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Mia Martini: le canzoni più belle e il loro significato

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Mia Martini ci ha lasciato tante canzoni, da 'Padre davvero' a 'Gli uomini non cambiano', passando per 'Piccolo uomo', 'Minuetto', 'Almeno tu nell'universo'. Ecco le canzoni più belle di Mia Martini e il loro significato

Mia Martini, le canzoni più belle e il loro significato

Il 14 maggio 1995 il mondo della musica diceva addio ad una delle più grandi voci italiane di tutti i tempi: Mia Martini. La cantante, dopo una carriera non facile, segnata in particolare da quella infame storia sulla sfortuna, fu ritrovata senza vita nell’appartamento di Cardano al Campo in cui viveva.

Una morte che lasciò attonita tutta Italia. Ma l’artista – la cui storia sarà ripercorsa prossimamente su Rai1 nel film tv ‘Io sono Mia’ con l'interpretazione di Serena Rossi – ci ha lasciato un patrimonio immortale: le sue canzoni.

Le canzoni più belle di Mia Martini in un Video

Ecco le canzoni più belle di Mia Martini e il loro significato.

Padre Davvero, il primo brano cantato con il nome 'Mia Martini'

Sebbene la carriera di Mimì Bertè ebbe inizio negli anni ’60, la svolta nel suo percorso arrivò negli anni ’70, quando il discografico Alberigo Crocetta le attribuì il nome d’arte di 'Mia Martini'. Il primo LP della cantante ‘Oltre la collina’ uscì proprio in questo periodo e conteneva il brano Padre davvero, scritto da Antonello De Sanctis. Il testo racconta di un controverso rapporto padre-figlia che scatenò non poche critiche.

"Nella canzone 'Padre davvero' c'è anche mio padre – dichiarò poi la stessa Mia Martini - che se ne andò di casa un giorno, vent'anni fa, e che da allora non abbiamo più rivisto”.

Padre, davvero lo vuoi sapere se tu non vieni mi fai un piacere!
Mi avevi dato per cominciare tanti consigli per il mio bene;
quella è la porta, è ora di andare con la tua santa benedizione.
Padre, davvero sarebbe bello vedere il tuo pianto di coccodrillo!

Piccolo Uomo, il primo Disco d’oro

Quando il suo produttore discografico lasciò la RCA, Mia Martini lo seguì alla Ricordi di Milano e incise il famosissimo brano Piccolo uomo. Era il 1972 quando la canzone fu inserita nel secondo album dell’artista, ‘Nel mondo, una cosa’.

Piccolo Uomo fu scritta da Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda e messa in musica da Dario Baldan Bembo e Leonardo Ricchi. Inizialmente questo brano doveva essere affidato alla voce dei Camaleonti, ma fu Mia Martini ad aggiudicarselo, portandolo al ‘Pop, Beat, Western Express’ di Londra. Esclusa dalle selezioni di ‘Un disco per l’estate’, Piccolo Uomo vinse la nona edizione del Festivalbar e fu passata con grande frequenza nella trasmissione ‘Alto gradimento’ di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. Questo brano fece conquistare a Mia Martini anche il suo primo Disco d’oro e fu, successivamente, tradotto in francese, spagnolo e tedesco.

Piccolo uomo, non mandarmi via
Io, piccola donna, morirei
È l'ultima occasione per vivere
Vedrai che non la perderò, no
È l'ultima occasione per vivere
Avrò sbagliato, sì lo so
Ma insieme a te ci riuscirò
 

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Minuetto, la canzone scritta per Mimì da Franco Califano

Uno dei più grandi successi di Mia Martini fu, senza alcun dubbio, Minuetto. Un brano composto da Dario Baldan Bembo e scritto da Franco Califano. Fu proprio il cantante romano, pensando alle passate vicende sentimentali di Mimì di cui era a conoscenza, a scrivere un brano che le calzasse come un abito su misura. Minuetto fu il brano di Mia Martini più venduto di tutti i tempi: vinse il Disco d’oro, il Festivalbar e restò nella top-ten dei 45 giri più venduti per 22 settimane di seguito.

Queste le parole con cui, in varie interviste, Califano raccontò quell’incontro con Mia Martini:

"Il nostro incontro risale al ’73. Avevo appena finito di comporre ‘Minuetto’ e sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua storia di amore disperato. Glielo affidai e Mia vinse il Festival d’Europa e il Festivalbar. In qualche modo ‘Minuetto’ segnò il suo grande successo, la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini con una straordinaria sensibilità. Non ci legava una frequentazione assidua, anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare.

Il potenziale di quel brano, Mia Martini l’aveva compreso da subito, tanto che in un’intervista aveva dichiarato:

"Minuetto è un pezzo di genere classicheggiante con un finale straordinariamente suggestivo. Piacerà alla gente di palato fino. Ma, siccome oggi i gusti si sono affinati, dovrebbe piacere anche al grande pubblico”.

