è scritto che “superati i 40 un uomo diventa interessante, una donna
zitella.” Lo pensi veramente?
Si, assolutamente. L’ho sempre sostenuto anche in “Volevo essere una gatta morta” che un uomo con i capelli brizzolati è affascinante mentre una donna con i capelli bianchi no, infatti ce li tingiamo. E’ anche una questione genetica, perché l’uomo si può riprodurre sino a 80 anni mentre la donna a un certo punto va in menopausa ed è molto meno appetibile. E poi fateci caso, le palestre sono piene di donne over 40 che si stravolgono di pesi pur di tenersi un uomo!
 
Eppure si dice che i 40 anni siano i nuovi 20 e ci sono donne che iniziano a vivere proprio a questa età
Anche per me i 40 anni sono migliori dei miei 20. Ora sono più consapevole e ho una maggiore autostima. Insieme alle mie amiche e colleghe siamo tutte d’accordo che, dopo i 40 anni, si diventi più sicure di sé stesse e sia stia complessivamente meglio, ma per la società sei comunque in ritardo
 
Quando e come inizia la Chiara Moscardelli scrittrice?
Quando ho scritto “Volevo essere una gatta morta” non desiderava pubblicare ma solo mettere ordine nella mia vita. Lavoro nell’editoria. Quasi per gioco ho fatto leggere una bozza ad un editor che conoscevo ed è stato pubblicato. Diventare una scrittrice non era nelle mie corde, pensavo che la mia avventura editoriale sarebbe finita lì, invece poi sono arrivati gli altri romanzi
 
Qual è l’identikit delle tue lettrici?
Vanno dai 16 agli 80 anni, sono prevalentemente donne e tutte sono accomunate dalla voglia di sorridere alla vita e dal desiderio di solidarietà femminile. Spesso mi scrivono dicendomi che le mie storie hanno fatto loro compagnia in un momento difficile
 
I tuoi personaggi sono carichi di ironia e autoironia. Quanto è importante questo atteggiamento nella quotidianità e nel rapporto con gli altri, uomini in particolare?
Con gli uomini ti fa rimanere zitella! In pochi desiderano accanto una donna ironica e intelligente che li faccia ridere, in genere sono le donne a volere un uomo così. Nella vita, invece, questo atteggiamento aiuta tantissimo, perché non prendere le cose troppo sul serio è un pregio. Posso dire che per me saper sdrammatizzare è stata un’ancora di salvezza
 
Qual è il tuo rapporto con l’analisi?
Pratico l’analisi da tre anni. Non è un tabù e ne parlo anche durante le presentazioni dei miei libri, però si deve essere predisposti a farsi aiutare. Prima non volevo sentirne parlare, perché sapevo di dover affrontare alcuni vissuti che non avevo voglia di elaborare e preferivo rimuovere. A posteriori posso dire che mi sta aiutando moltissimo nel rapporto con me stessa e con gli altri. Se prima pensavo di meritare il peggio ed ero convinta che qualsiasi uomo andasse bene, ora penso di meritare il giusto e mi preoccupo che un uomo mi piaccia prima di iniziare a frequentarlo.
 
Teresa Papavero usa Tinder. Credi che le app e i siti di incontri siano utili per incappare nell’anima
gemella?
Le ho provate tutte compreso il vecchio meetic, ma nel mio caso è andata male. Poi c’è sempre l’amica dell’amica che ci ha trovato l’uomo della vita. Che dire, a me finora non è successo! Poi, dipende da quello che si cerca. Se si è alla ricerca di puro divertimento queste app sono l’ideale. Quando ero iscritta a Tinder uscivo ogni sera con un uomo diverso, anche semplicemente per berci una cosa insieme. Le app ti offrono questo, la possibilità di conoscere un’infinità di persone, senza dover necessariamente finirci a letto. Però, alla lunga mi ha intristito. Vedere questa carrellata di uomini ha in sé qualcosa di malinconico, poi si rischia di entrare in uno strano meccanismo per cui un sera esci con uno e, anche se ti piace, speri sempre di poter incontrarne uno più bello e divertente e non ti fermi più. Alla fine ho deciso di fermarmi, cancellandomi.
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