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Mia Martini: tutta la storia e la carriera di una cantante dal talento immortale

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La storia di Mia Martini sta per sbarcare su Raiuno nel film per la tv "Io sono Mia". Ripercorriamo la sua storia dagli esordi alla morte, passando per i suoi grandi successi e per quelle crudeli dicerie sul suo conto che le hanno trafitto il cuore

La vita di Mia Martini nel film ‘Io sono Mia’

Il prossimo 12 febbraio arriva, su Raiuno, Io sono Mia, film per la tv che ripercorrerà la vita di Mia Martini dagli esordi alla sua tragica morte. Ad interpretare la cantante sarà Serena Rossi, attrice nota a tutti anche per la sua bellissima voce. In attesa di vedere Serena Rossi nei panni di Mia Martini nel film fiction in prima serata in tv, ripercorriamo tutta la storia e la carriera di Mia Martini, di una delle voci più potenti ed emozionanti della musica italiana.

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Biografia e vita privata di Mia Martini

Domenica Rita Adriana Bertè, questo è il vero nome di Mia Martini. Nata il 20 settembre 1947 a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, seconda di quattro figlie femmine: Leda, nata un anno prima di lei, Loredana, nata nel 1950 (anche lei il 20 settembre) e Olivia, la più piccola, nata nel 1958.

Mimì, come tutti quelli che le volevano bene la chiamavano (dal suo nome di origine, Domenica), era figlia di Giuseppe Radames Bertè, insegnante di latino e greco calabrese trasferitosi nelle Marche per lavoro e di Maria Salvina Dato. L’infanzia di Mia Martini è trascorsa proprio nelle terre marchigiane, precisamente a Porto Recanati, e non è stata spensierata come dovrebbe. Il rapporto turbolento con il padre, di cui anche la sorella Loredana ha apertamente parlato nell’autobiografia ‘Traslocando’, ha segnato la sua vita per sempre.

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La musica è stata per lei una forma di evasione, almeno fino a quando a colpirla non sono state maldicenze e crudeli pregiudizi infondati. A segnare la sua vita anche la relazione con Ivano Fossati, piuttosto tempestosa e piena di alti e bassi.

La carriera

Sin da bambina, Mimì iniziò a manifestare una predilezione per la musica. A 5 anni studiava pianoforte, a 13 già cantava in balere e in occasione di alcune feste. Fino alla prima audizione, a Milano, nel 1962, alla quale l’accompagnò mamma Maria. A notarla fu il discografico Carlo Alberto Rossi, il quale la lanciò nel mondo della musica come 'ragazzina yè-yè' (fenomeno musicale del tempo).

Gli anni ’60 furono quelli cui Mimì, non ancora nota al pubblico come Mia Martini, tentò di trovare il suo posto nel mondo della musica. Nel 1962 la partecipazione al Festival di Pesaro con ‘Ombrello blu’, nel 1963 l’incisione del primo 45 giri su etichetta CAR Juke Box. Poi la vittoria al Festival di Bellaria (1964) con 'Come puoi farlo tu' e, poco dopo, il successo dei suoi brani ‘Il magone’ e ‘Ed ora che abbiamo litigato’. Ma la sua carriera non sembra mai decollare veramente.

Mimì, Loredana Bertè e Renato Zero

Per questo Mimì decide di trasferirsi a Roma, con la sorella Loredana ed è nella Capitale che avviene il magico incontro con Renato Fiacchini (in arte Renato Zero). Un amore a prima vista che legherà indissolubilmente i tre, lanciandoli verso avventure ai limiti della follia. Nel 1969 Mimì trascorre quattro mesi in carcere a Tempo Pausania per essere stata trovata con uno spinello di marijuana in una discoteca sarda, un’esperienza che la segna per tutta la vita.

Il successo di Mia Martini

Gli anni ’70 sono quelli della svolta per Mimì, quelli dell’incontro con Alberigo Crocetta, produttore discografico di Patty Pravo e Mal, che la rilancia sul mercato musicale con lo pseudonimo di Mia Martini ('Mia' come Mia Farrow, sua attrice preferita, e 'Martini' come uno dei nomi italiani più diffusi all’estero). A cambiare è anche il suo look: capelli a bombetta, tanti anelli, uno stile gitano.

I primi anni ’70 sono quelli di ‘Oltre la collina’, il primo LP in cui Mia Martini mette davvero tutta se stessa, in cui affronta temi dibattuti, come la disperazione, la solitudine giovanile, la malattia, il suicidio; LP in cui c’è anche il brano Padre davvero, scritto da Antonello De Sanctis e che narra di un ostile rapporto padre-figlia, a cui lei stessa avrebbe accennato più avanti:

"Nella canzone 'Padre davvero' c'è anche mio padre, che se ne andò di casa un giorno, vent'anni fa, e che da allora non abbiamo più rivisto. Ho saputo incidentalmente che abita a Milano e insegna in un liceo. C'è anche la mia esperienza con gli hippy ad Ibiza, in Spagna e a Katmandu, nel Nepal, in Oriente. Una vita avventurosa, imprevedibile, soprattutto sofferta”.