Fu esattamente così.

E vieni a casa mia,
quando vuoi,
nelle notti piu' che mai,
dormi qui,
te ne vai,
sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassu' male che ti vada avrai tutta me,
se ti andra' per una notte...
E cresce sempre piu' la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

E non finisce mica il cielo, la canzone di Ivano Fossati

Altro brano indimenticabile di Mia Martini è E non finisce mica il cielo, una canzone scritta per lei da Ivano Fossati (con cui aveva avuto una tormentata relazione) che parla di un amore finito, del dolore che segue ad una rottura sentimentale, ma anche della necessità di andare avanti, di continuare a vivere, perché ‘non finisce mica il cielo’.

E non finisce mica il cielo
Anche se manchi tu
Sarà dolore o è sempre cielo
Fin dove vedo.
Chissà se avrò paura
O il senso della voglia di te
Se avrò una faccia pallida e sicura
Non ci sarà chi rida di me
Se cercherò qualcuno
Per ritornare in me
Qualcuno che sorrida un po' sicuro
Che sappia già da sé.
Che non finisce mica il cielo

Quante volte, uno dei suoi testi più belli

Lo stesso anno di ‘E non finisce mica il cielo’, uscì anche Quante volte, uno dei testi più validi cantati da Mia Martini e messi in musica da Shel Shapiro (anche produttore dell’intero LP ‘Quante volte…ho contato le stelle'). Il brano entra anche nella classifica della Germania, tanto da essere registrata anche in tedesco (versione che, però, rimarrà inedita).

Quante volte lo lascerei
sai quante volte di nuovo io lo inventerei
io porto i segni del suo dolore
e lui respira seguendo il ritmo del mio cuore
e dalla ruota del mio destino
lui sale e scende ed ogni volta sembra un po’ più grande

Almeno tu nell’Universo, il ritorno dopo il ritiro dalle scene

Verso la fine del 1983, appesantita da tutte le infami voci che giravano sul suo conto e dicevano portasse sfortuna, Mia Martini decise di ritirarsi dalle scene. Ma il suo ritorno, nel 1989, fu grande. La cantante calabrese, spinta dal musicista e discografico Gianni Sanjust tornò sul palco del Festival di Sanremo (39esima edizione) con Almeno tu nell’universo. Un brano scritto, in realtà, molti anni prima – al tempo di Piccolo Uomo – ma mai presentato dalla Martini.

Almeno tu nell’universo si aggiudicò il Premio della Critica (che dal 1996 porta proprio il nome di Mia Martini) e fu un meritatissimo riscatto per l’artista.

Sai, la gente è strana
Prima si odia e poi si ama
Cambia idea improvvisamente
Prima la verità poi mentirà lui
Senza serietà
Come fosse niente

Donna, la canzone a cui Mia Martini non ha potuto dire ‘no’

Un’altra canzone, contemporaneamente (o quasi) ad Almeno tu nell’universo, ha spinto Mia Martini a tornare sul palco. Si tratta di Donna, brano scritto per lei da Enzo Gragnaniello, il quale racconta la visione che alcuni uomini hanno delle donne. Narra di quegli uomini che umiliano la donna, che la trattano come uno strumento sessuale, senza tenere conto della sua dignità. Una canzone fortissima e, proprio per questo, indimenticabile.

Donna,
unica come sei chi ti ha conosciuto ora ti ama,
ti ama donna,
felice dove sei per aver amato chi ti ama,
ti ama

La nevicata del ’56, ricordi di giovinezza

Il brano che valse a Mia Martini un altro premio della Critica, al Festival di Sanremo del 1990, fu La nevicata del ’56, scritta da Carla Vistarini e Franco Califano e messa in musica da Massimo Cantini e Luigi Lopez. Un brano che riporta indietro negli anni, al fascino, alla pace, alla bellezza di quella nevicata del ’56 a Roma. Il brano doveva essere, inizialmente, destinato a Gabriella Ferri, ma poi la scelta cadde proprio su Mia Martini.

La nevicata del '56 Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l'hai più vista così
Che tempi quelli

Gli uomini non cambiano, Mia Martini canta la delusione

Nel 1992, Mia Martini fece ritorno al Festival di Sanremo con Gli uomini non cambiano, brano di Giancarlo Bigazzi e Beppe Dati destinato alla vittoria che, però, si posizionò solo secondo, dietro a Luca Barbarossa e alla sua ‘Portami a ballare’. Una canzone forte, emozionante, forse tra le più intense di Mia Martini, in cui l’artista canta la delusione ricevuta dagli uomini, il padre in primis, ma in cui pone al centro anche la consapevolezza che un uomo può cambiare (anche se è quasi un ideale) solo se innamorato davvero.

Gli uomini non cambiano
Prima parlano d'amore
E poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, gli uomini ti uccidono
E con gli amici vanno a ridere di te

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