Le canzoni più famose

Ci sono canzoni di Mia Martini che non passeranno mai di moda, che cantavano i nostri genitori, che cantiamo noi, che canteranno i nostri figli. Brani che emozionano, che fanno tremare il cuore, che fanno riflettere e ripensare a tutta la sua storia in un attimo.

Piccolo uomo

Scritta da Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda, sulla musica di Dario Baldan Bempo, Piccolo uomo è una di queste. Il brano, dapprima destinato ai Camaleonti, fu invece affidato a Mia Martini che lo presentò al festival Pop, Beat, Western Express di Londra (maggio 1972). Piccolo Uomo non venne ammessa alla manifestazione Un disco per l’estate, ma Mia Martini ebbe modo di cantarla al Cantagiro e al Festivalbar, ottenendo la sua prima importante vittoria e, poco dopo, il primo Disco d’oro.

Minuetto

La primavera del 1973 è quella dell’incisione di Minuetto, brano composto da Dario Baldan Bembo e il cui testo è scritto da Franco Califano. Proprio quest’ultimo, pensando alle ultime vicende sentimentali di Mia Martini, riuscì a mettere nero su bianco un brano che calzasse a pennello all’artista, tanto da farle aggiudicare il Disco d’oro, la vittoria al Festivalbar e a posizionare il disco nella top-ten dei 45 giri più venduti, per ben 22 settimane consecutive.

Almeno tu nell’universo

Un brano scritto ai tempi di Piccolo Uomo che, però, fu cantato da Mia Martini sono alla fine degli anni ’80. Uno dei più belli, emozionanti di sempre. La canzone fu ammessa al 39esimo Festival di Sanremo e vinse il Premio della Critica. Un bel riscatto per Mia Martini dopo un periodo di ritiro dalle scene, dovuto alle dicerie sul suo conto che iniziavano a girare tra colleghi e pubblico.

Gli uomini non cambiano

Un altro brano indimenticabile della carriera di Mia Martini è Gli uomini non cambiano. Canzone presentata al Festival di Sanremo nel 1992. Un testo di Giancarlo Bigazzi e Beppe Dati, un capolavoro destinato a vincere quell’edizione del festival ma che, alla fine, riuscì a portare a casa solo il secondo posto, dietro a Luca Barbararossa.

Mia Martini e le dicerie sulla sfortuna

Tanti successi, tanti riconoscimenti che, però, Mia Martini non ha mai potuto degnamente celebrare, poiché il suo cuore era sempre più appesantito dai pregiudizi sul suo conto. La voce che portasse sfortuna ormai era radicata e l’accompagnava ovunque, come un’ombra. Una diceria infondata, sciocca, tanto pesante e assurda. Quell’ambiente musicale che avrebbe dovuto incoronarla come una delle artiste italiane più brave di sempre, la continuava a colpire alle spalle. Era ammirata dai più grandi della musica, da Bennato a Riccardo Cocciante, da De Gregori a Baglioni, da Mina a Ornella Vanoni, ma la cattiveria di chi la voleva fuori era più forte di tutto, tagliente come un coltello affilato.

La morte di Mia Martini

In una storia fatta di luci e ombre, il colpo finale è stato la morte di Mimì. Una morte che ha lasciato attoniti, forse anche più di tutte quelle maldicenze su di lei. Il 14 maggio 1995, dopo che per diversi giorni non rispondeva, Mia Martini fu ritrovata senza vita nell’appartamento di Cardano al Campo (Varese), in cui la cantante risiedeva da qualche tempo, per poter stare vicino al padre, dopo una riappacificazione con lui. Il corpo esanime dell’artista venne trovato nel suo letto, in pigiama, con le cuffie alle orecchie e il braccio verso un telefono. L’autopsia parlò di arresto cardiaco da overdose di farmaci, anche se la morte di Mia Martini resta ancora oggi una vicenda poco chiara.

Ogni anno il Festival di Sanremo la ricorda con il 'premio Mia Martini', il premio della critica istituito proprio per lei nel 1982. Ora la Rai celebra la sua vita in un film per la tv. E per sempre al suo pubblico, ai suoi amici, ai colleghi che l’hanno stimata (e anche a quelli che l’hanno demonizzata) tremerà il cuore al sol sentire le prime note di una delle sue indimenticabili canzoni.

Una storia dannata quella di Mia Martini, che l’ha uccisa, ma il suo talento, la sua voce, la sua personalità, quelle sono e saranno per sempre immortali.

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